Energia, Bruxelles apre alla linea Meloni: più flessibilità al Patto fino a 13 miliardi

I frugali scettici, ma la Commissione ascolta l’Italia

Nonostante le cautele di Bruxelles, la richiesta italiana passa: la Commissione concederà flessibilità sull’energia, riconoscendo la centralità del dossier sollevato da Giorgia Meloni. L’apertura sarà inserita nel pacchetto del semestre europeo e permetterà di estendere agli investimenti energetici una parte della deroga al Patto di stabilità già prevista per la difesa.

La concessione non sarà illimitata, ma rappresenta un risultato politico per Roma dopo oltre due settimane di lavoro e contatti riservati. Ursula von der Leyen, che negli ultimi anni ha consolidato un rapporto sempre più stretto con la premier italiana, ha scelto di esaminare la richiesta del governo «con la massima attenzione», senza però rinunciare ai principi richiamati da Bruxelles nelle ultime settimane: sostenibilità fiscale, contrarietà ai sussidi a pioggia e prudenza sui possibili effetti inflazionistici legati a un aumento della domanda di energia.

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Leggi anche: Energia, la Commissione Ue: flessibilità fino allo 0,3% annuo per tre anni

Il margine individuato dalla Commissione sarà pari allo 0,3% del Pil annuo per il triennio 2026-2028, con un tetto massimo dello 0,6%. Per l’Italia, sulla base dei dati Istat 2025, significa circa 6,8 miliardi l’anno e un limite complessivo di poco superiore ai 13 miliardi.

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La ripartizione non dovrà essere necessariamente identica nei tre anni. La flessibilità potrà essere distribuita, ad esempio, con uno 0,2% in una fase e uno 0,4% in quella successiva. Resta invece vincolante il collegamento con la clausola di salvaguardia nazionale per la difesa, la National Escape Clause, che vale l’1,5% del Pil annuo: solo dentro quel perimetro potrà essere collocata anche la deroga per l’energia.

La procedura e i paletti sugli investimenti

Il percorso sarà lo stesso previsto per la clausola sulla difesa. Gli Stati membri interessati dovranno presentare una richiesta formale, seguita da una proposta della Commissione europea e dall’approvazione del Consiglio Ue. La risposta alla lettera di Meloni arriverà quindi attraverso il pacchetto del semestre europeo. Non è prevista, invece, una replica scritta e formale alla missiva della presidente del Consiglio, diversamente da quanto era stato evocato nei giorni scorsi.

Bruxelles ha scelto di non aprire uno scontro con l’Italia, pur mantenendo diverse cautele sull’impianto della richiesta. Il controllo più rigoroso riguarderà la destinazione delle risorse. La Commissione non vuole allargare il campo dei sussidi, ma orientare gli investimenti verso l’indipendenza energetica dell’Unione europea, obiettivo che passa anche dalle rinnovabili.

Tra gli interventi considerati ammissibili ci sono gli incentivi all’acquisto di veicoli elettrici, batterie e pannelli solari, gli investimenti nelle reti elettriche e nei sistemi di accumulo, le misure di efficienza energetica e l’ampliamento della capacità produttiva delle energie pulite.

Giorgetti: «Non dire gatto se non l’hai nel sacco»

La trattativa, comunque, non è chiusa. Giancarlo Giorgetti rivendica il lavoro condotto dal governo e invita ad attendere gli atti ufficiali: «Quando ci saranno i risultati dirò la mia. È un mese che stiamo lavorando e sento dire che non otterremo niente. È un percorso lungo e complicato, vediamo come va a finire». Poi il ministro dell’Economia ricorre a una battuta per sintetizzare la linea della prudenza: «Non dire gatto se non l’hai nel sacco».

Difficile, però, che Palazzo Berlaymont si spinga oltre sul terreno delle deroghe. Restano sul tavolo la flessibilità già concessa sui fondi di Coesione e una possibile ulteriore modifica del Pnrr. Nelle scorse settimane von der Leyen aveva ricordato anche l’esistenza di un tesoretto da 95 miliardi di euro ancora inutilizzato e potenzialmente distribuibile tra i 27 Stati membri.

Ora la Commissione si attende che l’Italia traduca in atti l’emergenza indicata da Meloni e proceda con l’attivazione della clausola per la difesa, che include anche la componente energia. Per von der Leyen, quella concessa a Roma resta una sponda a un obiettivo considerato non rinviabile: il rafforzamento della difesa comune europea.

Nello stesso quadro, Bruxelles attende una risposta italiana sulla firma per l’attivazione dei prestiti da 14,9 miliardi disponibili attraverso il fondo Safe. Dopo l’apertura dell’esecutivo Ue, arrivata nonostante lo scetticismo dei Paesi cosiddetti frugali, a Palazzo Berlaymont desterebbe sorpresa un mancato passo avanti da parte di Roma.

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