Funivia del Faito, De Gregorio si smarca: «Giustizia sì, giustizialismo no». È polemica

Tragedia funivia del Faito: inchiesta aperta, dolore e accuse incrociate

«La verità e le eventuali responsabilità le definirà la magistratura nella quale ho massima fiducia. Se qualcuno ha sbagliato pagherà. Ma le eventuali responsabilità vanno ricercate scientificamente e dimostrate giuridicamente. Chi si occupava della funivia lo faceva con dedizione ed amore, sino a prova contraria. Vi sono stati errori, omissioni, superficialità? Vengano fuori, sia fatta giustizia». Lo scrive Umberto De Gregorio, presidente Eav, la società di gestione della funivia del Faito ritornando sulla caduta della cabina verificatasi lo scorso 17 aprile con la morte di quattro persone e il ferimento di un’altra. Nelle parole di De Gregorio nessun cenno diretto a quanto accaduto durante i funerali di sabato del macchinista Eav, Carmine Parlato.

Il dolore della famiglia Parlato e la richiesta di giustizia

La moglie, Elvira, ha preso la parola dall’altare sottolineando che quanto accaduto alla funivia del Faito «non è stata una fatalità» chiedendo che «chi ha messo a repentaglio al vita di esseri umani, ne risponda». Il presidente Eav sottolinea che «giustizia è cosa diversa dal giustizialismo, secondo cui ‘qualcuno comunque deve pagare’. Per quanto mi riguarda il mio compito è assicurare le risorse finanziarie per garantire la sicurezza: sotto questo aspetto ho la coscienza pulita in merito all’incidente sulla funivia: mai lesinato sulle risorse. La coscienza è a posto, il cuore è a pezzi».

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Poche ore prima, De Gregorio aveva lanciato la proposta di un premio alla memoria di Carmine Parlato aggiungendo che l’inchiesta della Procura di Torre Annunziata che vede indagate 4 persone tra dirigenti e dipendenti Eav con le ipotesi di omicidio colposo plurimo e disastro colposo «si preannuncia complessa vista anche la zona impervia in cui la cabina della funivia improvvisamente è precipata».

Nappi: «Chi guida Eav non provi a sottrarsi a responsabilità»

Al presidente dell’Eav, che gestisce la funivia del Faito, ha replicato Severino Nappi. «È intollerabile che un signore che percepisce, accanto a quello di presidente, anche un secondo stipendio a 6 cifre come direttore generale – e cioè il massimo dirigente operativo della società – provi penosamente a sottrarsi alle proprie responsabilità, scaricandole sui suoi collaboratori e subordinati, inventandosi un’inesistente funzione di ‘recuperatore di risorse economiche’ che il Codice civile non conosce. Se agghiaccia il cinismo di costui, non stupisce certo il silenzio di colui che lo ha nominato e lo mantiene in quella posizione da 10 anni», afferma il capogruppo della Lega in Consiglio regionale e vice coordinatore del partito in Campania.

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«Né la connivenza del Pd e delle sinistre che, in questi lunghi anni, si sono largamente ‘abbeverate’ alle fonti gestionali dell’Eav. Sappiamo però che chi sta indagando conosce le regole del diritto e confidiamo che le applicherà senza dar spazio a pelosi e inaccettabili distinguo, ma attribuendo a ciascuno le responsabilità che la legge pone a suo carico, per grado e funzioni. Perché una cosa è certa – conclude – Come ha detto la signora Elvira dal pulpito dei funerali del marito Carmine: questa tragedia non è frutto della fatalità. Noi vigileremo e non esiteremo a denunciare omissioni, falsità e ‘arrangiamenti’ di qualsiasi tipo».

Muscarà: «Insulto alle vittime della tragedia della funivia del Faito»

«Sono letteralmente rimasta esterrefatta dalle parole del presidente e amministratore dell’Eav che piuttosto che votarsi ad un religioso, mesto e doveroso silenzio pensa bene di trascorre il suo tempo, da ben 10 giorni, sui social a deresponsabilizzare se stesso e i suoi ben profumatamente pagati dirigenti. È grave ed è un insulto all’intelligenza della magistratura e dei cittadini parlare di “eventuali” responsabilità» afferma invece la consigliera regionale campana indipendente Maria Muscarà.

«È grave ed è un insulto alle vittime della tragedia ridurre il proprio compito, da ben 300 mila euro l’anno, a dover semplicemente assicurare le risorse per la sicurezza. E tutto il resto? – sottolinea – l’unica cosa che avrebbe dovuto fare immediatamente dopo la tragedia ma se n’è ben guardato, sarebbe stato rassegnare le dimissioni. Tanto più alla luce di quanto starebbe emergendo sulla mancata sostituzione dal 1989 dei freni di servizio della funivia del Faito, come ha raccontato qualche giorno fa il giornalista Michele Buscè».

«Nei prossimi giorni, poiché abbiamo il dovere di capire fino in fondo tutti gli aspetti tecnici commerciali e informativi di questa incredibile tragedia – annuncia Muscarà – chiederò l’accesso agli atti».

Funivia del Faito, migliora Thabet Suliman

Mentre infuriava la polemica, a Castellammare è arrivata per il riconoscimento delle salme che si trovano in obitorio la sorella del 65enne Derek Winn e cognata di Elaine Margaret, 58 anni, la coppia britannica morta nel crollo della cabina. Momenti di commozione per la donna che si è recata nella stazione da dove partiva la funivia del Faito, deponendo dei fiori, poi ha incontrato il sindaco Luigi Vicinanza.

Con i due inglesi e con Parlato è morta la 25enne israelo palestinese Janan Suliman mentre il fratello Thabet, di 23 anni, con il quale stava viaggiando in Italia, unico sopravvissuto della tragedia della funivia del Faito, ancora ricoverato nella terapia intensiva nell’ospedale del Mare di Napoli, sta migliorando: in ripresa i parametri della respirazione del ragazzo, dopo la sospensione della sedazione.

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