Il voto: cambierà tutto, ma senza mutare alcunché e con il rischio affluenza

Giuro temevo peggio. Il covid, certo ha rallentato l’affluenza alle urne, ma non più del solito. Anzi, considerando il terrorismo psicologico cui Conte & c. continuano a sottoporci, bisogna riconoscerci che è andata meglio del previsto. Alle 23 di ieri, infatti, la partecipazione al voto è stata di circa il 40%. Sia per il referendum che per le regionali e le comunali. Speriamo si confermi anche oggi.

Ancora poche ore di voto, quindi cominceranno gli scrutini e sapremo da chi vogliono essere guidate Campania, Puglia, Marche, Liguria, Veneto, Toscana e Valle d’Aosta e se, e come, cambieranno gli equilibri politici fra Regioni e Parlamento. Verificheremo gli umori degli italiani e se è possibile – anzi, opportuno, in vista del Recovery fund – continuare con questo governo che continua a far balenare la minaccia della patrimoniale; se l’accerchiamento a Salvini e alla Lega, ha funzionato o meno.

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Se gli italiani – cadendo nella trappola della casta giallorotta – avranno detto «si» al taglio dei parlamentari, ancorando per altri 3 anni alle cadreghe, gli occupanti attuali. Gli stessi, cioè, che gli avevano chiesto di votare «si» per ridurre a 600 le poltrone disponibili. Ma solo dalla prossima legislatura. Il che, però, non lo avevano detto.

In politica, la verità è una misura di grandezza inversamente proporzionale. Nel senso che più riguarda fatti significativi, più viene ingigantita o sminuita, negata o affermata, sottolineata o sbianchettata, secondo gli interessi di parte. Il che ridimensiona e provincializza, qualità e spessore della nostra classe politica.

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Che non riesce a dire per due giorni di seguito la stessa cosa, essere coerente con se stessa e fare quello che promette; rispettare la realtà e raccontare come effettivamente stanno le cose. Non è un caso, che «giggino» da Pomigliano, per sfuggire la responsabilità della probabile disfatta alle regionali, abbia scelto di impegnarsi solo per il referendum, cercando di accreditarsi i meriti della possibile vittoria del «si», dimenticando che, ai tempi del referendum Renzi, aveva sostenuto che «il taglio dei deputati, è una truffa».

In verità, anche quelli che dicono il contrario, tutti sono consapevoli che tagliare il numero dei parlamentari, senza modificare Costituzione, regolamenti e sistema elettorale, non semplificherà alcunché, ma ridurrà, la rappresentatività territoriale, procurando al bilancio dello Stato, un risparmio irrisorio.

Ma per i pentastellati che – da anti casta, si sono trasformati in casta; cancellato il vincolo del doppio mandato e la trasparenza; mutato il «no» alle alleanze, in «si» se è la via che porta al governo, ecc. – il taglio dei parlamentari resta ormai l’unica bandierina da sventolare. Per la Lega è stato il prezzo per strappare ai cinquestelle l’ok all’Autonomia e per il Pd, dopo i tre «no» precedenti, l’antidoto per far rimangiare ai 5S il «mai col partito di Bibbiano» ed entrare nel Conte bis, evitando le elezioni. Quindi, nessuno dei tre, può rinunciarci. Almeno non ufficialmente. Peggio dei «30 denari di Giuda»!

Eppure, Zingaretti invita i pentastellati a dar vita ad una coalizione strategica, chiamandoli al voto antifascista «per liberarsi di queste destre, rovina del Paese». Ma da dove arriva il leader del Pd dalla Garbatella o dalla luna? Possibile non sappia, tanto per non tornare troppo indietro nel tempo – oltretutto, durante la prima repubblica, la destra era esclusa dell’arco (in)costituzionale e neanche presa in considerazione come possibile alleata di governo – che nei 26 anni (dal ’94 ad oggi) della cosiddetta seconda, il centrodestra è stato al governo solo per 9 anni, con 4 esecutivi e sempre gli stessi alleati, contro i 17 dei «sinistrati» con loghi organicamente modificati (Pci, Pds, Ds, Pd), con 12 maggioranze ed alleati sempre diversi e divisi. E i risultati li stiamo verificando sulla nostra pelle.

Non farebbe meglio a chiedere ai suoi compagni di cordata come mai, gli “epici” dpcm anti-covid del favoliere delle Puglie e servitor cortese dell’Europa, mancano ancora di 181 decreti attuativi per poter essere operativi? Se lo facesse si renderebbe conto di chi è stata e continua ad essere la vera rovina del Paese. Con il rischio che con il voto di oggi e domani glielo chiariscano gli elettori. Purtroppo, però,anche se, dovesse cambiare tutto, non muterà alcunché. Vero presidente Mattarella?

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