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Conte sfida Renzi: va alla conta in Parlamento sperando nei ‘responsabili’

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‘Alfiere in C4’. Dopo Matteo Renzi, è toccato al premier Giuseppe Conte fare la sua mossa sulla scacchiera della politica. Se l’ex sindaco di Firenze due giorni fa aveva aperto la partita con il premier facendo dimettere le ministre, Conte ha risposto con una mossa altrettanto azzardata e cioè quella di presentarsi in Parlamento e verificare se il suo governo ha ancora una maggioranza, chiedendo un voto di fiducia sulle sue comunicazioni. Lunedì e martedì i giorni della conta. Prima alla Camera e poi al Senato.

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Insomma, alla sfida lanciata da Renzi quello che rimane della maggioranza decide di riunirsi attorno a Giuseppe Conte per rilanciare ancora di più e tentare di chiudere una volta per tutte con l’ex rottamatore. Una decisione che giunge dopo una giornata di passione nella quale sembrava che, almeno per il momento, il passaggio in Aula fosse destinato a slittare a dopo il voto sullo scostamento di bilancio e quindi dal 20 gennaio in poi.

Invece, verso sera l’accelerazione complice anche la moral suasion del presidente Mattarella da cui Conte nel pomeriggio era andato per riferire sulla crisi. E proprio al professore pugliese il Capo dello Stato aveva affidato il messaggio di risolvere presto questa situazione di incertezza e di chiarire in tempi brevi. Tanto brevi che il Centrodestra avrebbe voluto che fosse già oggi o addirittura tra sabato e domenica. Alla fine, invece, sarà tra lunedì e martedì partendo dalla Camera verso le 16 per concludersi al Senato, dove si inizierà alle 9.30.

Scelta che a molti nel Centrodestra non è piaciuta e che è suonata come l’estremo tentativo per continuare la ricerca dei ‘responsabili’ e cioè di quei senatori necessari a neutralizzare l’uscita dei renziani dalla maggioranza. Un lungo week end di trattative e di ricerca per consentire al Conte Bis di continuare ad andare avanti.

Zingaretti
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Approdo in Aula che porta con sé anche un altro significato e cioè la chiusura, forse definitiva, a Renzi. Lo chiarisce il Pd verso il primo pomeriggio quando nel corso dell’ufficio politico Nicola Zingaretti spiega che «c’è un dato che non può essere cancellato dalle nostre analisi. Ed è a questo punto l’inaffidabilità politica di Italia Viva. Che è un dato presente e che io credo, e questo dovremmo tenerlo in considerazione, comunque, per come avvenuto mina la stabilità in qualsiasi scenario si possa immaginare un coinvolgimento e una nuova possibile ripartenza».

E non diversi sono i toni dal M5S dove Luigi Di Maio parla di «gesto irresponsabile» da Renzi e soprattutto che «divide definitivamente le nostre strade». Il punto, infatti, è proprio questo: tra Conte e Renzi la maggioranza ha deciso di puntare sul premier in carica e di chiudere i conti con il senatore di Rignano. Un epilogo del confronto che per molti della maggioranza era quasi obbligato dopo che proprio Renzi aveva alzato l’asticella del confronto fino al massimo.

L’accusa quasi di eversione nei confronti di Conte ha senza dubbio contribuito a compattare la maggioranza intorno a Conte, il quale adesso vuole ‘la testa’ di Renzi. Obiettivo però tutto da guadagnare visto che il prezzo per raggiungerlo è quello di avere i voti necessari tanto alla Camera e al Senato senza il contributo di Italia Viva. E il nodo sta appunto tutto intorno a questo tema. Giuseppe Conte riuscirà ad essere autosufficiente?

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Da giorni lo scouting, in particolare a Palazzo Madama, è in atto. Al Senato servono almeno 10 senatori, che vanno recuperati tra il gruppo Misto, senatori a vita ed eletti all’estero. E addirittura sfilati anche a Renzi. Una sorta di quarta gamba che si affianchi a Pd, M5S e Leu e che consenta al tavolo del governo di reggersi senza problemi. Sono diversi i nomi che si fanno così come le smentite, ma l’ipotesi allo studio dovrebbe essere quella di far confluire il gruppo Maie (quello degli eletti all’estero) guidato da Riccardo Merlo in maggioranza e lì far aderire i senatori cosiddetti responsabili. Una sorta di embrione di partito di Conte.

Riuscirà l’operazione? Matteo Renzi a sera dagli studi di Dritto e Rovescio dice: «Come finisce martedì? 1-X-2. Conte ha deciso di cercare i voti invece dei vaccini. Se ottiene 161 ha vinto il presidente del Consiglio e governa, se invece non arriva a 161 si arriva al 2023 con un governo completamente diverso».

Movimento 5 Stelle
Luigi Di Maio e Vito Crimi

Nel senso che può accadere di tutto. E infatti il clima che si respira a Palazzo Madama è proprio questo. In quel ‘può accadere tutto’ però c’è anche il voto. Lo dice chiaramente Vito Crimi nel corso della riunione con i parlamentari Cinquestelle spiegando che nel caso in cui il governo non dovesse ottenere la fiducia «la strada maestra è quella del voto, altre soluzioni sono impensabili e impraticabili, compreso un governo tecnico». Ipotesi di voto che però sgombra dal campo Renzi che continua a fissare le elezioni per il 2023.

Si vedrà chi dei due avrà ragione. Intanto l’attenzione è tutta focalizzata all’appuntamento di lunedì, ma soprattutto di martedì al Senato dove i numeri come si sa sono più ballerini. Per allora dovranno esserci i 161 senatori per sostenere il governo. Altrimenti per Conte si illuminerà l’insegna ‘uscita’ ed allora potrebbe ritornare in campo Renzi, per il quale Giuseppe Conte continua ad essere uno dei nomi e non il nome per la presidenza del Consiglio. Vedremo se alla fine avrà ragione.

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