L’ideologia green Ue, ci sta strappando le mutande. Per salvarci c’è tempo fino a giugno

Quanto ci costerà «Emissioni zero»? È presto per scoprirlo. Ma grazie al dl Semplificazioni di Draghi la penisola si va rimpiendo di pale eoliche

I conti della commissione Ue per l’adeguamento alla ideologia green non quadrano, soprattutto, per quanto riguarda l’Italia. Delle due, l’una: o von der Leyen & c., hanno sottovalutato i costi o la truffa del superbonus 110% di Conte c’è costata più di quanto i numeri diano a intendere. Senza parlare dei problemi che ne sono conseguiti: migliaia di cittadini in casa e al buio perché non possono aprire finestre e balconi; i bandi Pnrr rallentati dalle notevoli risorse occorse per il bonus edilizio; gli errori della Ragioneria dello Stato che nel valutare la spesa non si è resa conto della potenziale esplosività dell’agevolazione.

Di più, per la «greenizzazione» degli immobili da adeguare l’Ue prevede una spesa di 275 miliardi l’anno dal 2024 al 2030, per complessivi 1.650. Ma siamo appena all’inizio e, peggio ancora, soltanto alle previsioni progettuali. Per cui la consistenza effettiva dei costi da sostenere è tutta da scoprire. Il che non sarà possibile prima di due anni ovvero il tempo che l’Ue ha assegnato ai «27» per mettere a punto il proprio progetto generale e definire le risorse necessarie per farlo.

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Ma nell’attesa di capire quanto veramente ci costerà questa follia verde, ragionando sulla scorta dell’entità di quelli da noi già spesi, si capisce il perché i conti Ue non tornino, né per noi, né per il resto dellEuropa. Fatto è che se il Belpaese – per efficientare il 4% degli immobili del proprio patrimonio edilizio – ha già buttato dalla finestra, solo in superbonus, 122miliardi, e 170 compreso bonus (e non è detto che sia finita), se ne ricava che forse, con i 275 miliardi annui da spendere entro il 2050 per l’intera Europa, gli Stati Ue potranno comprare qualche chilo di bruscolini, non certo raggiungere il traguardo delle «emissioni zero».

Un conto salato

Oltretutto – stando al Cresme l’Italia – rappresentando quasi un quarto del patrimonio immobiliare continentale – dovrebbe spenderne almeno altri 60 annui dal 2026 al 2030 per un totale complessivo di 300 miliardi. Di cui, circa il 40% (120) rivenienti dalla fiscalità generale (anche questi, quindi, prelevati dalle tasche dei cittadini) e il 60% (180) dai privati: famiglie e imprese. «Magna ca d’o ttùjo magne!» . Insomma. E vi sarete accorti che nei conteggi mi sono fermato al 2030.

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Questo, per evitare di farvi venire un infarto spingendomi fino al termine della «storia» nel 2050, discutendo sulla base dei valori attuali e senza sapere cosa bisognerà davvero da fare. E che sia così lo conferma l’ex premier Letta, oggi consulente della Commissione Ue alla quale ha proposto l’ennesima «patrimoniale occulta» seppure con un logo dal vago sapore solidale, ma che, in realtà, di solidarietà ne ha davvero poca: «Unione dei risparmi e degli investimenti» da cui trarre le risorse per finanziare la transizione energetica.

Draghi e le società private

Da qui il dubbio, che questa Europa, non solo stia tentando di ridurci in mutande, ma, con la scusa dell’esigenza «verde» e la complicità delle istituzioni, voglia rubarci anche quelle. E, questo pure grazie al dl «semplificazioni» del 31 maggio 2021 con il quale Draghi concesse a piccole società private, dietro cui si nascondono grandi multinazionali estere, l’opportunità di strappare ai legittimi proprietari aree coltivate e boschi, per destinarli ad impianti e siti fotovoltaici, eolici o solari. E arricchirsi ulteriormente, a danno della comunità.

Eppure, con l’accompagnamento del coro melodioso della stampa mainstream, il «beato» superMario si è autocandidato alla presidenza della commissione Ue post-elezioni, annunciando cambiamenti radicali. Già, ma allora come mai, a suo tempo, arrivato a Palazzo Chigi, non fermò il superbonus 110%, il reddito di cittadinana e i dpcm covid19, lasciando tutti i tre «ingombri» al governo Meloni?

Anzi a questi ne aggiunse un quarto: il dl semplificazione che ha cancellato tutti i divieti a difesa delle aree protette e, quindi, degli eventuali proprietari. Lasciando così agricoltori e allevatori italiani, alla mercè di multinazionali estere che – occultate dietro imprese minori gestite (si fa per dire) da teste di cuoio nostrane – li stanno aggredendo, togliendogli tuttto in nome dell’ideologia delle «emissioni zero». E, intanto, il territorio della penisola va riempiendosi di rinnovabili e pale eoliche. Era questa l’Europa che proponevano i suoi ideatori? No e non è mai troppo tardi per cambiare. Già, ma ci resta ormai solo giugno!

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