Pegaso, faro della Procura su iscrizioni, crediti e titoli: 40 indagati, c’è Iervolino

Oltre 4.200 posizioni al centro degli accertamenti

Un’inchiesta articolata, con perquisizioni, sequestri e più filoni investigativi, sta passando al setaccio la gestione di corsi, esami e iscrizioni all’Università Telematica Pegaso. Le verifiche della Guardia di Finanza riguardano oltre 4.200 posizioni ritenute irregolari.

Il fascicolo della Procura di Napoli, anticipato da diversi quotidiani, conta al momento 40 persone iscritte nel registro degli indagati. Tra i testimoni ascoltati figura anche la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, estranea a tutti i fatti ipotizzati. Dal ministero dell’Università, rispetto all’indagine, è arrivata piena collaborazione.

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L’inchiesta è coordinata dal procuratore aggiunto Sergio Ferrigno e affidata ai sostituti procuratori Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francescapaola Colonna Romano, magistrato in forza alla Procura di Nola ma applicata a questo procedimento. I finanzieri del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria hanno già eseguito perquisizioni personali, domiciliari e informatiche.

Iscrizioni, crediti e controlli interni

Il lavoro degli investigatori si concentra in particolare sui corsi per la formazione degli educatori professionali socio-pedagogici, ma comprende anche altri percorsi dell’offerta accademica dell’ateneo. Nel perimetro degli accertamenti rientrano procedure di immatricolazione, riconoscimento dei crediti formativi, organizzazione dei tirocini e modalità di svolgimento degli esami universitari.

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Secondo la ricostruzione investigativa, fondata anche su verifiche tecniche svolte dagli organismi istituzionali competenti, le condotte contestate sarebbero iniziate nel periodo in cui Danilo Iervolino guidava la Pegaso e sarebbero proseguite anche negli anni successivi, fino a tutto il 2025. L’ipotesi degli inquirenti è che il meccanismo servisse ad aumentare la competitività dell’università sul mercato, allargando la platea degli iscritti e incrementando i ricavi derivanti dall’offerta formativa.

Le presunte irregolarità riguarderebbero anche i sistemi di controllo e vigilanza interni, la gestione delle iscrizioni, i rapporti con i poli territoriali convenzionati e l’organizzazione delle attività didattiche. Nel corso del procedimento si sono già tenute numerose udienze davanti al Tribunale del Riesame, chiamato a valutare le impugnazioni contro i provvedimenti di sequestro e perquisizione disposti dalla Procura. Secondo quanto emerge dagli atti, le decisioni hanno confermato la legittimità dei provvedimenti.

I reati ipotizzati e gli indagati

Nel registro degli indagati compaiono ex dirigenti, funzionari amministrativi, referenti territoriali e persone esterne alla Pegaso, ma collegate alla rete dei poli di orientamento convenzionati con l’ateneo. Tra loro figurano anche Danilo Iervolino, fondatore e proprietario dell’Università Pegaso fino al maggio 2022, e Andrea Buonomo, già direttore operativo e commerciale del gruppo Multiversity. Le ipotesi di reato formulate, a vario titolo, sono associazione per delinquere, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, induzione indebita a dare o promettere utilità, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e altri reati contro la pubblica amministrazione e la fede pubblica.

Uno dei filoni dell’inchiesta riguarda gli esami a distanza. Secondo gli accertamenti, sarebbero stati utilizzati software di accesso remoto come TeamViewer e AnyDesk sui dispositivi degli studenti e sarebbero stati condivisi in anticipo panieri con domande e risposte delle prove d’esame.

Gli investigatori ipotizzano anche alterazioni nelle modalità di svolgimento degli esami universitari e dei tirocini, oltre al conseguimento di titoli accademici in assenza dei requisiti richiesti dalla legge. Dagli atti emergerebbe un vero e proprio «mercimonio di corsi, titoli e attestati formativi».

La posizione di Pegaso e il decreto sulle telematiche

Un altro fronte riguarda alcuni percorsi dell’area sanitaria, per i quali vengono ipotizzate anomalie nella gestione dei tirocini e delle attività didattiche. L’indagine comprende inoltre accertamenti sulla responsabilità amministrativa del gruppo ai sensi del decreto legislativo 231 del 2001: secondo gli investigatori, Multiversity e Università Pegaso si sarebbero avvantaggiate delle condotte contestate attraverso l’ampliamento della base degli iscritti e il conseguente aumento dei ricavi.

Fonti vicine all’università precisano che l’ateneo ha avviato un audit interno, poi sfociato nella presentazione di un esposto formale alle autorità, soprattutto in relazione ai controlli sui requisiti di iscrizione a un corso professionalizzante. Secondo questa versione, si tratterebbe di casi isolati, risalenti a diversi anni fa e circoscritti a un numero molto limitato di studenti che avrebbero prodotto dichiarazioni mendaci e ad ex dipendenti.

Gli ex dipendenti indicati non sono più associati all’istituzione: sarebbero stati allontanati dopo le verifiche interne e i procedimenti disciplinari dell’Università. Pegaso si considera parte lesa nel procedimento. Sul settore delle università telematiche è intervenuto anche il ministero dell’Università con il decreto ministeriale n. 1835 del 2024, che ha introdotto regole più rigorose per la didattica a distanza e previsto il ritorno degli esami in presenza come modalità ordinaria.

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