Sumud Flotilla, Ben Gvir indagato a Roma: «L’Italia Paese delle ciabatte»

I pm valutano tortura e sequestro di persona

L’inchiesta della Procura di Roma sulla Sumud Flotilla si allarga: dopo settimane di accertamenti, i pm hanno iscritto Itamar Ben Gvir nel registro degli indagati. Il nome del ministro israeliano della Sicurezza nazionale entra nel fascicolo aperto a piazzale Clodio dopo l’abbordaggio degli attivisti avvenuto nel maggio scorso da parte delle autorità israeliane. A pesare, tra gli elementi raccolti dagli inquirenti, c’è anche un video diffuso dallo stesso Ben Gvir sui suoi profili social: nelle immagini il ministro si rivolge con parole di scherno agli attivisti, ripresi nel porto di Ashdod mentre sono inginocchiati e con le mani legate dietro la schiena.

Il procedimento italiano si inserisce in un quadro che ha già assunto rilievo internazionale. Anche la Francia ha avviato un’inchiesta giudiziaria formale nei confronti di Ben Gvir: la Procura nazionale Antiterrorismo, Pnat, ha aperto un’indagine preliminare ipotizzando tortura e crimini di guerra.

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A questo versante si aggiunge quello diplomatico. Lunedì 15 giugno, a Lussemburgo, i ministri degli Esteri dell’Unione europea discuteranno le ipotesi di sanzioni elaborate dall’Alta rappresentante Kaja Kallas. Il tentativo è arrivare a una linea comune, superando le resistenze ancora presenti in alcune capitali.

Roma, però, non figura tra i Paesi contrari. Nelle scorse settimane il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto di andare avanti sulle sanzioni, dopo aver accusato Ben Gvir di aver «superato la linea rossa» con «atti inaccettabili» e di aver violato «i più elementari diritti umani».

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Esposti, testimonianze e video agli atti

Il fascicolo romano riguarda quanto avvenuto nelle acque davanti a Israele. I magistrati ipotizzano, tra gli altri reati, anche tortura e sequestro di persona. L’indagine si affianca agli altri procedimenti già aperti sulle missioni della Flotilla di aprile e ottobre, entrambe concluse con interventi delle forze di sicurezza israeliane.

Uno dei filoni riguarda i fatti del 29 aprile, quando furono abbordate 22 barche. L’incartamento poggia su almeno tre esposti e su alcune testimonianze trasmesse nei giorni scorsi dai legali degli attivisti. Nel materiale acquisito ci sono anche i racconti dei partecipanti alla missione e il filmato pubblicato sui social da Ben Gvir.

La portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, Maria Elena Delia, giudica «sacrosanto che ci sia un’indagine» a carico del ministro israeliano, richiamando «quel comportamento nei confronti degli attivisti». Ma, aggiunge, «non dobbiamo dimenticare che si tratta di un ministro del governo Netanyahu, espressione di un sistema sionista di quel governo».

L’attenzione dei pm si concentra anche sulle vicende di Thiago de Avila e Saif Abukeshek Abdelrahim. Entrambi sono rimasti per diversi giorni in carcere in Israele prima dell’espulsione. Secondo quanto ricostruito negli atti, i due furono prelevati dalle forze di sicurezza dello Stato ebraico mentre si trovavano su due imbarcazioni battenti bandiera italiana.

Il team legale che assiste in Italia Abdelrahim Abukeshek ha depositato un esposto sulla notte del 29 aprile. L’attivista era a bordo della barca Eros 1, «in acque internazionali prospicienti l’isola di Creta», quando l’imbarcazione fu «avvicinata da un mezzo militare dell’esercito israeliano». Nella denuncia si sostiene che «personale militare non meglio identificato ha proceduto al prelevamento forzato di Abukeshek e degli altri membri dell’equipaggio».

La rogatoria e l’attacco all’Italia

Resta aperto anche il capitolo relativo alla missione di ottobre. Nelle scorse settimane i magistrati avevano chiesto al ministero della Giustizia di inoltrare una rogatoria a Israele per acquisire informazioni sulle procedure adottate e sulla catena di comando che ordinò l’intervento. Dopo un confronto con gli uffici di via Arenula, sarà la Procura di Roma a trasmettere direttamente una richiesta.

La reazione di Ben Gvir non si è fatta attendere. Dopo la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati, il ministro israeliano ha attaccato l’Italia con un post su X: «Il Paese dello Stivale è diventato il Paese delle ciabatte».

Poi, citato dai media israeliani, ha rilanciato la sua linea: «Israele non è un sacco da boxe per un branco di bugiardi sostenitori del terrorismo che fabbricano calunnie e menzogne contro i nostri combattenti. Non mi lascerò scoraggiare da questa o da qualsiasi altra inchiesta e continuerò a stare orgogliosamente al fianco dei nostri combattenti».

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