D’estate nel profondo Sud, il marescommesse si sostituisce al calcioscommesse

Vere e proprie sfide all’ultimo impropero, intrecciate a tifo sportivo tra sostenitori del mare balneabile o no

In certe località del Sud del Sud non si conosce Cristo perché decise, fermandosi ad Eboli, di condannarle all’eterno oblio. In queste latitudini, oramai è radicata costumanza a fine campionato di calcio organizzare scommesse sul mare. Cioè, al posto del totocalcio scommesse si gioca il totomare, vere e proprie scommesse sulle condizioni di balneabilità delle acque marine.

Vere e proprie sfide all’ultimo impropero, intrecciate con tifo sportivo tra sostenitori del mare balneabile o non balneabile, e di chi dovrebbe garantirne la salubrità. Il dibattito si accende nello specifico sulle oggettive responsabilità di Enti e persone preposte per leggi a conservarlo, proteggerlo e tutelarlo da inquinamenti. Come nella tradizione del campionato nazionale di calcio, e di tutte le sfide calcistiche d’Europa e del mondo, tutti o quasi, si cimentano nel ruolo di direttore tecnico. Le discussioni si sprecano, come per i calciatori da far scendere in campo e le relative tattiche di schieramento.

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Nel nostro specifico, totomare scommesse, tutti si trasformano in esperti amministratori locali, biologi marini, carabinieri dei Nas, marinai guardiacoste, ambientalisti, ecologisti o magistrati inquirenti e giudicanti. Sui social e in spiaggia sotto gli ombrelloni, seduti al fresco davanti la porta di casa, affacciati ai balconi, ai tavolini dei bar, l’oggetto del discutere e del contendere è sempre uguale anno dopo anno. Non cambia di un addebito, ci si accapiglia sull’avere il diritto o meno di bagnarsi in fresche e chiare acque marine.

Le scommesse sui social, al bar o sul lungomare

Altro contendere per scommesse sono le acque visivamente inquinate di ieri, passata la nottata, sono diventate o non balneabili l’indomani? Oppure, limpidezza delle acque è sinonimo di balneabilità? Le scommesse si raccolgono la sera. Sui social, durante la passeggiata sul lungomare, seduti al bar a degustare una granita o un tartufo, si scommette sulle condizioni marine del giorno dopo. Qualcuno si affida anche al Buon Dio, dimenticando che il figliuolo Gesù Cristo al Sud del Sud non c’è mai arrivato. Sulle condizioni del mare si scommettono pizze, gelati, aperitivi, nulla è impossibile.

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In caso di sconfitta, per i perdenti, anche tuffi in mare acclamati tra frotte festanti di colibatteri e bacilli fecali inneggianti mescolati a sopravvissute particelle di cloro e sodio. Come per il tifo sportivo (non il tifo infettivo da microrganismi patogeni – colera, tifo, epatite -), si creano fazioni estreme con esternazioni e minacce indirizzate ai sostenitori del diritto d’avere diritti, anche quello di esprimersi, e i sostenitori dell’usanza delle tre scimmiette, di non vedere, non sentire né parlare.

In questo microcosmo, del Sud del Sud, tutto è consentito, anche i miracoli dell’acqua solida non mescolabile, o meglio, delle paratie del MOSE (Venezia laguna) che dividono isolando, sullo stesso litorale, le acque inquinate non balneabili da quelle idonee a «rinfrescarti le carni». Anno dopo anno arriva l’estate e si ripresentano gl’insoluti ed endemici problemi che continuano a desertificare ed impoverire il Sud del Sud. Nessuno vuol scaricarsi di responsabilità addebitando ad altri le eventuali proprie, di fatto la realtà è sotto gli occhi di tutti, realtà amara e dura da cambiare.

Il boom del turismo di massa

Negli anni ‘70, col boom del turismo di massa, sacrosanto diritto per tutti e per tutte le classi sociali ed economiche d’usufruire di meritato estivo riposo, il Sud e il Sud del Sud anche senz’essere preparato accolse i benefici dall’economia turistica. Ebbe inizio la corsa all’oro del turismo. Era sufficiente un terreno alberato nelle vicinanze del mare per inventarsi il campeggio; fittacamere, alberghi, trattorie, negozi di gadget, abbigliamento, bar, pizzerie, fitta ombrelloni e sedie sdraio.

Nel giro di qualche anno, timidamente si aprirono discoteche e stabilimenti balneari, sorsero villaggi con investimenti privati e con l’aiuto dello Stato (Insud – Casmez). Il mare non presentava fioriture algali né presenze estranee solide o fecali, la notte in mare i pescatori salpavano con le barche e le lampare accese, davanti ai bar, sui lidi e sotto gli ombrelloni si discuteva di tutto ma non del marescommesse.

Qualcosa in questi decenni non ha funzionato, cercare i colpevoli non serve ed è inutile, fomenterebbe solo il un’altra forma di scommessa: politicascommessa. Passato, presente e futuro sono solo di ognuno di noi, deresponsabilizzarsi scoprendo la gerla posta dietro le spalle altrui e non vedere la propria serve a condannare il Sud del Sud e non convincere Cristo a proseguire il suo percorso per raggiungerlo, tenuto conto che da queste parti è andato via a partire dal 1861.

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