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Riformare il sistema elettorale… partendo dall’esperienza siciliana

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La scarsa affluenza significa che molti, col passare del tempo, finiscono per affidare la disaffezione alla diserzione

La democrazia, con il suo sistema di voto, serve a capire le tendenze, fissare la gerarchia dei valori e ad indicare le soluzioni da pianificare, le priorità ed inserire nuove progettualità. Certo la variabile della scarsa affluenza vuol significare che molti, col passare del tempo, affidino la disaffezione alla diserzione. E ciò con lo scorrere del tempo appare ormai come questione fisiologica. Lo specchio di tale effetto è la percezione molto avvertita, tranne che per rare eccezioni come Fratelli d’Italia e PD per ragioni diverse, che manchino del tutto corpi intermedi puliti e solidi nei valori …

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Ma, ricorrentemente per pigrizia e/o per assenza di lucidità strategica, ciò che è necessario verificare quanto siano incisive le regole seguite che rendono comode le sconfitte; quando vengono spersonalizzate le candidature per ovviare ad una sorta di responsabilizzazione, sì da mettere mano ad un disinvolto e superficiale impegno che conduce, inevitabilmente, a scelte sbagliate.

Di certo il manuale Cencelli con i suoi criteri, inossidabili ispiratori di una condizione cristallizzata, quando invece non è, porta soprattutto al meridione d’Italia e mediante leader occasionali, ovvero attraverso satrapi, a monopolizzare le scelte senza sapere e senza riuscire a trovare rimedio all’onere della scelta sbagliata, che si ripete senza perché.

A meno che non si voglia seguire e smentire l’opinione di quanti prendano più voti e si intenda far capire al di là della tesi ispirata dall’antipolitica, sì da consegnare sconfitte che a babbo morto si prova a disquisire in ritardo e senza alcuna ragione risolutiva. Di certo qui nessuno può ritenersi sapiente al punto da non sbagliare mai, nè che in politica vi siano magiche palle di vetro che possano portare a fare previsioni astrologiche (sic!).
Tuttavia le modalità di scelta dei candidati vanno certamente cambiate …

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Di fronte a quest’impasse senza esiti di qualità e di coinvolgente entusiasmo riformare le elezioni appare, quindi, come necessità improcrastinabile. Ciò equivale, seppur con difficoltà oggettive, e significa per riportare la politica alle giuste proporzioni, a rappresentazioni congeniali ed, ovviamente, in questo quadro le preferenze sono ineliminabili per una democrazia compiuta e partecipata, ma come ci si mette con le interferenze della criminalità organizzata?

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Partendo da qui bisognerebbe trovare modalità e/o ipotizzare soluzioni per selezionare il personale politico ovvero ovviare alla rappresentatività di lobby o organizzazioni affini o satrapie anche con sistemi deterrenti secondo cui laddove una compagine elettorale dovesse ottenere consensi da organizzazioni criminali e/o in evidente conflitto di interessi, se accertata la provenienza o la elezione di personale affine e/o affiliato, dovrebbe comportare l’effetto dell’esclusione dell’intera lista con interdizione dai pubblici uffici dei soggetti coinvolti.

Inoltre il sistema elettorale proporzionale, che può assumere tante e variegate versioni, andrebbe collegato all’individuazione preliminare del capo della coalizione (ovvero in ipotesi elezioni negli enti locali del sindaco) ovvero andare a rappresentare le grandi aree culturali che dir si voglia. La soglia di sbarramento per il candidato sindaco deve essere più alta ovvero superiore al 45% e non può ridursi, come in Sicilia, all’attuale 40% che spinge ad una governabilità accidentata ovvero ad esecutivi di minoranza con premi, talmente alti, da distorcere il dato elettorale e falsare gli esiti dell’esercizio dello scettro che appartiene al popolo in quanto corpo elettorale attivo.

Infine bisogna stabilire che la soglia di ingresso degli eletti nei partiti, nelle assemblee elettive, sia e debba essere concesso solo a liste elettorali che superano il 6/7 %. Così si spingerebbero i partiti a coalizzarsi riducendo lo spazio per le liste-civetta e soprattutto si indurrebbe tutti ad una sorta di diffusa responsabilizzazione sia nell’intercettare il consenso, che nel tutelare il bene comune nell’intento di elevare l’indice di serietà, competenza, ricchezza partecipativa e consapevolezza diffusa.

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