Centrodestra al lavoro, opposizioni sulle barricate
La legge elettorale dovrebbe essere discussa nel merito, ma il centrosinistra ha scelto una strada più rapida: trasformarla nel simbolo di ogni male. Anche quando si parla di collegamenti territoriali e distribuzione del premio, la parola d’ordine resta allarme.
Il Bignami due, nuovo testo depositato in commissione Affari Costituzionali alla Camera, è atteso giovedì prossimo per l’adozione come testo base. La maggioranza, però, non considera chiuso il lavoro. Al contrario, è pronta a intervenire ancora: alcune correzioni potrebbero arrivare durante la fase emendativa in commissione, altre direttamente in Aula.
Nel centrodestra, e in particolare dalle parti di Fratelli d’Italia, il percorso della riforma viene legato anche all’atteggiamento che terranno le opposizioni nella discussione parlamentare. Tradotto: se il confronto si riduce al no permanente, il merito rischia di restare fuori dalla porta. Del resto, per fare opposizione a tutti i costi, spesso basta molto meno: uno slogan, un’etichetta polemica e la solita sirena dell’emergenza democratica.
Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta nel dato nazionale
Uno dei correttivi allo studio riguarda il collegamento tra i voti espressi in Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta e il risultato nazionale. Oggi quei voti restano esclusi dal computo complessivo delle cifre elettorali. La modifica, che potrebbe arrivare prima dell’Aula, punta proprio a superare questa separazione.
Secondo alcuni costituzionalisti, il punto tocca il principio del voto eguale. Stefano Ceccanti lo ha ricordato nei giorni scorsi osservando che «la differenza di voti del Trentino Alto Adige potrebbe in astratto in vari casi ribaltare il vincitore».
L’obiettivo del centrodestra è evitare che la specificità dell’offerta politica del Trentino Alto Adige venga cancellata da un obbligo di coalizione. L’ipotesi che sta prendendo corpo, infatti, non imporrebbe una scelta rigida, ma lascerebbe aperta la possibilità di collegamento con una lista nazionale.
Voto all’Estero, listini premio e preferenze
Il cantiere della legge elettorale riguarda anche il voto all’Estero, sul quale sono attese novità. Un altro intervento dovrebbe chiarire la distribuzione dei listini premio: dovranno essere presenti in tutte le circoscrizioni e in tutte le Regioni.
Resta però da sciogliere il nodo più delicato, cioè la ripartizione dei 70 deputati e dei 35 senatori del premio. Su questo servirà un patto interno alle coalizioni. Non a caso, sia a destra sia a sinistra, c’è già chi ragiona sulla possibilità di candidare anche figure non politiche, come professori o esponenti della società civile.
Sulle preferenze, la maggioranza conferma l’intenzione di discuterne direttamente in Aula. Molto dipenderà anche dalle modifiche che arriveranno dalle opposizioni o dai vannacciani. Edoardo Ziello, deputato del movimento del generale, ha annunciato: «Futuro Nazionale presenterà emendamenti in commissione per introdurre il voto di preferenza».
Per ora, invece, non si vedono cambiamenti sull’indicazione del candidato premier. È uno dei punti più contestati dall’opposizione, a partire dai Dem.
Il centrosinistra tra Melonellum, Fregatellum e pieni poteri
Sul complesso della riforma, il centrosinistra resta attestato su una linea di forte contrarietà. La maggioranza, fuori taccuino, parla di contatti con l’opposizione, soprattutto dopo le amministrative. Il centrosinistra smentisce. Anche qui il dialogo sembra diventare un oggetto misterioso: se viene cercato, non basta; se viene raccontato, non esiste.
Il Pd attacca con Dario Parrini, vicepresidente della commissione Affari Costituzionali del Senato: «Il Melonellum azzera la sovranità e la libera scelta dei cittadini». Dal Movimento 5 Stelle, Vittoria Baldino sostiene che cambiarla «a un anno dal voto serve ai partiti e non ai cittadini».
Nicola Fratoianni, di Alleanza Verdi e Sinistra, insiste sullo stesso punto: «La destra continua la lunga tradizione del cambiare le regole del gioco all’ultimo momento». Poi aggiunge la sua formula ironica: forse stanno scrivendo il «Fregatellum».
Riccardo Magi arriva perfino a sostenere che la stabilità sarebbe «una scusa della maggioranza per i pieni poteri», chiudendo con un secco «no al Melonellum». Qui, però, più che criticare una riforma, si vaneggia: una legge elettorale non consegna mani libere a nessuno e non attribuisce pieni poteri al governo. Serve a trasformare i voti in seggi, non a cancellare urne, elettori, Parlamento e campagna elettorale.
E c’è anche un dettaglio che nella polemica viene lasciato prudentemente fuori campo: il centrodestra le ultime elezioni politiche le ha già vinte con la legge elettorale attuale. Ma nel racconto dell’allarme permanente, evidentemente, anche l’ovvio rischia di diventare un intralcio.




