Padre Pio, uno «sprucido» Santo dall’infinita bontà

Le “combinazioni” della vita a volte ti aprono scenari fantastici. Non avresti mai lucidamente pensato – per caso, per situazioni appunto – di poterti trovare su di un palcoscenico dove tu eri l’attore principale, circondato da tutto ciò che più desideravi. Cose impossibili da realizzarsi, eppure “il miracolo” si compie. E non c’è risposta, giustificazione plausibile a ciò che sta accadendo. Provi a darti una spiegazione, ma poi desisti, non c’è niente da chiarire, da interpretare. L’unica cosa da fare è “godersi l’attimo fuggente”.

Qualche anno fa, tornando dalle vacanze con la famiglia, passando dalle parti di San Giovanni Rotondo, ci venne l’idea – meglio la curiosità – di andare al Santuario di Santa Maria delle Grazie a visitare la tomba di Padre Pio. Di questo personaggio ne avevamo sentito parlare tante volte. Le leggende che lo volevano un po’ “sprucido”, nella sua infinità bontà, si sprecavano.

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Come la certezza, al di là del carattere, di aiutare sempre il prossimo suo. Insomma, c’era chi pensava, dopo una ramanzina ricevuta a muso duro, che quello lì gli onori degli altari non li avrebbe mai lontanamente visti. Ma poi, passata la rabbia per la forte tirata d’orecchie ricevuta, nel riflettere sulle dure ma sincere parole di Padre Pio, ci si convinceva che quel frate aveva proprio ragione e bisognava seguire i suoi consigli.

Quando ti trovi difronte ad un luogo sacro e mitico come la stanza che fu la casa di Padre Pio ti soffermi alla ricerca di chissà quali segreti. La fede viene messa in second’ordine. Subentra una curiosità malata che ti trasforma in uno Sherlock holmes. Ma come faceva a vivere in quella striminzita, a dir poco, stanzettina un santo come Padre Pio?

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Pensavo a queste cose con un senso di scetticismo quando le mie narici sentirono un profumo sublime, non saprei identificarlo, ma era qualcosa mai sentito prima. Scherzai con mia moglie che era a qualche passo da me: «Maria, senti questo profumo paradisiaco, chissà i monaci dove si sono messi a spruzzarlo per non essere visti». Mia moglie pensò ad un mio solito scherzo, nella fattispecie di cattivo gusto. Lei non sentiva niente e, difronte a quel santo, era meglio lasciar perdere il gioco e le battute divertenti.

Ma io il profumo non me lo ero inventato, non avevo nessuna intenzione di giocare. Quell’odore sublime lo sentivo veramente. Dopo ricordai una leggenda che voleva che il Santo, verso gli scettici che lo andavano a trovare per curiosità e non per fede, propinava loro questo «scherzetto» che per tutta la vita si sarebbero portati dietro. Cioè l’inondava di un profumo indimenticabile.

Padre Pio nacque nel 1887, il 25 di maggio, a Pietrelcina, vicino Benevento. Era il quarto di sette figli di Grazio Forgione e Maria Giuseppa Di Nunzio. L’infanzia e l’adolescenza la passò a fare piccoli lavori agricoli e soprattutto portando al pascolo le pecore. Fu all’età di quindici anni che maturò la decisione di farsi frate. Il 6 gennaio del 1903, a 16 anni, entrò nel noviziato dell’Ordine dei Frati Minori Cappuccini a Morcone vestendo l’abito francescano e si chiamò Frà Pio. Il 10 agosto del 1910 ricevette la consacrazione sacerdotale nel Duomo di Benevento.

Un evento straordinario che per sempre segnò la vita di Padre Pio. La mattina del 20 settembre 1918, un venerdì, ricevette le stimmate. Ma oltre le stimmate Padre Pio ricevette da Dio altri doni carismatici: «la profezia, la scrutazione dei cuori, gli effluvi odorosi, la bilocazione, la possibilità di trovarsi ed agire contemporaneamente in luoghi diversi».

Padre Pio morì all’età di 81 anni, era il 22 settembre del 1968. Al termine della messa per la ricorrenza del cinquantenario del dono delle stimmate venne colto da malore e alle 2,30 del 23 settembre tornò alla Casa del Padre.

Era il 16 giugno 2002 quando papa Giovanni Paolo II, in una piazza S. Pietro gremita di fedeli, lo canonizzò. Ricordo che un amico mi aveva fatto avere due biglietti per poter seguire il rito, insieme a mia moglie, proprio in piazza. Ma pur avendo dei posti privilegiati era tanta la calca che non riuscivamo a vedere che le spalle di chi ci stava davanti. Allora, in un baleno, decidemmo di abbandonare quel luogo per goderci l’evento per televisione. E facemmo proprio bene!

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