Lo scrittore e saggista Giuseppe Del Ninno ricordato in un libro

È scomparso giusto un anno fa a Roma, dove risiedeva da anni, Giuseppe Del Ninno, saggista, scrittore, narratore poeta, molto noto negli ambienti culturali della Capitale. Sì, perché Del Ninno esprimeva le sue idee e le sue convinzioni esclusivamente con l’arma intellettuale, priva di ogni vis polemica o faziosa. Del Ninno ha lasciato un vuoto incolmabile nella sua ampia cerchia di estimatori e nel mondo culturale italiano.

Per questo i suoi amici, su idea di Stenio Solinas, anche lui giornalista e scrittore ma soprattutto amico fraterno di Giuseppe, hanno pensato di ricordarlo con un libro in cui i suoi amici più cari parlano di lui. L’opera si chiama «Usque ad finem» (Settecolori Edizioni) e raccoglie 22 contributi da parte di autori «non conformisti», come lo era lui, che gli furono vicini nelle varie fasi della sua vita, che fu sì bellissima, ma non certo semplice.

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Il patriarca, lo studioso e il nonno

Giuseppe, originario di Napoli, città alla quale fu legato sino alla fine dei suoi giorni, si stabilì prestissimo a Roma, dove iniziò a lavorare nell’età in cui i giovani si divertono, sposando prestissimo l’amore della sua vita, Patrizia, che gli ha dato tre figli: Massimiliano, Priscilla e Alessandro, dai quali poi sono discesi numerosi nipotini e nipotine. Giuseppe, tra lavoro, famiglia, libri scritti, convegni, riunioni politiche e culturali, si è ritrovato a essere un autentico «patriarca», padre e nonno felice di questa tribù familiare, con la quale divideva tutto, dalle vacanze alle visite alle mostre, agli studi.

Già, perché da «viscontino» prodigio, ancora negli ultimi anni ricordava perfettamente latino e greco (non parliamo poi della storia e della filosofia), per cui passava interi pomeriggi ad aiutare i nipoti nelle versioni di latino o a spiegare l’aoristo terzo. Gli ultimi anni, poi, li passava accompagnandoli e riandando a prenderli nelle loro svariate attività, come peraltro fa la maggior parte dei nonni.

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Del Ninno era anche traduttore dal francese, infatti aveva tra i suoi amici numerosi esponenti della corrente letteraria transalpina della «Nouvelle Droite», e a Parigi aveva una piccola casa dove volentieri trascorreva del tempo per scrivere o semplicemente per abbeverarsi alle fonti dell’atmosfera del pensiero filosofico francese. Collaboratore di riviste e giornali italiani, scriveva soprattutto nelle pagine culturali, volando da sempre al di sopra della politica politicante, e per questo è sempre stato apprezzato a ogni latitudine. Umanamente era la persona più tollerante, disponibile, accogliente che si possa immaginare: non prendeva mai di petto il contraddittorio o la polemica, ma rimaneva fermissimo nelle sue convinzioni, pur comprendendo le ragioni degli altri.

Il ritratto di un intellettuale gentiluomo

Ed è questo che ce lo ha fatto amare oltremisura. Per questo i suoi 22 amici lo hanno voluto ricordare nell’opera citata. Essi sono: Alessandro Barilà, Maurizio Cabona, Alessandro Campi, Giovanni Canonico, Mario Conti, Alain de Benoist, Gianfranco de Turris, Alessandro Donati, Ada Fichera, Luigi Filippi, Luciano Lanna, Gennaro Malgieri, Michel Marmin, Giampiero Mughini, Marilena Novelli, Antonio Pannullo, Gloria Sabatini, Andrea Scarabelli, Giovanni Sessa, Stenio Solinas, Marco Tarchi, Themistius George Tilita, Marcello Veneziani, oltre naturalmente alle testimonianze della moglie Patrizia e dei figli Massimiliano, Priscilla e Alessandro.

E ne emerge potente il ritratto di un intellettuale gentiluomo, un neoconservatore della generazione degli anni Quaranta e Cinquanta, che ha tentato di insegnare ai giovani la democrazia, il pluralismo, il dibattito, ricordando quando in «quattro amici al bar» creavano testate come «Elementi» o approntavano progetti culturali.

Del Ninno, insomma, con la sua metapolitica dimostrò che quei giovani di allora non erano dei reazionari e nostalgici dei bei tempi andati, ma rivoluzionari dello spirito, moderni, come i suoi numerosi libri che ci ha lasciato dimostrano. Del Ninno, nei suoi interventi a convegni, dibattiti, presentazioni di libri, fu assoluto protagonista di questa storia politica fatta di innovazione e di intuizioni. Un non conformista, insomma, che non poteva avere successo nel materialismo imperante: ma sempre prezioso e premuroso, con la pacatezza del grande signore.

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