Spari ai Quartieri Spagnoli, quattro fermi della Mobile

C’è anche il figlio del boss Mario Savio, risponde solo di detenzione di pistola

A circa un mese di distanza dall’agguato ai danni di Pietro Savio, la squadra mobile di Napoli ha eseguito quattro fermi ai Quartieri Spagnoli, uno a carico dello stesso figlio del boss Mario ‘o bellillo. Erano circa le 22 del 16 giugno in vico Canale a Taverna Penta, nel cuore dei Quartieri Spagnoli. Un commando armato aprì il fuoco dopo aver individuato il proprio obiettivo. Furono esplosi vari proiettili malgrado le persone presenti in strada, che si affollavano per raggiungere le spritzerie. Una pallottola raggiunse al gluteo destro Pietro Savio, 36 anni compiuti da qualche giorno. Trasportato al Vecchio Pellegrini, fu ricoverato ma le condizioni non risultavano gravi. L’agguato arrivò dopo un’altra intimidazione.

Già lo scorso 25 marzo un commando fece fuoco davanti all’abitazione di Pietro Savio. L’uomo è tornato in libertà a settembre dopo una detenzione a Sulmona durata alcuni anni. Assolto nella maxi inchiesta, che colpì lo storico clan Mariano, in passato fu arrestato per una rapina di Rolex a ai danni di un turista inglese. Per il 36enne il fermo è scattato per possesso d’arma. Perché, pare, che il 16 giugno Savio avesse una pistola con sé. Poco prima c’era stata una violenta lite e furono esplosi alcuni colpi d’arma da fuoco. Gli altri destinatari della misura pre cautelare sono Emanuele Criscuolo, di 23 anni, Vincenzo Egidio, di 32, Salvatore Marramao, 41, noto come «Bi bi» e cugino dei fratelli Forte, coinvolti nell’inchiesta sulla morte dell’innocente musicista Petru Birlandeanu.

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