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L’insostenibile leggerezza del governo Draghi

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Il governo è andato due volte sotto in Senato sul dl Capienze. Determinante il voto di Italia Viva insieme al centrodestra

È bastato non mettere la fiducia per mandare la tappeto per ben due volte il governo Draghi. È successo ieri nell’Aula del Senato dove era in corso l’esame sul decreto legge capienze. Un provvedimento all’apparenza innocuo ma che invece passerà alle cronache parlamentari proprio per i due inciampi in cui è incorso l’Esecutivo.

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Galeotti sono stati due emendamenti: uno sull’obbligo di green pass per salire sui bus turistici e l’altro sulla nomina dei dirigenti sanitari per l’emergenza sanitaria. Morale della favola nel primo caso la capienza per gli autobus potrà arrivare fino al 100 per cento, nel secondo è stata fissata a 68 anni l’età massima dei dirigenti di Asl che possono essere chiamati per l’emergenza sanitaria.

Determinante per decretare la sconfitta del governo è stata la compattezza del centrodestra, ma soprattutto la decisione di Italia Viva di schierarsi al loro fianco. Una scelta che ha fatto saltare su tutte le furie quello che resta della maggioranza con un indiziato su tutti: Italia Viva di Matteo Renzi.

«È arrivato il momento che centrodestra e IV chiariscano se hanno ancora fiducia nel governo Draghi. Altrimenti non si spiega perché in aula al Senato abbiano votato alcuni emendamenti con FdI nonostante il parere contrario dell’esecutivo», ha detto la capogruppo del Pd in Senato, Simona Malpezzi.

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E Giuseppe Conte dagli studi televisivi di La7 ha affondato il colpo: «Più che il governo mi preoccupa molto l’orientamento della maggioranza che si sta definendo e lo schiacciamento di IV sul centrodestra. Il rischio che queste manovre che si esprimono su singoli emendamenti possano preludere ad una intesa in vista dell’elezione, c’è. Non so se quella di Iv è una manovra tattica in vista dell’elezione al Quirinale ma è una questione che dobbiamo affrontare alla luce del sole».

Maria Elena Boschi: «Non sopravvaluterei degli episodi»

Dal canto suo Italia Viva fa spallucce con Maria Elena Boschi che spiega: «Non sopravvaluterei degli episodi che a volte accadono. Sono già accaduti. Altre volte è stato il M5S a votare contro il governo Draghi, a volte la Lega. Non è la prima volta. Ci sono anche dei momenti in cui su alcuni temi è più difficile che ci possa essere una convergenza con il governo ma non mi sembrano temi che possano mettere in discussione la tenuta del governo Draghi. Tra questo e immaginare una possibile crisi di governo ne passa».

Spiegazione che si ritrova anche nelle parole di Matteo Salvini, il quale proprio al Senato ha votato i due emendamenti incriminati: «Io oggi c’ero, il Senato ha votato degli emendamenti proposti dal centrodestra e Iv insieme per aiutare gli autobus turistici, per controllare l’immigrazione: il Parlamento esiste per questo, per migliorare le leggi».

Luca Ciriani: «Vittima delle sue contraddizioni interne»

In effetti, il tema della caduta da un momento all’altro del governo Draghi non esiste. Non è nemmeno in agenda una tale ipotesi. Piuttosto, come ha fatto notare a caldo proprio il capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato, Luca Ciriani, «questa maggioranza alla prima occasione in cui non ha fatto ricorso alla fiducia è andato sotto, vittima delle sue contraddizioni interne e dimostrando tutti i suoi limiti».

E il punto è proprio questo, e cioè la debolezza del governo frutto dell’eterogeneità delle forze che lo sostengono. A confronto era più in salute il governo Conte bis che questo di Draghi, al cui carisma e autorevolezza si deve il fatto che sia ancora in piedi. Peraltro c’è il precedente del ddl Zan a confermare questa difficoltà del governo a muoversi fuori dalla rete di protezione del voto di fiducia.

I timori sulla finanziaria

A sua volta, sempre a confermare la debolezza di questo Esecutivo, c’è il rallentamento della sua azione su una serie di importanti provvedimenti come la legge di Bilancio, che è stata presentata a tre settimane dal voto in Consiglio dei ministri e con quasi un mese di ritardo. E non a caso i timori adesso si spostano proprio sulla finanziaria e sulla possibilità che anche su questo provvedimento possano ripetersi passi falsi. E sempre sulla legge di Bilancio è sintomatico dello stato confusionale il fatto che la maggioranza non riesca nemmeno a mettersi d’accordo sui nomi dei relatori.

È chiaro che queste tensioni sono anche il riflesso delle grandi manovre sul Quirinale, con il timore, neanche tanto mascherato, che Italia Viva abbia deciso di giocare le sue carte insieme al centrodestra. Un vero e proprio incubo per il Pd che teme da qui a qualche mese di potersi svegliare una mattina con Silvio Berlusconi al Colle.

I campanelli d’allarme nel centrosinistra

Ecco perché nel centrosinistra sono suonati più forti i campanelli d’allarme e la guardia è stata alzata al massimo. E questo anche alla luce del fatto che l’idea del tavolo di maggioranza lanciato da Enrico Letta per trovare una quadra sulla manovra, ma in realtà per iniziare ad imbrigliare le forze politiche in vista dell’elezione del presidente della Repubblica, è di fatto naufragata.

Il combinato disposto di tutto ciò è un governo che ha perso quella spinta propulsiva che aveva avuto all’inizio e che gli ha consentito di mettere in sicurezza due pratiche delicate come la campagna di vaccinazione e il PNRR. Esaurite queste il governo ormai sta segnando il passo, e forse perché in fin dei conti lo stesso Mattarella aveva chiarito che la nascita del governo Draghi era legata alla risoluzione di queste due problematiche. Ed è quindi evidente che avendole risolte adesso si trovi ad arrancare.

Come detto, però, non è in discussione il futuro del governo anche perché tutti sono consapevoli che a questo Esecutivo non c’è alternativa se non il voto. Ipotesi che in molti puntano a scongiurare, a partire dal M5S. Insomma, dovremo abituarci a questa insostenibile leggerezza del governo Draghi.

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