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Governo, Renzi apre ma Conte continua il ‘mercato’ dei senatori. Mastella: «Non siamo fessi»

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La strada del premier Giuseppe Conte verso il terzo mandato è in salita. Lunedì il presidente del Consiglio è atteso alla Camera, martedì in Senato, per la resa dei conti. Dopo lo strappo di Italia Viva con Matteo Renzi che ha spinto i suoi ministri a presentare le dimissioni, Conte dovrà cercare l’adesione al suo progetto di nuovi parlamentari per evitare di dover andare al voto.

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Se alla Camera dei deputati la coalizione M5S, Pd e Leu gode di numeri ampi e il voto di fiducia dovrebbe essere raggiuto in scioltezza, il problema è al Senato dove i 18 senatori renziani erano fondamentali per mantenere un equilibrio che già in passato è apparso in bilico.

Intanto si è registrata una nuova apertura di Renzi che a Titolo V di Rai3 ha affermato che «Italia Viva è sempre stata disponibile a una discussione senza veti e senza impiccarsi a un nome, perché la situazione è gravissima». Ma avvisa: «Non ci compreranno con tre poltroncine».

«Se dovessi scommettere oggi – ha aggiunto – su un posizionamento nostro, noi ovviamente non possiamo votare la fiducia a Conte dopo quello che è successo. Se il presidente del Consiglio farà un intervento, come quello che noi ci immaginiamo, cercando di aprire a Mastella e alla senatrice Lonardo, a pezzi di Forza Italia e al mondo che sta portando di cercare con sè al posto nostro, noi ci asterremo. Io non credo che al momento Conte abbia 161 voti al Senato, secondo me non ce li ha. Credo che li stia cercando».

Matteo Renzi
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Ma il premier Conte sembra non intenzionato a riaprire a Italia Viva ed è al lavoro per trovare i voti necessari per raggiungere la maggioranza al senato. Il Movimento 5 Stelle è dalla parte del Presidente del Consiglio e Crimi giura: «Con Renzi la situazione è e resta invariabile: abbiamo chiuso».

E allora come si pensa di ottenere la fiducia al Senato? Con la campagna ‘acquisti’, d’altronde è tempo di calciomercato. Si possono chiamare ‘costruttori’, ‘responsabili’, ‘transfughi’ o ‘voltagabbana’ la sostanza non cambia. Serve qualcuno pronto a passare dall’opposizione alla maggioranza. Ieri Maie (Movimento associativo italiani all’estero) ha annunciato la svolta: da oggi si chiamerà ‘Maie Italia23’. L’obiettivo? Arruolare quanti più ‘costruttori’ possibili per appoggiare Conte e continuare la legislatura. Al Senato il gruppo al momento può contare su quattro deputati a cui ieri si è aggiunto l’ex M5S Maurizio Buccarella.

Troppo lontani ancora dai 18 necessari per raggiungere la maggioranza assoluta. E allora il presidente del Consiglio è al lavoro per trovare altri appoggi. Clemente Mastella però chiarisce che è contrario a un ritorno di Renzi: «Noi siamo responsabili ma non fessi».

«Giustamente e con saggezza politica, il segretario del PD Zingaretti chiede al presidente Conte di allargare i confini della maggioranza» afferma il leader di Ceppaloni in una nota. «Ci sta perché pare che Renzi abbia deciso di adeguarsi ad un compromesso spinto dai suoi parlamentari». «Ci sta perché le maggioranze più vaste sono e meglio è. Anche se nella mia esperienza politica ho visto maggioranze rilevanti franare e maggioranze esigue arrivare al traguardo. Una cosa, però: nessuno pensi di recuperare il dialogo con Renzi alle spalle dei ‘responsabili», chiarisce.

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Clemente Mastella

«Se prima l’area di Governo era composta dai quattro partiti più alcuni responsabili – afferma il primo cittadino di Benevento -, oggi l’area è fatta dai tre partiti più i responsabili, cui si aggiunge Italia Viva. Peraltro, sul piano elettorale, i ‘responsabili’ hanno la stessa quantità di consensi di Italia Viva. Nessuno faccia scherzi. Non siamo i polli di ‘Renzi’. Attenti cari Conte e Zingaretti, lunedì potreste avere sorprese. Noi siamo responsabili ma non fessi. Nessun vitello grasso. Alcuni di noi sono a dieta».

Ma il giro delle 7 canoniche continua. Si cercano responsabili anche nel gruppo Udc che in Senato è legato a Forza Italia. «Martedì sarà uno scenario importantissimo, per questa legislatura. Questa è una legislatura che passerà alla storia per tutte le difficoltà che ha dovuto attraversare» ha spegato Paola Binetti ai microfoni del Gr1 Rai.

«Detto ciò, io personalmente, da sola, nella maggioranza, lasciando l’opposizione dove ho fatto tante battaglie, non andrei. Ma se tutto il mio gruppo, l’Udc, con un piano e un progetto politico articolato e condiviso con questa maggioranza, decidesse di sostenere questa fase della legislatura, io mi sentirei di collaborare, anche nell’eventualità di una nuova maggioranza» ha concluso.

Ed è proprio questo il punto, qualcuno vocifera che l’Udc è pronto a lasciare l’ombrello protettivo di Forza Italia e diventare Ppe-Udc per appoggiare il governo Conte ter. Nonostante il leader Lorenzo Cesa abbia più volte ribadito che non farà mai da stampella. Un ‘mercato’ molto difficile quindi. Il governo formalmente potrebbe andare avanti anche senza i 161 voti in caso di defezioni al Senato durante la conta. Ma un governo che non ha l’appoggio di un numero di senatori sufficienti è a rischio caduta ad ogni sessione.

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