Recupero erp, fondo Invimit e capitali privati
Un piano da oltre dieci miliardi di euro per affrontare l’emergenza abitativa e rimettere in circolo decine di migliaia di case oggi inutilizzabili: è su questo impianto che si fonda il nuovo Piano Casa. La misura si propone di mettere a disposizione circa centomila alloggi nell’arco di dieci anni, attraverso un insieme coordinato di interventi che agiscono su patrimonio pubblico, strumenti finanziari e capitali privati.
Il primo asse operativo riguarda direttamente il patrimonio esistente di edilizia residenziale pubblica (erp) e sovvenzionata. Il decreto legge introduce «un programma straordinario di interventi per il recupero e la manutenzione del patrimonio attuale di edilizia residenziale pubblica e sovvenzionata. L’obiettivo del programma è recuperare e rendere disponibili circa 60 mila alloggi popolari, ora non assegnabili perché in condizioni non adeguate e che richiedono interventi di ristrutturazione e rifacimento degli impianti essenziali».
Per accelerare l’attuazione, viene previsto «un pacchetto di semplificazioni e la nomina di un commissario straordinario che dovrà attuare il Piano di recupero e manutenzione, dopo aver definito gli interventi insieme agli enti che gestiscono gli alloggi popolari». Accanto agli interventi di recupero, il piano include anche «un programma di riscatto di immobili erp da parte degli assegnatari e la realizzazione di nuove case popolari, senza consumo di suolo, per la locazione a lunga durata con la facoltà di riscatto predefinita».
Un fondo unico per le risorse pubbliche
La seconda direttrice punta a razionalizzare e concentrare i finanziamenti oggi dispersi tra diversi livelli istituzionali. Il provvedimento prevede «la concentrazione, in un apposito strumento finanziario gestito da Invimit sgr, delle risorse di derivazione europea e nazionale che sono oggi destinate all’housing sociale e all’emergenza abitativa nei vari livelli di governo».
Il fondo sarà articolato su base territoriale: «nell’ambito del Fondo di investimento verranno creati comparti specifici dedicati a ciascuna regione o provincia autonoma, in modo da garantire che le risorse vengano utilizzate per le esigenze specifiche del territorio di riferimento». Nel complesso, l’intervento mobilita risorse pubbliche per oltre dieci miliardi di euro.
Spinta agli investimenti privati e prezzi calmierati
Il terzo pilastro è orientato a coinvolgere direttamente gli investitori privati nella realizzazione degli interventi. Il decreto «crea le condizioni per attivare gli investimenti privati nell’attuazione del Piano Casa, con l’obiettivo prioritario di costruire alloggi da affittare o vendere ai cittadini a prezzi calmierati».
Per rendere più attrattivo il quadro operativo, vengono introdotte «semplificazioni burocratiche e procedure rapide per gli investitori» e, per operazioni di maggiore dimensione, «per gli investimenti superiori al miliardo di euro, la nomina di un Commissario straordinario che dovrà rilasciare un provvedimento unico di autorizzazione».
Le facilitazioni sono subordinate a vincoli precisi sull’offerta abitativa: «su 100 alloggi realizzati, almeno 70 alloggi in edilizia convenzionata, da vendere o affittare a un prezzo scontato di almeno il 33% rispetto a quello di mercato». Le procedure accelerate si applicheranno soltanto alla quota di edilizia integrata, mentre per la restante parte continuerà a valere la disciplina ordinaria.




