Mario Draghi, era l’uomo della Provvidenza ora è proprio la Provvidenza

Ma solo il 30% degli italiani vorrebbe Mario Draghi al Quirinale, il 14% opta per Berlusconi. L’armata Brancaleone non regge e lui paga dazio

In principio, era l’uomo della Provvidenza, in meno di un anno, Mario Draghi è diventato la Provvidenza. E questo grazie alla pandemia, alla Commissione Ue che ne ha sempre avallato la scelta, al G20 e ai leader del mondo «sparpagliati» su tutto, ma «vincoli» nel «beatificarlo». Nonché la «buonissima stampa» che lo accompagna da sempre.

Ma, è davvero «tutt’oro quello che luccica»? Secondo il sondaggio dell’Ipsos per «dimartedì» di La7: «Chi vogliono gli italiani al Colle» sembrerebbe proprio di no o, per lo meno, lo è in minima parte. Solo il 30% degli intervistati, infatti, ha scelto lui, mentre il 14% ha optato per Berlusconi. Poi, niente trippa per altri «gatti».

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Sicché, se l’elezione del Capo dello Stato avvenisse con voto popolare, eleggerlo sarebbe un bel problema. Ma si fa al riparo del Parlamento con 1008 «Grandi Elettori» (parlamentari e rappresentanti delle Regioni) che, alla fine, un acccordo politico lo troveranno e un inquilino per il Colle, se lo inventeranno. Ma più che un padrone di casa sarà, almeno all’inizio, un ospite, magari, di riguardo, ma pur sempre tale. E dovrà durare, con non poca fatica, per conquistare, la fiducia di un Paese, che non crede più nella propria classe politica.

Purtroppo, checchè, ne dicano, Mattarella e la maggioranza allargata che lo sorregge, Draghi paga dazio al fatto di essere sostenuto da una coalizione che mette insieme lucciole e lanterne, ma non illumina alcunché. E per questo, una buona parte di responabilità è proprio del Capo dello Stato che – pur di evitare le urne, con l’aiuto della pandemia – prima l’ha voluta e, poi, ha chiuso gli occhi su tutto cio che avveniva.

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Le missioni a Palazzo Chigi

Certo, nel nominarlo gli aveva affidato due missioni: la lotta alla pandemia e la riscrittura del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, poiché quello di Conte per la sua vuotezza, aveva fatto storcere il naso all’Europa. E lui, tanto per la prima (l’Italia, grazie al lavoro svolto dal generale Figliuolo, è una delle Nazioni con il più alto livello di inoculati) quanto nella rielaborazione del Pnrr, è riuscito, seppure in parte, a raggiungere gli obiettivi.

Anche se, nel primo caso, non si registrano interventi tali da risolvere definitivamente il problema: trasporti pubblici, scuole e strutture ospedaliere; e nel secondo, per andare oltre, avrebbe avuto bisogno di una maggioranza coesa, ma è stato costretto a fare i conti con un’armata Brancaleone in lite su tutto: sull’immigrazione come su Zan, ius soli e voto ai 16enni; reddito di cittadinanza e quota 100; pensioni, tasse e catasto, green pass e mascherine.

Da qui, i ritardi che, nonostante lui, il governo sta segnando. Manovra approvata, bollinata, ma non pubblicata – che pur sospendendo le questioni più significative: pensioni, tasse e catasto, è lievitata, dopo l’ok in CdM: 219 articoli, 34 in più dei 185 approvati in cdm – e il cui esame comincerà (si fa per dire, tanto il Senato, quanto la Camera, saranno ristretti in recinti da cui non potranno «esondare») – martedì in Senato, ovvero, ben 20 giorni dopo il primo e unico «si» del governo; e per ottenere il «si» al dl concorrenza ha cancellato: balneari, notai e tassisti.

Pnrr, i dossier da portare a casa entro fine anno

Inoltre, sul fronte Pnrr è riuscito a portare a casa 29 dei 51 dossier da raggiungere entro fine anno, ma ne restano ancora altri 22. E senza dire che, per farli diventare operativi, per ognuno di essi, bisognerà approvare decine di decreti attuativi. Oltre, naturalmente, la sessantina già in sospeso da prima. Eppure, c’è chi – mentre la leader di Fd’I, Meloni, rilancia il Presidenzialismo, cavallo di battaglia storico della Destra italiana – vorrebbe trasferirlo al Quirinale, facendogli mantenere, la guida del governo, perché «Mario Draghi. può governare anche dal Colle».

Una sorta di semipresidenzialismo «di fatto» che la Costituzione non prevede. Dopo il «governo balneare» nella prima; il premier per delega del Capo dello Stato e a tempo determinato, nella seconda repubblica. L’ennesimo uppercut per una Costituzione, già ridotta a un grissino per i tanti affronti subiti e un Paese così precario che più precario, non si potrebbe. È questo quello che serve all’Italia?

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