Raid Usa sull’Iran, Teheran reagisce e minaccia di chiudere lo Stretto di Hormuz

Droni e missili contro basi americane, petrolio in rialzo

Washington ha lanciato raid aerei contro strutture militari iraniane dopo le accuse di Donald Trump a Teheran sui negoziati per la guerra in Medio Oriente. L’Iran risponde minacciando basi Usa e Hormuz. La notte ha riportato lo scontro tra Stati Uniti e Iran su un terreno apertamente militare. L’operazione americana, condotta con 49 missili Tomahawk e il supporto dei caccia, ha avuto come obiettivo radar, difese aeree e apparati di comunicazione iraniani. Il comando statunitense ha parlato di bersagli distribuiti «in tutto il Paese», tra strutture di sorveglianza, sistemi di comunicazione e siti di difesa aerea.

Il raid è arrivato dopo il nuovo affondo di Donald Trump contro Teheran. Il presidente americano ha accusato l’Iran di frenare i negoziati per chiudere la guerra in Medio Oriente, sostenendo che un’intesa fosse vicina. «Eravamo davvero vicini a raggiungere un accordo, ma continuano a prenderci in giro, ci stanno prendendo in giro», ha detto ai giornalisti.

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La posizione della Casa Bianca è stata rafforzata dal segretario alla Difesa Pete Hegseth, che ha descritto la condotta iraniana nei colloqui come un continuo «giocare al gatto e al topo». Poi l’avvertimento: «Se dovremo negoziare con le bombe, negozieremo con le bombe, e siamo molto bravi in questo».

Esplosioni in Iran e risposta delle Guardie rivoluzionarie

La tensione non nasce dal nulla. Stati Uniti e Iran si erano già colpiti nella notte tra martedì e mercoledì, nonostante il cessate il fuoco entrato in vigore l’8 aprile dopo oltre cinque settimane di bombardamenti. Nelle prime ore di oggi, i media iraniani hanno riferito di esplosioni sull’isola di Qeshm, a Minab, a Sirik e nel porto meridionale di Bandar Abbas.

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La replica di Teheran è stata affidata al Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche. L’Irgc ha annunciato il lancio di droni contro le basi militari di Ali al-Salem e Ahmad al-Jaber, in Kuwait, e contro la base aerea di Sheikh Isa, in Bahrein. I media iraniani avevano già parlato di un attacco al quartier generale della Quinta flotta statunitense in Bahrein.

Nel regno del Golfo sono entrate in funzione le sirene antiaeree, secondo quanto comunicato dal Ministero dell’Interno locale. In Kuwait, l’esercito ha dichiarato di essere impegnato in «combattimenti contro bersagli aerei ostili», mentre l’autorità per l’aviazione civile ha chiuso lo spazio aereo dell’emirato. Le Guardie rivoluzionarie hanno rivendicato anche il lancio di 12 missili balistici contro la base aerea di Al-Azrak, in Giordania, utilizzata dagli Stati Uniti.

Hormuz minacciato, Washington nega il blocco

Il punto più delicato resta lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio mondiale di energia. Da lì transita normalmente un quinto del petrolio e del gas naturale liquefatto scambiati a livello globale. Teheran ha avvertito che qualsiasi nave diretta verso quell’area potrà diventare un obiettivo.

«A seguito delle ripetute violazioni del cessate il fuoco da parte del nemico americano, lo Stretto di Hormuz sarà chiuso fino a nuovo avviso», ha annunciato l’Irgc, secondo la televisione di Stato iraniana. Le Guardie rivoluzionarie hanno aggiunto che nessuna nave potrà lasciare il proprio ancoraggio nel Golfo Persico e nel Mar d’Oman. «Qualsiasi avvicinamento allo Stretto di Hormuz sarà considerato una collaborazione con il nemico», hanno avvertito.

La marina iraniana, citata dai media, ha poi sostenuto che «due navi che tentavano di attraversare illegalmente lo Stretto di Hormuz sono state colpite», senza fornire altri dettagli. Il comandante dell’aeronautica dell’Irgc, Sardar Mousavi, ha usato toni ancora più duri: «State rendendo pericoloso il sacro Stretto di Hormuz? Faremo di questa regione un inferno per voi». Gli Stati Uniti, che hanno imposto un blocco ai porti iraniani, respingono però l’ipotesi di un blocco dello stretto. «Le navi commerciali continuano ad attraversare lo Stretto di Hormuz», ha scritto su X il Comando centrale americano, Centcom.

Petrolio in rialzo e dossier Libano

La crisi nel Golfo si riflette subito sui mercati energetici. Stamattina il Brent del Mare del Nord ha segnato un aumento dell’1,7%, arrivando a 94,68 dollari al barile. Il West Texas Intermediate è cresciuto del 2%, raggiungendo 91,84 dollari al barile.

Sul quadro regionale pesa anche il fronte libanese. Ieri il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha invitato i libanesi a schierarsi nella lotta di Israele contro Hezbollah, sostenendo che il Libano sia stato «tenuto in ostaggio» dal gruppo filo-iraniano. Dopo gli attacchi israeliani su Beirut, prima l’Iran e poi Israele si sono colpiti tra domenica e lunedì, per la prima volta dall’entrata in vigore del fragile cessate il fuoco tra Teheran e Washington dell’8 aprile.

L’Iran chiede che il Libano venga inserito in qualsiasi accordo per fermare la guerra in Medio Oriente. Nel Paese, dove Hezbollah è alleato di Teheran, il gruppo filo-iraniano e Israele si scontrano dal 2 marzo. Il conflitto era cominciato a fine febbraio con un attacco israelo-americano contro l’Iran. Dall’inizio della guerra, più di 3.600 persone sono morte in Libano sotto i raid aerei israeliani.

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