Garlasco, le informative dei carabinieri: nessun elemento decisivo contro l’ex pm Venditti

Si profila la richiesta di archiviazione

Non ci sarebbero riscontri sufficienti per sostenere l’accusa di corruzione contro Mario Venditti, l’ex procuratore aggiunto di Pavia finito al centro dell’inchiesta sull’archiviazione di Andrea Sempio nel 2017. È il punto centrale che emerge dalle nuove carte depositate a Brescia dai Carabinieri di Pavia, ora all’esame del procuratore capo Francesco Prete.

La doppia informativa rimette in discussione il filone investigativo aperto sulla richiesta di archiviazione della posizione di Sempio nell’indagine per l’omicidio di Chiara Poggi. Un passaggio giudiziario che nel 2017 aveva portato fuori dal procedimento Andrea Sempio, mentre per il delitto resta la condanna definitiva di Alberto Stasi.

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I «pizzini» e l’ipotesi della mazzetta

L’attenzione degli inquirenti si era concentrata sull’archiviazione firmata nel 2017 e, in particolare, su alcuni appunti manoscritti trovati durante una perquisizione nell’abitazione della famiglia Sempio. Sono i cosiddetti «pizzini», tra i quali compariva una frase diventata il cuore dell’ipotesi accusatoria: «Venditti gip archivia per 20-30 euro».

Per gli investigatori quelle parole potevano rappresentare il segnale di un accordo corruttivo. Da qui il sospetto che Venditti avesse ricevuto una mazzetta da Giuseppe Sempio, padre di Andrea, in relazione all’archiviazione della posizione del figlio.

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Una lettura respinta dallo stesso Giuseppe Sempio, sentito lo scorso 26 settembre su disposizione dei pm bresciani. A verbale aveva spiegato: «’Gip Venditti archivia per 20-30 euro’ dovrebbe essere una previsione di spesa che avevamo fatto noi in casa, su quanto avremmo dovuto pagare agli avvocati alla fine della faccenda».

Le nuove carte e la difesa di Venditti

Il quadro descritto nell’informativa depositata va però in un’altra direzione: non sarebbero stati raccolti elementi determinanti per sostenere l’accusa nei confronti dell’ex procuratore aggiunto di Pavia. Venditti, dal canto suo, ha sempre sostenuto di aver archiviato Sempio perché convinto della responsabilità di Alberto Stasi, poi condannato in via definitiva per l’omicidio di Chiara Poggi.

Il legale dell’ex magistrato, l’avvocato Domenico Aiello, parla di indagini arrivatw tardi: «Forse finalmente qualcuno ha colmato delle lacune e ha compiuto quegli accertamenti che avrebbero dovuto essere disposti prima dell’invio della notizia di reato da Pavia a Brescia».

Secondo Aiello, il passaggio dell’informativa a Brescia avrebbe richiesto verifiche più solide: «Solo quando si è veramente sicuri che c’è stata una violazione così grave di legge da parte di un servitore dello Stato era possibile mandare un’informativa di reato a Brescia, non prima». Il difensore contesta anche le modalità: «Invece, si è proceduto a fare una perquisizione in diretta televisiva senza avere neanche individuato la figura e il nome del corruttore».

Poi il riferimento alle conseguenze subite: «Venditti ha ricevuto danni irreversibili». Per Aiello, un uomo con «una carriera immune da macchia per 42 anni» e «servitore dello Stato» si sarebbe trovato «distrutto nella reputazione, trattato come un bandito». Il legale aggiunge infine un rilievo sui presupposti dell’indagine: «Il fatto era comunque del 2017, quindi pericolo di reiterazione o pericolo di fuga non li vedevo».

Il nodo della competenza e i carabinieri coinvolti

Alla luce delle nuove informative, i pm Donato Grego e Alessio Bernardi potrebbero adesso orientarsi verso una richiesta di archiviazione per Venditti. Una scelta destinata a incidere non soltanto sulla sua posizione, ma anche sull’assetto procedurale dell’intero fascicolo.

Se venisse meno la posizione dell’ex magistrato, cadrebbe infatti il presupposto dell’articolo 11, che aveva determinato la competenza della Procura di Brescia per la presenza di magistrati del distretto milanese tra gli indagati. In quel caso, l’inchiesta potrebbe tornare alla Procura di Pavia per competenza territoriale.

Le carte depositate a Brescia, però, avrebbero un effetto opposto su altri protagonisti del filone investigativo: aggraverebbero la posizione di alcuni carabinieri coinvolti nella vicenda. La Procura guidata da Francesco Prete sta valutando l’ipotesi di contestare nuove accuse.

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