Il riscatto di Villa Ferretti: la libertà di stampa e il coraggio di Siani al centro della «Carta dei Beni Comuni»

Giornalisti e istituzioni insieme contro silenzi e intimidazioni

Villa Ferretti festeggia i suoi primi dieci anni di rinascita e restituzione alla cittadinanza, trasformandosi per due giorni nel cuore pulsante del dibattito nazionale sulla legalità, sui beni comuni e sulla tutela della libertà di stampa. La storica dimora ottocentesca affacciata sul mare di Baia, un tempo simbolo del potere economico e dell’arroganza della camorra, ha ospitato la rassegna «La Carta dei Beni Comuni – 10 anni di Villa Ferretti», promossa dall’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Josi Gerardo Della Ragione.

La due giorni di lavori, strutturata in tavole rotonde tematiche con numerosi relatori istituzionali, ha vissuto il suo momento di massima intensità emotiva e civile nella giornata di martedì 21 luglio 2026. I riflettori si sono accesi in particolare sul partecipatissimo panel dei giornalisti dedicato a «Libertà di stampa e legalità», svoltosi in una sala gremita.

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Il «miracolo civico» di Villa Ferretti

Il sindaco Josi Gerardo Della Ragione ha partecipato ai lavori con un intervento conclusivo di forte impatto, rivendicando il valore del «miracolo civico» flegreo. Sotto la sua guida, Villa Ferretti è diventata un modello nazionale: da reggia inaccessibile del clan a parco archeologico pubblico e polo universitario d’eccellenza per l’Università Federico II. Il primo cittadino ha sottolineato come la trasparenza e la tutela dei cronisti sul territorio rappresentino l’unico vero argine al proliferare delle zone d’ombra della criminalità.

A condurre il dibattito e a tessere il filo conduttore tra i vari contributi del tavolo è stato il vicesindaco Mauro Cucco, che ha moderato il panel con rigore, stimolando la platea sui temi caldi dell’isolamento dei cronisti di periferia e della gestione sociale dei beni sottratti alle mafie.

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A tracciare una linea ideale tra il passato, il presente e il futuro del giornalismo d’inchiesta è stato un oggetto dal valore simbolico inestimabile, posizionato proprio al centro della sala: la macchina da scrivere Olivetti Lexikon 80 di Giancarlo Siani. Il cronista precario, brutalmente assassinato dalla criminalità organizzata nel settembre del 1985, ha continuato a far sentire la sua voce proprio attraverso quei tasti.

La macchina da scrivere di Giancarlo Siani

A portare fisicamente la storica macchina da scrivere al panel di Villa Ferretti è stato Giovanni Taranto, scrittore, giornalista e vicepresidente della Commissione Legalità dell’Ordine dei Giornalisti della Campania. Taranto ha ricordato la centralità del modello Siani per le nuove generazioni di cronisti, sottolineando come la verità non possa essere messa a tacere dalle intimidazioni.

La presenza del cimelio, reduce da una serie di tappe e incontri in tutta Italia per sensibilizzare la cittadinanza, ha conferito al dibattito un’atmosfera di profonda commozione e solennità civile. Sui beni confiscati, Taranto ha sottolineato la difficoltà di passare dalle confische alle riassegnazioni in un’ottica di recupero e messa a disposizione di realtà utili alla crescita sociale e civile del territorio.

Il ruolo dei cronisti nei territori difficili

Il tavolo dei relatori ha visto la partecipazione delle massime cariche e di storiche firme del giornalismo campano. Ad aprire la discussione è stato Ottavio Lucarelli, presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania. Nel suo intervento, Lucarelli ha voluto elogiare pubblicamente il percorso di riscatto territoriale intrapreso dall’area flegrea: «Bacoli sta lavorando molto bene sul fronte del riutilizzo sociale dei patrimoni sottratti alle mafie». Il presidente ha poi allargato la riflessione sulle crescenti difficoltà che i cronisti affrontano quotidianamente sui territori difficili.

Accanto a lui, ha offerto un contributo di assoluto rilievo Vincenzo Di Vincenzo, direttore de Il Mattino. Il direttore del quotidiano – la stessa storica testata per cui scriveva Siani – ha analizzato lo stato di salute della professione e l’importanza del giornalismo di prossimità come argine alle derive criminali. Di Vincenzo ha evidenziato come le criticità nascano spesso dall’isolamento in cui vengono lasciati i giornalisti d’inchiesta, ribadendo l’impegno della testata nel sostenere il racconto senza sconti delle realtà locali. «Se Siani fosse vivo – ha concluso – probabilmente sarebbe al mio posto, e con molto più titolo di me».

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