Traffico internazionale di droga: per Raffaele Imperiale arriva la stangata in Appello

Aggravata la condanna inflitta in primo grado

I giudici di secondo grado non hanno avuto dubbi: il ruolo di Raffaele Imperiale nell’associazione criminale transnazionale giustifica una pena ben più severa rispetto al primo grado. La seconda sezione penale della Corte di Appello di Napoli ha infatti condannato il narcotrafficante internazionale 51enne a 22 anni e 20 giorni di reclusione, riconoscendolo come «promotore, costitutore, direttore e finanziatore» di un’organizzazione dedita all’importazione di ingenti quantitativi di droga dal Sud America.

Raffaele Imperiale: il ribaltamento del primo grado

La decisione dei giudici arriva a distanza di mesi dalla sentenza di primo grado pronunciata il 10 luglio 2024, quando il gup Maria Luisa Miranda, su richiesta del pm Maurizio De Marco, aveva inflitto a Imperiale una condanna a 15 anni e 8 mesi di carcere. Un verdetto maturato al termine di un processo che ha riservato sviluppi fuori dall’ordinario: l’ex narcotrafficante, divenuto collaboratore di giustizia, che aveva già consegnato in passato alle autorità italiane due quadri di Van Gogh, poi restituiti al museo di Amsterdam, ha messo a disposizione addirittura un’isola situata al largo di Dubai, stato emiratino in cui aveva trascorso un lungo periodo di latitanza.

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Come emerso anche in altri procedimenti a suo carico, Imperiale – noto come il «boss dei Van Gogh» – non si limitava al traffico di cocaina, ma gestiva anche l’importazione di imponenti quantitativi di hashish e marijuana. Le comunicazioni con i suoi principali collaboratori avvenivano attraverso cellulari dotati di avanzati sistemi di criptografia, come Sky-ecc ed Enchrochat, piattaforme sulle quali utilizzava il nickname «Opentiger». La droga era destinata al clan Amato Pagano, ma anche ad altre organizzazioni criminali.

Il ruolo dei collegamenti e la posizione di Marco Liguori

Nel sistema delineato dagli inquirenti, un ruolo centrale era ricoperto da Marco Liguori, condannato a 14 anni e 4 mesi. Considerato il principale «filo di collegamento» tra Imperiale e il clan Amato-Pagano, Liguori manteneva contatti diretti con il narcotrafficante a Dubai e garantiva un rifornimento costante di sostanze stupefacenti per il clan, del quale era ritenuto reggente fino al suo arresto.

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La Corte ha ridisegnato complessivamente il quadro delle responsabilità, pronunciando le seguenti condanne: Luca Albino, 10 anni; Antonio Puzella, 7 anni e 6 mesi; Antonio Cerullo, difeso dagli avvocati Antonietta Madore e Nicola Pomponio, 8 anni; Giuseppe Gentile, 6 anni e 4 mesi; Corrado Genovese, 5 anni e 4 mesi; Antonio De Dominicis, difeso dagli avvocati Luigi Senese e Andrea Di Lorenzo, 4 mesi, con disposizione di scarcerazione se non detenuto per altra causa; Fortunato Murolo, 14 anni; oltre alla condanna di Raffaele Imperiale a 22 anni e 20 giorni e a quella di Marco Liguori a 14 anni e 4 mesi, quest’ultimo assistito dall’avvocato Luigi Senese.

Le pene confermate e i tempi delle motivazioni

Sono state invece confermate le pene inflitte in primo grado nei confronti di Daniele Ursini, condannato a 15 anni e 4 mesi; Girolamo Lucà, 7 anni; Marco Panetta, 12 anni; Gianmarco Cerrone, 4 anni e 8 mesi; Mario Simeoli, 15 anni e 8 mesi; Ciro Gallo, 11 anni.

Le motivazioni della sentenza di appello saranno depositate entro 90 giorni. Il collegio difensivo era composto, tra gli altri, dagli avvocati Caiano, Spina e Cantelli.

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