Nucleare, il paradosso degli italiani: favorevoli, ma solo lontano da casa

La maggioranza apre all’atomo dopo decenni di diffidenza

Dopo il via libera della Camera alla legge delega sul nucleare di nuova generazione, sembra che in Italia si stia cambiando direzione anche su questo versante. Sarà la scelta giusta per garantire energia più sicura, indipendenza energetica e, soprattutto, bollette più sostenibili? Per quasi quarant’anni il tema è rimasto ai margini della discussione nazionale, a causa dell’eredità dei referendum del 1987 e del 2011. Recentemente, però, abbiamo assistito a profondi mutamenti nell’opinione pubblica. La crisi energetica seguita alla guerra in Ucraina, i prezzi del gas e la competizione internazionale hanno riportato al centro la domanda di famiglie, imprese e istituzioni: come avere energia abbondante, stabile e a costi equi?

Il ritorno del nucleare conquista il 60% degli italiani

Da alcuni anni si effettuano regolarmente sondaggi per capire il «sentiment» degli italiani su questo spinoso argomento, diventato un tabù dopo Chernobyl, anche se la maggior parte degli scienziati del settore, già allora, si dichiarava favorevole all’energia nucleare per scopi pacifici. E proprio secondo un recente sondaggio di BiDiMedia, circa il 60% degli italiani si dice favorevole al ritorno dell’energia nucleare in Italia. Un dato che evidenzia un cambiamento significativo nell’opinione pubblica, se confrontato con la storica diffidenza verso questa fonte. Il risultato del sondaggio certifica la presenza nel Paese di una discreta quota di contrari e indecisi, ma evidenzia anche una maggioranza finalmente più aperta a valutare il nucleare come risposta alle sfide dei costi dell’energia, della sicurezza e della transizione energetica.

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Secondo un altro sondaggio, gli italiani sono invece ancora divisi sull’energia nucleare: il 46% ne apprezza la spinta all’indipendenza energetica e il 36% il contenimento dei costi, ma il 47% ne teme le scorie radioattive e il 42% il rischio di incidenti. Lo afferma una ricerca dell’istituto YouTrend per Green&Blue, il progetto editoriale di «la Repubblica» dedicato alla sostenibilità, presentata nel corso della recente giornata inaugurale del Festival Green&Blue 2026, presso il Museo nazionale della scienza e della tecnologia Leonardo da Vinci di Milano.

Insomma, il dibattito sull’opportunità di incrementare la produzione di energia nucleare si è riacceso di recente nel nostro Paese. E se, dal punto di vista delle istituzioni e dei partiti politici, si assiste al contraddittorio tra scettici e sostenitori, gli italiani rispondono al quesito in un sondaggio SWG per iWeek, secondo il quale oltre la metà dei cittadini, il 51%, si dichiara favorevole all’energia atomica. Di questi, il 24% afferma di essere «sicuramente a favore» e il 27% «probabilmente a favore». Gli oppositori dell’energia nucleare si attestano invece al 26%: il 16% è fermamente contrario, mentre il 10% lo è in maniera meno decisa. Tra i più contrari figurano i residenti nelle grandi città, con il 32%, le donne, con il 31%, e i residenti al Sud e nelle Isole, con il 30%.

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Nuovi reattori, gli italiani chiedono più informazioni

L’incertezza aumenta, invece, in tema di informazione sulla disponibilità dell’energia nucleare di nuova generazione. Gli SMR, i piccoli reattori modulari, sono ritenuti immediatamente disponibili dal 68% degli italiani, ma in realtà sono disponibili soltanto a livello di produzione, non ancora ultimati e, dunque, non in funzione. I microreattori vengono considerati già disponibili dal 56% degli intervistati, una percentuale inferiore rispetto a quella relativa ai grandi reattori di terza e quarta generazione, ritenuti immediatamente disponibili dal 64% del campione.

Appare evidente come le informazioni sulle nuove tecnologie nucleari siano ancora piuttosto scarse o, quantomeno, incomplete e frammentarie. Dal sondaggio emerge, quindi, che tre italiani su quattro vorrebbero maggiori informazioni sulle nuove tecnologie nucleari, sul loro impatto ambientale e sulla sicurezza. Nel dettaglio, il 77% vuole saperne di più su come vengono gestiti oggi i rifiuti radioattivi, il 76% vorrebbe maggiori informazioni sulla sicurezza delle centrali e dei reattori nucleari di nuova generazione, mentre il 74% gradirebbe conoscere in maniera più approfondita l’evoluzione delle nuove tecnologie di progettazione delle centrali nucleari.

La sindrome Nimby: sì al nucleare, ma lontano da casa

Infine, indicatori interessanti emergono anche in tema di impatto della cosiddetta sindrome Nimby, dall’inglese «Not In My Back Yard», cioè la preoccupazione e le proteste dei membri di una comunità locale nei confronti di opere pubbliche che potrebbero avere un impatto rilevante sul territorio in cui vivono. I dati, in questo senso, sottolineano come soltanto il 39% degli italiani sarebbe favorevole alla costruzione di reattori di grandi dimensioni entro un raggio di 20 chilometri dalla propria residenza. La stessa percentuale si registra per gli SMR e gli AMR.

Tali percentuali salgono tra coloro che sarebbero favorevoli all’installazione di grandi reattori, con il 49%, o di SMR, con il 52%, ma soltanto se collocati ad almeno 100 chilometri dalla propria abitazione. Insomma, «sì al nucleare, ma non nel mio giardino».

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