Grazzanise resta sospesa in attesa degli studi
Un nuovo terminal, più voli intercontinentali e milioni di passeggeri in più: il piano illustrato da Roberto Fico per Capodichino apre una prospettiva di crescita che potrebbe trasformarsi in un’altra sciagura per i quartieri sorvolati ogni giorno.
Il presidente della Regione Campania ha delineato la propria strategia nel corso della commissione Bilancio del Consiglio regionale, convocata venerdì per esaminare l’assestamento che mercoledì dovrà approdare in Aula. Il documento, spiega Repubblica Napoli, contiene anche uno stanziamento da 1,6 milioni di euro destinato a sostenere l’aeroporto di Salerno-Pontecagnano attraverso la copertura della tassa d’imbarco, così da alleggerire i costi sostenuti dalle compagnie e favorire il rilancio di uno scalo che nel 2025 non ha raggiunto i 500mila passeggeri.
Da quella misura Fico ha allargato il ragionamento all’intero sistema aeroportuale campano. L’obiettivo dichiarato è arrivare a circa 20 milioni di viaggiatori complessivi, con una ripartizione che prevede 17 milioni a Capodichino e tre milioni a Salerno. Un salto rilevante rispetto agli attuali 13 milioni dello scalo napoletano, destinato a essere accompagnato dalla costruzione di un secondo terminal attraverso circa 200 milioni di investimenti privati da parte di Gesac.
Diciotto milioni regionali per le strade attorno allo scalo
La Regione non finanzierà direttamente il nuovo terminal, ma ha previsto 18 milioni di euro per intervenire sulla viabilità che circonda Capodichino. Tra le opere indicate da Fico figura il sottopasso della Maddalena, pensato per alleggerire il traffico e rendere più agevole l’accesso all’aerostazione. Il presidente ha riferito di aver già svolto diversi incontri con Gesac, la società che gestisce gli aeroporti di Napoli e Salerno.
Il miglioramento dei collegamenti stradali, tuttavia, affronta soltanto una parte del problema. Capodichino non è uno scalo collocato lontano dai centri abitati, ma un’infrastruttura inserita nel tessuto urbano di Napoli. Le traiettorie di decollo e atterraggio interessano quotidianamente quartieri densamente popolati, già esposti al rumore prodotto dagli aeromobili. Portare il traffico a 17 milioni di passeggeri significa quindi programmare un’espansione che potrebbe comportare un ulteriore aumento dei voli e dei disagi per i residenti.
Nelle dichiarazioni del presidente, invece, il tema della sostenibilità urbana resta sullo sfondo rispetto alle prospettive economiche. Fico ha spiegato che l’apertura di nuove rotte dirette potrebbe favorire sia il turismo con maggiore capacità di spesa sia l’arrivo di investitori stranieri. Le interlocuzioni riguarderebbero in particolare Cina e Giappone, con l’ipotesi di collegamenti Napoli-Pechino, Napoli-Tokyo o di una tratta capace di unire le due destinazioni asiatiche. «Quando ci sono linee come Napoli-Pechino, Napoli-New York o Napoli-Tokyo aumenti anche la linea di investimenti, perché con l’aereo i manager di un’azienda possono arrivare direttamente qui», ha sostenuto Fico.
Su Grazzanise la Regione chiede numeri e verifiche
Se su Capodichino la linea appare già tracciata, ben diversa è la posizione assunta sull’aeroporto militare di Grazzanise. Il Governo lo ha inserito nel Piano nazionale degli aeroporti prevedendo la possibilità di un futuro utilizzo civile, ma il presidente della Regione non intende assumere impegni senza una valutazione preventiva.
«Non possiamo fare politica pubblica alla cieca», ha dichiarato. Fico non ha escluso l’apertura dello scalo casertano ai voli di linea, ma ha subordinato ogni scelta alla verifica dell’operazione. «A me, se ci fosse un aeroporto a Grazzanise, andrebbe bene, ma dobbiamo elaborare i dati veri e i numeri, come si fa quando si fanno grandi investimenti».
Tra gli elementi che la Regione intende prendere in considerazione c’è anche la relativa vicinanza con Fiumicino, ritenuta capace di ridurre l’area di mercato disponibile per un eventuale terzo scalo campano. Da qui la richiesta di studi di fattibilità prima di procedere: «Dobbiamo lavorare sui dati, perché altrimenti stiamo parlando un po’ del nulla».
La cautela riservata a Grazzanise contrasta però con la decisione di concentrare la crescita su un aeroporto già inglobato nella città. Se per lo scalo casertano si invocano verifiche approfondite, la stessa attenzione dovrebbe essere applicata agli effetti dell’espansione di Capodichino sulla popolazione, sul rumore e sulla qualità della vita dei quartieri attraversati dalle rotte.
Fico ha anche rivisto l’ipotesi avanzata durante la campagna elettorale. Il presidente ha riconosciuto che quell’idea non sarebbe più sostenibile alla luce dei dati analizzati dalla Regione. «Anch’io pensavo nel passato una cosa che oggi probabilmente non vale più ed era un mio pensiero sbagliato: cioè fare a Grazzanise la logistica», ha ammesso. Le merci, ha spiegato, viaggiano quasi interamente attraverso porti, ferrovie e trasporto su gomma, mentre la componente marittima rappresenterebbe circa il 90 per cento dei flussi. Per questo, secondo Fico, puntare su un aeroporto cargo rappresenterebbe una scelta economicamente fallimentare.
Lo scontro sul rischio di un nuovo napolicentrismo
La strategia illustrata dal presidente ha provocato la reazione di Gennaro Oliviero, capogruppo di «A testa alta» e rappresentante dell’area deluchiana. «Grazzanise sarebbe un’infrastruttura che non riguarda solo la provincia di Caserta. Non è che saltiamo da un salernocentrismo a un napolicentrismo e le altre province vanno tutte in cavalleria», ha affermato Oliviero.
Fico ha replicato respingendo ogni lettura territoriale delle scelte della Giunta. «Gli assessori sono regionali. Del luogo di residenza a me non interessa niente. Oltretutto, il luogo di residenza di molti miei assessori è salernitano, anche un po’ per coincidenza, ma non per questo la Regione diventa salernocentrica, né perché il presidente è di Napoli diventa napolicentrica».
Il confronto, però, non può essere ridotto soltanto alla distribuzione geografica degli investimenti. La questione centrale resta la scelta di spingere Capodichino verso una nuova espansione nonostante la sua collocazione in piena area urbana. Un aeroporto più grande può produrre ricavi, attrarre visitatori e rafforzare i collegamenti internazionali, ma può anche aumentare il peso già sopportato dai napoletani che vivono sotto il passaggio degli aerei. Senza misure adeguate per limitare l’impatto sulla città, la crescita dello scalo rischia di trasformarsi in un vantaggio per il sistema economico e in una nuova sciagura per i residenti.




