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Il Recovery Fund ed il Mes, due facce della stessa medaglia

Abbiamo davanti un’Europa inefficiente, disoccupata, disorganizzata e affamata; lacerata dagli “individualismi” che pur si cerca di nascondere ai cittadini (i cosiddetti paesi frugali), che esprime e divulga odii internazionali (su Russia e America in primis), ostinata nella sua rapace voracità nel voler i cittadini sudditi e assoggettati all’élite burocratico/finanziarie che emanano leggi e formulano regolamenti, con l’unico scopo di soddisfare la famelica fame di potere controllo e danaro, della quale si nutrono.

Un quadro fosco che non può giustificare la propaganda che si è abbattuta sui cittadini italiani, subissati e attaccati da ogni dove. Radio, televisione, web e social, tutti a ripetere che il Recovery Fund sarà la panacea di tutti ‘mali’ del nostro Paese, tutti a ripetere che trattasi di una vittoria storica.

Una vittoria a cui però manca un elemento fondamentale, il ‘trofeo’, quello che ne certificherebbe la validità e che nessuno però, è in grado di mostrare.

A quanto pare l’accordo sulla governance del Recovery Fund è stato trovato, all’Italia andrebbero 209 miliardi, di cui 82 a fondo perduto, ma, ed eccoci al primo ‘ma’, i soldi non ci sono, e non si sa, come saranno raccolti o distribuiti, la normativa ed i meccanismi di controllo compresi che sarebbero ancora tutti da definire. Numeri, semplici numeri che però permettono a tutti, compreso il nostro premier Conte, di poter millantare di aver vinto, ma solo a parole, perché in realtà questi ultimi tre giorni di trattative non hanno fatto altro che mettere sotto i riflettori lo stato di sfacelo in cui si trovano le istituzioni Europee.

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Conte al Consiglio EuropeoL’Italia è, e resta ancora la terza economia dell’Europa, terza perché gli ultimi 20 anni di moneta unica hanno bloccato di fatto ogni possibilità di crescita economica, e non solo per le crisi ‘indotte’, ma soprattutto perché abbiamo sprecato soldi ed energie per soddisfare le richieste di interessi passivi sul debito pubblico, d’altronde non si può ripagare un debito di moneta con una moneta presa a debito, ma questo a quanto pare ai nostri governanti non è chiaro.

Quello andato in scena in questi tre giorni a Bruxelles in effetti, altro non è che il ‘remake’ di ciò che nel 2015 è andato in onda con la Grecia, con un’unica concessione per il ‘regista’, che ha permesso a Conte di poter tenere indossata la giacca che invece Tsipras ha lasciato sul tavolo delle contrattazioni prima che la Troika prendesse le redini della Grecia, che da quel momento in poi fu sottoposta ad un saccheggio programmato.

Ma entriamo nel dettaglio e vediamo di capire bene i termini di questa ‘vittoria’. Alla fine della contrattazione viene confermata la cifra di 750 miliardi complessivi, 390 dei quali in ‘trasferimenti’ (prima erano 500) che vengono  definiti in modo inesatto «a fondo perduto» e 360 in normali prestiti che comporteranno l’aumento del debito pubblico, in pratica è stato attuato proprio ciò che chiedevano i ‘falchi del Nord’, e cioè aumentare la quota in prestiti (loans) e diminuire quella dei trasferimenti (grants). L’Italia, con giubilo e gaio dei media che ne enfatizzano la portata, di questi danari ne dovrebbe ricevere circa 209 invece degli originari 170 miliardi, così divisi; 81 miliardi in trasferimenti e 127 in prestiti. Ma, questi soldi chi e da dove li tirerà fuori?

I fondi verranno reperiti sui “mercati” mediante l’emissione di “titoli europei” garantiti, pensate un po’, dai singoli Stati pro quota e proporzionalmente al proprio Pil, una specie di condivisione del debito (il contentino).

In realtà null’altro farebbero che applicare i Trattati e, gli art. 123, 124 e 125 del Tfue sono lì a dimostrarlo, non ci sarà nessun trasferimento di denaro, visto che gli Stati daranno garanzie attraverso i loro titoli, quindi non si tratta di «soldi regalati», sono invece soldi nostri che prima dovremo versare e poi ce li ritorneranno indietro per essere spesi solo col permesso della Commissione e secondo le direttive (altre condizionalità) previste. Sarà un Mes elevato all’ennesima potenza, perché l’impiego di questi fondi sarà soggetto a controlli e verifiche continue da parte della Commissione.

Il Recovery Fund prevede la presentazione di un ‘Piano nazionale di riforme’ come condizione ‘sine qua non’ per potervi accedervi, e l’ultima parola spetterà alla Commissione che avrà due mesi di tempo per pronunciarsi. In particolare l’Italia dovrà attuare riforme di pensioni, lavoro, giustizia, pubblica amministrazione, scuola e sanità, che significa tagli draconiani.

Non è esagerato dire e sostenere che la ‘sorveglianza’ sui paesi, soprattutto quelli denominati Pigs e di cui l’Italia fa parte, sarà totale se considerate che, il giudizio di Bruxelles (sulla richiesta di accedere al Recovery Fund) sarà però votato anche dai ministri a maggioranza qualificata. In pratica basta un gruppo di paesi come i ‘frugali’, per bloccare ogni singola erogazione delle ‘rate’ del Recovery, gli basta l’appoggio di un paese come la Germania, ed il gioco è fatto. Una bella ‘discrezione’, non credete, per la Germania.

Infine un accenno ai cosiddetti ‘rebates’ (sconti sui contributi nazionali da versare nella ‘cassa comune europea’) di cui usufruiscono da molti anni i ‘frugali’ e che escono fortemente aumentati da questo accordo, qualche esempio: Germania 3 miliardi e 671 milioni di euro; Paesi Bassi: un miliardo e 921 milioni di euro; Austria: 565 milioni di euro; Svezia: un miliardo e 069 milioni di euro. Alla fine la Germania avrà un “risparmio” sulla propria contribuzione alla €U per quasi 26 miliardi in 7 anni, e lascio immaginare a voi chi pagherà di più.

ConteGli Europitechi festeggiano, ma non si capisce bene cosa. L’accordo, anzi la sua narrazione, è frutto della più becera propaganda per permettere ai rispettivi paesi di poter festeggiare indipendentemente dai termini dello stesso. Ognuno può raccontarsela come crede e quindi tutti hanno vinto, ma, il ‘Trofeo’ dov’è? In verità continuiamo ad essere un popolo politicamente ignorante, che si fa prendere in giro dallo stillicidio di numeri che in molti non capiscono e nemmeno si curano di capire cosa significano e, questo fa gasare i molti fans del governo attuale soprattutto.

La riprova di ciò che sostengo mi viene offerta dal fatto che mentre i ‘paesi frugali’ festeggiano ed esultano per le condizionalità che hanno imposto all’Italia, pesantissime, attraverso le quali potranno entrare nel merito delle nostre politiche sociali dirigendoli come vogliono; in Italia i media mostrano enfasi per il fatto che Conte avrebbe ottenuto 30 miliardi in più (di prestiti), evitando accuratamente e scientemente di spiegare tutto quanto il resto.

La vera ‘bastardata’ di Conte è quella che sa bene che lui ed il suo governo non dureranno ancora per molto, quindi sarà il successivo governo che se ne dovrà occupare. A quanto pare il MES era oramai troppo «sputtanato» e si sono inventati questo ‘Recovery Fund’, che ci porterà proprio tutto quello che avevamo voluto evitare col MES e molto altro.

Mi chiedo quale potrà essere o quale sarà la misura del sopportabile e quando la sopportazione diventerà rabbia, quale sarà o potrebbe essere la direzione che gli italiani, cercheranno di intraprendere per sfuggire a questa indescrivibile frustrazione, sottomissione e sudditanza a cui sono costretti. Perché badate bene che le riforme che Conte ed i suoi 450 ‘gliesperti’ pretendevano di applicarci, le ‘misure impopolari’ sono le stesse di quelle che Rutte apprezzava e che, nei prossimi anni diventeranno la quotidianità, non si sono fermati con la Grecia non lo faranno nemmeno con noi.

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