Legge elettorale, il centrodestra apre il tavolo: il centrosinistra apparecchia la polemica

L’opposizione deve scegliere tra confronto e muro contro muro

Basta con il teatrino del rifiuto preventivo. È questa, in sostanza, la linea del centrodestra dopo il vertice di Palazzo Chigi sulla legge elettorale: il confronto con le opposizioni sarà avviato, ma la riforma andrà avanti per garantire stabilità a chi vince.

Dopo circa un’ora di riunione, Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi, insieme agli sherpa dei rispettivi partiti, hanno confermato la rotta: la maggioranza vuole mandare in soffitta il Rosatellum e portare avanti la nuova legge elettorale, già all’esame della Camera. Il confronto con le opposizioni ci sarà, ma non diventerà un alibi per congelare la riforma.

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La maggioranza forza il confronto

Il centrodestra non chiude la porta al dialogo. Al contrario, la apre per verificare se dall’altra parte ci sia davvero qualcuno disposto a discutere o soltanto una trincea pronta a respingere tutto. Per questo i capigruppo della maggioranza alla Camera contatteranno quelli delle opposizioni «per avviare il tavolo di confronto».

L’obiettivo indicato dalla coalizione è costruire un sistema capace di assicurare «governabilità e stabilità, per l’intera legislatura, a chiunque vinca le elezioni». È il punto politico dell’intera operazione: chi vince deve poter governare senza restare impantanato, subito dopo il voto, in trattative, veti incrociati e soluzioni di palazzo.

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Da Palazzo Chigi filtra una lettura netta. Il tavolo non serve a consegnare al centrosinistra un diritto di veto, ma a metterlo davanti a una scelta. Le opposizioni, spiegano fonti di maggioranza, dovranno dimostrare se condividono davvero l’obiettivo della stabilità oppure se preferiscono sistemi elettorali che, «non garantendo un risultato chiaro, consentono di governare anche a chi non ha il consenso della maggioranza dei cittadini».

Il nodo politico: trattare o dire soltanto no

Il centrodestra vuole stanare il campo avversario. Finora, il centrosinistra ha bollato come «irricevibile» la proposta della maggioranza, costruita sull’impianto del proporzionale con premio. Una formula che, nel linguaggio politico, spesso serve a chiudere la discussione prima ancora di cominciarla.

Ora però la partita cambia. La maggioranza chiede alle opposizioni di uscire dall’«arroccamento ideologico» e di dire se intendono sedersi al tavolo per modificare insieme le regole del gioco. In caso contrario, il rifiuto del confronto resterà tutto sulle loro spalle.

La linea viene spiegata senza giri di parole da fonti di Fratelli d’Italia: «Vogliamo vedere se la disponibilità delle opposizioni è vera, se c’è una reale volontà al dialogo o è solo strumentale». Il punto è proprio questo: capire se il centrosinistra vuole entrare nel merito o se preferisce usare la riforma elettorale come terreno di polemica.

Nel centrodestra ricordano che finora si è sentita una «disponibilità al confronto a parole». Per questo la coalizione ha deciso di «forzare» il passaggio: le opposizioni dovranno chiarire se ci stanno o se vogliono continuare a dire soltanto no. Ma senza pensare di trasformare il tavolo in una palude procedurale. Il messaggio è secco: «non è che si sta fermi un mese ad aspettare la loro risposta».

Meloni non vuole il pantano

Nel centrodestra resta anche la convinzione che una parte dell’opposizione non guardi con ostilità all’impianto della riforma, ma non voglia esporsi facendo il primo passo. Da qui la scelta di spingere il centrosinistra, o almeno alcuni suoi settori, a uscire dall’ambiguità.

Durante il vertice, viene riferito, Giorgia Meloni ha ribadito la posizione già tenuta finora: nessun passo indietro sulla riforma, ma disponibilità al dialogo se il confronto è reale. Il punto, per la presidente del Consiglio, è evitare che le prossime elezioni possano produrre un pareggio, aprendo la strada ad accordi di palazzo e a nuovi «governissimi». Uno scenario che Meloni non intende nemmeno prendere in considerazione.

Gli alleati si sono allineati. Al vertice, spiegano fonti parlamentari di Fratelli d’Italia, non sarebbero emerse crepe né sull’indirizzo politico né sull’architettura generale della legge. Né la Lega né Forza Italia avrebbero sollevato dubbi sulla strada tracciata.

Questo non significa che il testo depositato alla Camera sia blindato in ogni dettaglio. Il centrodestra è pronto a discutere alcune correzioni. Tra le ipotesi c’è un intervento sul premio di maggioranza, che nella proposta attuale assegna 70 deputati e 35 senatori a chi raggiunge almeno il 40% dei voti. Il premio potrebbe anche essere abbassato. Resta inoltre aperta la possibilità di eliminare il ballottaggio.

Ma il confine è tracciato: l’impianto portante della riforma non si stravolge. La maggioranza può trattare sui meccanismi, non rinunciare alla logica della legge. Nel vertice, comunque, i leader non sarebbero scesi troppo nel dettaglio delle possibili modifiche. Resta ancora da sciogliere anche il nodo del listino con cui assegnare i seggi del premio.

La sostanza, dunque, è questa: il centrodestra offre il tavolo, ma non consegna al centrosinistra il telecomando dei tempi. La riforma va avanti. Chi vuole discutere, si sieda. Chi preferisce la polemica, dovrà assumersene la responsabilità.

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