Nucleare, la Camera approva la legge delega: il piano del governo passa al Senato

Pichetto: «Scelta di concretezza, non di ideologia»

L’Italia compie un nuovo passo verso il ritorno al nucleare sostenibile. L’Aula di Montecitorio ha dato il via libera alla legge delega, che ora dovrà essere esaminata dal Senato. Il voto segna il primo passaggio parlamentare del provvedimento: 155 deputati si sono espressi a favore, 86 hanno votato contro e 8 si sono astenuti. Il testo affida al governo il compito di costruire, entro un anno, il quadro normativo per la produzione e l’utilizzo di energia da fonte nucleare sostenibile sul territorio nazionale.

La legge delega non riattiva immediatamente gli impianti, ma stabilisce i criteri entro cui l’esecutivo dovrà muoversi per definire la nuova disciplina. Il perimetro indicato dal provvedimento comprende il rispetto degli obblighi europei e internazionali, il raccordo con le politiche di decarbonizzazione al 2050, il rafforzamento della sicurezza e dell’indipendenza energetica dell’Italia e il contenimento dei costi dei consumi energetici per gli utenti.

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I decreti legislativi saranno adottati su proposta del ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, di concerto con gli altri ministeri competenti. Prima del via libera dovranno essere acquisiti l’intesa della Conferenza unificata, il parere del Consiglio di Stato e quello delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per i profili finanziari. Il testo consente inoltre di intervenire successivamente sulla disciplina: entro due anni dall’entrata in vigore dei decreti attuativi potranno essere approvati interventi integrativi e correttivi.

Dal programma nazionale agli impianti

Il cuore della delega è la definizione di un programma nazionale per lo sviluppo della produzione e dell’utilizzo di energia da fonte nucleare sostenibile e da fusione. Il governo dovrà prevedere anche strumenti informativi e formativi sul ruolo delle tecnologie nucleari nel percorso di decarbonizzazione. La nuova disciplina dovrà adeguarsi alle regole dell’Unione europea e agli accordi internazionali in materia. Nel testo rientrano anche la disattivazione e lo smantellamento delle installazioni nucleari esistenti sul territorio nazionale.

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La delega comprende l’intero ciclo degli impianti: sperimentazione, localizzazione, costruzione o installazione, esercizio e successiva disattivazione. Le norme dovranno riguardare gli impianti di produzione di energia nucleare, anche per la produzione di idrogeno e di calore, insieme ai relativi sistemi di sicurezza. Nel provvedimento sono inseriti anche la fabbricazione e il riprocessamento del combustibile nucleare, lo stoccaggio temporaneo dei rifiuti radioattivi e del combustibile esaurito, oltre agli impianti di smaltimento definitivo.

Un capitolo specifico riguarda l’impiego dell’energia da fonte nucleare sostenibile nel settore navale e marittimo. Un altro fronte è quello della ricerca, dello sviluppo e dell’utilizzo dell’energia da fusione, con misure per promuovere le attività di ricerca e sviluppo sia nella fissione nucleare sia nella fusione. La delega prevede inoltre misure di promozione e valorizzazione dei territori interessati e percorsi di formazione per tecnici, ricercatori, ingegneri, fisici e per tutte le altre figure professionali necessarie allo sviluppo delle competenze nel settore.

La governance

Sul piano della governance, il testo dispone il riordino della disciplina in materia di sicurezza, vigilanza e controllo, anche valutando l’istituzione di un’autorità amministrativa indipendente. Sono previsti anche un sistema di garanzie per l’intero ciclo di vita degli impianti, eventuali modalità di sostegno alla realizzazione degli impianti e alla produzione di energia da fonte nucleare sostenibile e da fusione, insieme al coordinamento con le altre norme che regolano il mercato energetico.

Il riferimento storico resta il lungo stop italiano al nucleare. La produzione era stata avviata nella prima metà degli anni Sessanta del secolo scorso e si era fermata alla fine degli anni Ottanta, dopo il referendum promosso in seguito all’incidente del 26 aprile 1986 alla centrale di Chernobyl.

Pichetto Fratin: «Passo importante per il futuro energetico»

Dopo il voto alla Camera, il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha rivendicato il significato politico e strategico della delega. «Con l’approvazione alla Camera della legge delega sul nucleare sostenibile, compiamo un passo importante per il futuro energetico dell’Italia», ha dichiarato il ministro. «Oggi abbiamo iniziato a porre le condizioni affinché il Paese sia pronto ad adottare il nucleare sostenibile, quando le nuove tecnologie, alle quali puntiamo, saranno mature e disponibili, all’inizio del prossimo decennio».

Per Pichetto Fratin, il nucleare sostenibile vuol dire «più sicurezza energetica, più decarbonizzazione, più indipendenza». Il ministro ha richiamato la crescita della domanda di energia legata anche all’intelligenza artificiale, ai data center, all’elettrificazione industriale e civile: «Chi sarà in grado di produrre energia sarà più libero, più forte e più sicuro».

Il provvedimento viene collegato anche al tema delle bollette. «Vogliamo un’Italia meno dipendente dall’estero, con energia più accessibile per famiglie e imprese», ha aggiunto Pichetto Fratin. «La bolletta arriva indistintamente nelle case e nelle imprese di tutti gli italiani. Per questo il nucleare non è una bandiera politica o ecologica: è uno strumento da valutare con serietà, fiducia nella ricerca e responsabilità verso le prossime generazioni». La conclusione del ministro è stata netta: «Questa è una scelta di concretezza, non di ideologia. Una scelta di Libertà. Più sicurezza energetica, più indipendenza, più Italia».

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