Csm, dopo l’intervento di Mattarella nessun alibi alla riforma. Ma la sinistra sarà all’altezza?

‘Tanto tuonò che piovve’ e in una Roma piovosa come non accadeva da settimane il riferimento appare quanto mai calzante. Da giorni il presidente della Repubblica era tirato per la giacca affinchè intervenisse sullo scandalo delle intercettazioni che da settimane sta investendo una parte della magistratura e lo stesso Csm. Quelle, tanto per capirci, che stanno riempendo i giornali e raccontano di intrecci poco limpidi e sempre più stretti tra magistrati, giornalisti e politica.

Luca Palamara Csm
Il magistrato Luca Palamara

Protagonista l’ex pm, ex presidente dell’Anm e anche ex consigliere del Csm Luca Palamara. Dall’elezione di David Ermini alla vicepresidenza del Consiglio superiore della Magistratura agli attacchi all’allora ex ministro Salvini sul caso Diciotti Palamara è attivo dovunque. Riceve telefonate, dà consigli, smista ordini e indicazioni, impone e detta linee a politici e giornalisti.

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E davanti a tutto questo il silenzio del Quirinale che giorno dopo giorno stava addirittura diventando imbarazzante. Ecco allora la decisione di intervenire sia per fissare alcuni principi ma soprattutto indicare a tutti fin dove si può spingere il Capo dello Stato. Perché nessun dubbio, come dirà, sulla condanna delle gravi e inaccettabili affermazioni, ma allo stesso tempo la necessità di ribadire che la stella polare rimane la Costituzione alla quale attenersi scrupolosamente. Il tutto per sgombrare anche il benchè minimo alone di connivenza.

Peraltro, Mattarella era già intervenuto quando esplose l’inchiesta per corruzione che travolse Palamara e portò alle dimissioni di due giudici togati. Quasi un anno fa. Ma dopo le forti sollecitazioni delle opposizioni ad intervenire, specie di Matteo Salvini e Giorgia Meloni il Capo dello Stato non poteva più rimanere in silenzio.

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Così nella lunga nota, da un lato, Mattarella ha voluto ribadire un profilo di equidistanza, richiamandosi alla Costituzione e che, ad esempio, lo porta a non avere alcun potere nello scioglimento del Csm e, dall’altro, ha evidenziato come sia compito e facoltà dei partiti lavorare a una riforma dell’organo di autogoverno della magistratura. Insomma, scrive il Quirinale «se i partiti politici e i gruppi parlamentari sono favorevoli a un Consiglio Superiore della Magistratura formato in base a criteri nuovi e diversi, è necessario che predispongano e approvino in Parlamento una legge che lo preveda: questo compito non è affidato dalla Costituzione al Presidente della Repubblica ma al Governo e al Parlamento».

La bozza di riforma del Csm è già stata presentata dal Guardasigilli

Bonafede, ministro della Giustizia
Alfonso Bonafede, ministro della Giustizia

Riforma che è ormai nell’agenda di governo. Il Guardasigilli Bonafede l’altro ieri ha incontrato la maggioranza presentando una bozza che ha riscontrato apprezzamento. E’ chiaro che quanto sta emergendo sui giornali imponga un’accelerazione della riforma stessa e a maggior ragione dopo le parole del Capo dello Stato.

Diversi i punti oggetto della riforma, come l’introduzione di «oggettivi criteri meritocratici» per le nomine ai vertici degli uffici giudiziari; oppure un nuovo sistema elettorale «che sfugga alle logiche correntizie»; e anche «il blocco definitivo delle porte girevoli fra politica e magistratura»; una regola stringente che si applicherà a chi ricopre cariche politiche elettive o di governo, anche a livello territoriale; e infine una stretta per i magistrati che vanno a ricoprire incarichi dirigenziali nei ministeri o presso altre istituzioni e per gli ex consiglieri del Csm.

Dalle opposizioni la conferma di voler contribuire alla riforma per evitare che si trasformi in una ‘deforma’

Dall’opposizione le parole di Mattarella hanno riscosso apprezzamento. Giorgia Meloni leader di Fratelli d’Italia raccoglie «l’invito del Presidente della Repubblica Mattarella a riformare i criteri di composizione del Csm per mettere fine al cancro delle correnti e al mercanteggiamento di poltrone e incarichi» ma «chiediamo le immediate dimissioni di tutti i magistrati del Csm coinvolti a vario titolo nello scandalo».

Maurizio Gasparri interviene sul Csm
Maurizio Gasparri

Sulla stessa linea anche Matteo Salvini che, oltre a rallegrarsi per l’intervento del Capo dello Stato, ricorda come «non bastano le scuse o le improbabili giustificazioni degli interessati, chiediamo che si dimettano dagli incarichi (giudiziari o politici) tutte le persone coinvolte nello scandalo, da cui emergono vergognosi attacchi a me e alla Lega».

Più duro, anche con Mattarella, Maurizio Gasparri da Forza Italia il quale ammonisce che «questo Csm, il Csm per la sua natura strutturalmente opinabile, non potrà essere salvato da questo intervento di Mattarella. Dal quale ci attendiamo più decisione e più rigore per capire cosa fare davanti ai casi Palamara, Pignatone e di molti altri magistrati che sono stati al centro di indagini, verifiche o comunque di veri casi italiani. Non basta un richiamo moralistico generico. Bisogna fare pulizia».

Dalla maggioranza plauso per l’intervento di Mattarella che in un certo qual modo consente di guadagnare qualche altro giorno.

A parlare è proprio il ministro Bonafede che commentando le parole del Quirinale dice come «ancora una volta il presidente della Repubblica ci indica una strada, che è quella migliore: se le forze politiche hanno qualcosa da ‘dire’ hanno la possibilità di fare una riforma. Ed è quello che stiamo facendo». Mentre rivolto a Matteo Salvini punta il dito perché «lui adesso fa le dirette, ma l’anno scorso era al governo, in questo periodo, l’anno scorso c’era già un progetto di riforma del Csm. Quando fai cadere un governo ti prendi anche questa responsabilità e blocchi progetti di riforma che sono fondamentali per gli italiani».

Bisognerà adesso capire come vorrà procedere la maggioranza, aprirà ai contributi delle opposizioni? Oppure continuerà ad andare avanti facendo da sola? Ma soprattutto a sinistra si riuscirà a fare davvero una riforma incisiva e che risolva i problemi finora rimasti insoluti all’interno della magistratura e nel rapporto con le altre componenti sociali del nostro Paese? Considerando il collateralismo, se non il corporativismo, tra sinistra e magistratura c’è da dubitare.  Ma la crisi è così profonda che non sembrano esserci più margini per rimandare.

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