Appalti in ospedali e camorra: 46 arresti. In manette il boss Cimmino e il figlio | Video

Le indagini hanno riguardato importanti strutture della zona ospedaliera di Napoli e hanno portato alla notifica di 48 misure cautelati, 36 in carcere; 10 ai domiciliari e 2 divieti di dimora

Gli agenti della Polizia di Stato, su delega della Procura della Repubblica di Napoli – Direzione Distrettuale Antimafia – hanno eseguito un’ordinanza di applicazione di misure cautelari nei confronti di oltre 40 persone, tra cui presunti esponenti del cartello malavitoso denominato all’Alleanza di Secondigliano, pubblici ufficiali e imprenditori, coinvolti secondo le indagini nell’alterazione di gare di appalto ospedaliere, estorsioni alle ditte operanti presso le predette strutture: servizio di trasporto ammalati, onoranze funebri, imprese di costruzione, imprese di pulizie.

Le indagini hanno riguardato importanti strutture della zona ospedaliera di Napoli, vedono indagati anche sindacalisti e hanno portato all’arresto anche il boss del quartiere Vomero e suo figlio. Tra gli arrestati il boss Luigi Cimmino, ritenuto il capo del clan camorristico del quartiere Vomero e nella zona collinare, il figlio Franco Diego e colui che viene ritenuto il suo braccio destro Andrea Basile. Misure cautelari anche nei confronti di sindacalisti e imprenditori, come Marco Salvati, titolare di un’associazione che si occupa di trasporti di infermi “La croce di san Pio”) e i Sacco, la cui impresa si occupa della refezione.

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Alcuni dipendenti delle società impiegate facevano da spia per la criminalità

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori alcuni dipendenti delle società impiegate per fornire servizi in ospedale invece che svolgere la propria prestazione facevano da spia per la criminalità organizzata: in sostanza quando c’erano nuovi lavori in vista segnalavano la notizia ai clan. Si tratta di dipendenti di diverse ditte  di pulizie e altri servizi, ritenuti dagli inquirenti affiliati al gruppo malavitoso Caiazzo-Cimmino (detto “il gruppo del Vomero”) che, raccoglievano le tangenti sugli appalti per conto dell’Alleanza di Secondigliano.

È quanto emerge dall’inchiesta sugli appalti condizionati in ambito ospedaliero e sulle estorsioni alle ditte che forniscono servizi in quel settore (trasporto ammalati, onoranze funebri, imprese di costruzione e di pulizie) condotta dalla Squadra Mobile e della Procura distrettuale antimafia di Napoli (pm Woodcock e Carrano), che ha portato alla notifica, complessivamente, di 48 misure cautelati, in carcere per 36 persone; domiciliari per altre 10 persone e divieto di dimora in Campania per altre due persone.

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Tra le figure centrali figura anche Andrea Basile, protagonista di una estorsione ai danni di un imprenditore arrestato per corruzione, vittima di una richiesta estorsiva da 20mila euro, pagata in più tranche a Basile.

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