Neanche la morte di Papa Francesco aiuta la sinistra a ritrovarsi

«Lorsinistri» ancora in scena con la «frustrazione da antifascismo»

Come sempre anche stavolta i nodi sono venuti al pettine. Neanche la morte di Papa Francesco e il fiume di retorica che ne è scaturito hanno salvato la sinistra dal dare dimostrazione della propria «frustrazione da antifascismo» e della sua lontananza da quel popolo di cui pur si spaccia per paladina e protettrice.

Le è bastato, infatti, che il governo decidesse di decretare 5 giorni di lutto nazionale per la morte del Santo Padre (avrebbe dovuto sospendere il lutto il giorno prima del funerale, il 25 aprile, per lasciare spazio alla festa della liberazione e riprenderlo sabato 26 per il funerale? Ridicolo), per scatenare un durissimo caso politico contro l’esecutivo. Che si badi bene, non aveva chiesto di sospendere alcuno degli eventi programmati per la Festa della liberazione, che purtroppo quest’anno – causa il triste evento di cui sopra – è coincisa col quarto dei 5 giorni di lutto.

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Ma il ministro Musumeci ha «osato» chiedere che tutto si svolgesse «con sobrietà», perché venisse giù il mondo e la coppia delle meraviglie Avs: Bonelli e Fratoianni, con Schlein, Conte e Anpi, si scatenassero e accusassero il governo di «voler sminuire il valore che rappresenta questo giorno, utilizzando la scomparsa di Papa Francesco» (come se si trattasse di un evento di scarso rilievo, ndr) e Landini, sul tavolo gettasse il jolly minacciando addirittura che «venerdì sarebbe stata rivolta».

Pensate – a dispetto delle loro ipocrite considerazioni di affetto nei suoi confronti nei giorni immediatamente post mortem – quanto rispetto avrebbero dimostrato, al Santo Padre, accompagnandolo nel suo ultimo viaggio, il giorno dopo aver offerto ai fedeli arrivati a Roma e a quelli collegati via tivu per assistere ai funerali, una delle solite sceneggiate violente cui – da un po’ di tempo a questa parte – «lorsinistri» sono soliti offrire quando scendono in piazza per manifestare.

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25 aprile: festa unitaria o occasione di scontro?

E, l’80° anniversario di una festa unitaria, diventata col tempo (grazie al tentativo della sinistra di appropriarsene, espropriandone tutti gli altri) assolutamente divisiva come quella della «liberazione» dal nazifascismo avrebbe potuto rappresentare, in questo momento, l’occasione ideale perché qualcuno mostrasse i muscoli.

Tanto più davanti a milioni (tra quelli arrivati a Roma dall’Italia e dall’Estero per partecipare in prima persona all’evento e chi lo avrebbe guardato in tv) di fedeli; i grandi leader del mondo, le migliaia di tivù e giornalisti di tutto il mondo che avrebbero seguito la celebrazione. Per fortuna così non è stato. Anche se la «rivolta» è cominciata già la sera di giovedì 24 a Torino, laddove gli antagonisti, subito dopo la prevista fiaccolata, hanno preteso l’allontanamento dal corteo dei militanti di Iv e +Europa e hanno dato vita a scontri con la polizia, e sono poi proseguite il giorno dopo in tutte le città italiane grandi e piccole.

Non sono mancati incidenti, insulti, bandiere bruciate eppure, neanche la bombardate di fischi contro Pd e compagnia di giro, ma tutto sommato, considerate le premesse, è arrivata l’ennesima conferma che gli italiani sono migliori di chi dice di rappresentarli nelle dorate stanze della politica.

Il flop della seduta al Senato

E lo dimostra il fatto che la seduta per celebrare il 25 aprile nell’aula del Senato sia stata un flop, per la diserzione di quegli stessi leader di quella medesima sinistra che avevano preteso a «muso duro» che si svolgesse.

A cominciare dal capo di Iv, Renzi, la cui capogruppo, parlamentare Paita era stata la prima a pretenderne la celebrazione, mentre erano assenti gli altri 6 senatori del gruppo, certo, c’era la Sbrollini ma – a dimostrazione di quanto le interessasse essere lì – ha deciso di issare le vele e lasciare la poltrona prima dei 60 secondi di silenzio; e neanche si è avuta traccia del capogruppo Boccia e di altri 15 dei 36 senatori dem; né si sono visti il leader Calenda e Lombardo di Azione; un solo presente fra i senatori a vita, Monti. Il vuoto totale, insomma.

Un’opposizione che non crede nemmeno alle proprie accuse

Credo che – come me – anche voi vi starete chiedendo, come mai se – come sostengono – la democrazia è in pericolo, il rischio regime e la soppressione delle libertà è ormai a un passo, hanno disertato una seduta così importante per la difesa delle libertà democratiche, che pure avevano voluto? Semplicemente perché, non ci credono.

Sanno benissimo che nessuno mette in discussione: democrazia, libertà, diritti civili e sociali, ma paventarlo gli serve a nascondere la rabbia e la bile che li attanaglia per aver perso le elezioni e doversi rassegnare a sedersi – temendo, per di più, che possa durare molto a lungo – su quegli scranni, un tantinello scomodi e per niente ambiti di seconda fila destinati all’opposizione. Ancora di più, a dissimulare l’odio che certa sinistra ideologica continua a seminare contro il «nemico» ovvero chi, indipendentemente da come, la pensa diversamente da loro.

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