Bruno Carbone arrestato in Siria: «Si spacciava da trafficante messicano di orologi»

Il gruppo Hay’at Tahrir ash Sham ha confermato la notizia

Dopo le indiscrezioni, apparse nei giorni scorsi, circa il coinvolgimento di un gruppo qaidista siriano nell’arresto del boss del narcotraffico Bruno Carbone, giunto in Italia tramite la Turchia, sono arrivate nelle ultime ore le conferme dallo stesso gruppo Hay’at Tahrir ash Sham (Hts), che ha forti legami con Ankara e che controlla ampie zone del nord-ovest della Siria.

Il ministro della giustizia italiano Carlo Nordio ha ringraziato le autorità degli Emirati Arabi Uniti per l’arresto di Carbone nei giorni scorsi. Diya al Omar, ministro dell’interno del ‘Governo di salvezza’ siriano, controllato da Hts e che si contrappone al governo centrale siriano, è apparso in un filmato in cui si rivendica un ruolo di primo piano nella cattura di Carbone.

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Carbone è latitante da 19 anni ed è legato a doppio filo con un altro narcotrafficante di caratura internazionale, Raffaele Imperiale, anche lui da qualche mese in Italia dopo essere stato arrestato negli Emirati Arabi Uniti, dove anche Carbone ha trascorso parte della sua latitanza. «Dopo aver raccolto le prove, il ministero ha cominciato a lavorare alle procedure per consegnare il criminale al suo paese», ha detto il rappresentante di Hts nel filmato.

Al Omar ha esplicitamente ringraziato «la controparte turca» per aver facilitato le operazioni tra Hts e governo italiano. Secondo il gruppo armato siriano Carbone era giunto in Turchia, fingendosi un uomo d’affari di nazionalità russa. Dalla zona di Idlib, fuori dal controllo governativo, intendeva raggiungere le zone in mano alle forze di Damasco ma, continua il racconto del gruppo qaidista siriano, è stato catturato da Hts nel marzo scorso.

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«In Siria si spacciava da trafficante messicano di orologi e voleva raggiungere le zone governative perché rappresentavano per lui il miglior posto per essere al riparo dalla legge», si legge nel comunicato di Hts.

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