La seconda manovra del Governo Meloni da 24 miliardi: aiuti ai redditi bassi

Quattro miliardi per la riforma dell’Irpef

Vale «24 miliardi o poco meno» la seconda manovra del governo Meloni, da sommare ai 4 della riforma dell’Irpef. Il Consiglio dei ministri l’approva in una ventina di minuti, puntando a un iter rapido anche in Parlamento. «Sarà senza emendamenti di maggioranza», annuncia Matteo Salvini, diventando di fatto garante dell’accordo raggiunto nel centrodestra di fronte a risorse limitate e da concentrare sulle priorità. Ossia lasciare «più soldi in busta paga ai cittadini con redditi medio-bassi», sottolinea la premier.

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Niente tesoretto per le modifiche, quindi, e sarebbe la prima volta in assoluto. «Siccome non ci sono risorse per le proposte della maggioranza – chiarisce Giancarlo Giorgetti – non potevo metterne a disposizione per le opposizioni». Che già protestano denunciando un «colpo alla democrazia». Il ministro dell’Economia è «fiducioso» su una «favorevole approvazione da parte dell’Ue e dei mercati», e intanto lo spread è sceso sotto quota 200.

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Le misure

In attesa del testo definitivo, a scorrere l’indice spiccano una serie di misure identitarie del centrodestra. Ci sono interventi contro la denatalità, con decontribuzione per le lavoratrici con due figli e l’aumento del fondo asili nido con l’obiettivo di renderli gratis per il secondo, anche se non è ancora chiaro fino a quale tetto di reddito. C’è il taglio al canone Rai in bolletta (da 90 a 70 euro), «un primo intervento», lo definisce Salvini, che annuncia «molto soddisfatto» anche gli stanziamenti per il Ponte sullo Stretto, «dopo il miliardo stanziato dalla giunta siciliana», e la decisione presa dal Cdm di fare ricorso alla Corte di giustizia europea contro i divieti dell’Austria sul Brennero.

In manovra c’è anche la rivalutazione delle pensioni più basse, accompagnata, però, da una stretta ai pensionamenti anticipati (quindi salta quota 103) e dall’eliminazione del vincolo su quelle contributive. C’è una maxi-deduzione alle imprese per le nuove assunzioni. Giorgia Meloni contro le «bugie di queste settimane sui tagli» rivendica uno stanziamento da 3 miliardi per la sanità, principalmente per ridurre le liste d’attesa grazie a indennità per medici e personale sanitario.

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Ci sono poi 5 miliardi per il rinnovo di altri contratti della Pubblica amministrazione. «Diamo attenzione a chi attendeva da anni», nota il ministro Paolo Zangrillo.

E la premier chiarisce che «la priorità quest’anno è il comparto sicurezza: è inaccettabile che un poliziotto prenda di straordinario poco più di 6 euro l’ora, meno di un collaboratore domestico». L’annunciata conferma del taglio del cuneo retributivo da solo costa 10 miliardi.

La riforma fiscale

Lo stanziamento complessivo per il 2024 arriva a 28 miliardi, con il decreto legislativo di riforma fiscale che modifica l’Irpef, approvato dal Cdm assieme al Dpb (inviato subito a Bruxelles) e a un altro decreto che stanzia i 3,2 miliardi anticipati in deficit e ricavati dalla Nadef. I 24 miliardi della manovra, spiega Meloni, «sono il frutto di quasi 16 miliardi di extragettito e per il resto di tagli di spese». Sono stati necessari «schiaffoni a tutti i ministeri», come Giorgetti definisce i tagli lineari del 5%. Si fa cassa con aumenti delle accise sui tabacchi. Più avanti arriveranno le privatizzazioni.

Il ministro dell’Economia non esclude quella di Mps entro il 2024, e nello stesso anno conta sulle «ridotte disponibilità» attese da quella di Ita. «Non c’è alcuna tassa di successione su chicchessia», chiarisce invece Antonio Tajani. «È una manovra che considero molto seria, molto realistica, che non disperde risorse ma le concentra su alcune grandi priorità», le parole della premier. La crisi israeliana ha aggravato lo scenario, in cui il margine di azione per il governo resta limitato. Anche, ribadisce Meloni, per la «zavorra» superbonus: produce un peso sui conti di circa 20 miliardi nel 2024, e «insieme ai circa 13 miliardi di interessi sul debito fanno complessivamente più della manovra».

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