Grazie al valore del Natale la nostra è una civiltà ricca di immagini e armonie

Per la cultura occidentale il Natale è una festa intensamente identitaria che ricorda la nascita del Cristo, una celebrazione puramente cristiana la cui ricorrenza è stata fissata proprio dopo qualche giorno del solstizio d’inverno, nella logica dell’imperatore Costantino che aveva voluto il matrimonio di Roma col cristianesimo, con una civiltà appunto indo-europea, segnata proprio dal Sole invitto.

La religione Cristiana ha due aspetti: quello della Pasqua, che ne fa una fede differente dalle altre perché fondata su un Dio che ama l’umanità al punto da offrirle il sacrificio del suo unico Figlio per redimerla: quindi una religione dell’amore assoluto che eleva l’uomo verso il cielo. Il secondo aspetto è quello del Natale: Gesù non trascende la sua umanità ma al contrario si fa uomo in una santa famiglia di pastori. Il cristianesimo è perciò una religione di vita e di pace.

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Come sottolineato da Dante nella Divina Commedia, l’aspetto più sbalorditivo è che il mondo si sia convertito a questa religione senza miracoli, che questa religione si sia affermata attraverso una conversione volontaria e non attraverso una sottomissione brutale.La differenza con le altre religioni, a questo punto è abissale, il paragone con l’Islam è scioccante.

Nella religione musulmana la guerra è la sostanza e la conversione è un atto conseguente. Nella religione Cristiana la violenza non è sostanziale ma accidentale. Per esempio le Crociate furono innanzitutto guerre difensive per permettere ai pellegrini di raggiungere Gerusalemme, non certo per conquistare la Mecca.

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Sono in tanti, oggi, ad ignorare i testi e la Storia e sono proprio quelli che vorrebbero stabilire il principio dell’eguaglianza di tutte le religioni, un’idea alimentata dal razionalismo laicista imperante che ha come fine ultimo quello di emancipare lo spirito umano isolandolo dalle tradizioni e dai valori che alimentano invece la sua ricchezza interiore. Dovremmo essere fieri della nostra eredità cristiana, senza disprezzarla o peggio rifiutarla.

Il dibattito attuale autorizza alcuni a prendere come scusante il colore della pelle per affermare con orgoglio o con aggressività la propria identità.

Che sia bianca o nera, in definitiva il colore della pelle rappresenta ben poca cosa rispetto alla ricchezza interiore nata da una civiltà e da una cultura che non hanno nulla a che vedere con un colore, ma interessano la vera essenza spirituale dell’essere umano.

Senza rischiare di soccombere alla tentazione dell’etnocentrismo scontato, la civiltà occidentale indo-europea, greco-Latina, giudaico-cristiana non è sicuramente l’unica civiltà esistente “orbe terrarum”. Diciamo però che, pur volendo includere le religioni in una speciale classifica, quella cristiana non può essere confusa alle altre ma, in una scala gerarchica, occupa senz’altro il vertice proprio per quello che è riuscita a costruire: legge, diritto, istituzioni, cultura e arte.

Il Santo Natale del resto offre un’occasione unica: ascoltando “L’Oratorio di Natale” di J.S. Bach o “Et incarnatus est” di Mozart oppure osservando la “Natività” del Botticelli e ancora l’”Adorazione dei pastori” del Mantegna, ci renderemo veramente conto di come questa nostra civiltà sia ricca di immagini e di armonie e costituisca un’eredità incalcolabile di cui dobbiamo essere orgogliosi e che dobbiamo conservare e trasmettere con fierezza.

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