Il 60% degli italiani arranca ad arrivare a fine mese

Più della metà dei lavoratori intervistati non ritiene che il proprio lavoro possa garantire delle prospettive

È questo il triste dato che emerge dall’indagine condotta dall’istituto IASSC (Institute for Advanced Study of Social Change) del dipartimento di Sociologia e ricerca sociale dell’Università di Milano-Bicocca, attraverso un’attenta osservazione della società italiana condotta tra giugno 2019 e dicembre 2020.

Da un lato il 59 per cento degli intervistati afferma di avere almeno una qualche difficoltà ad arrivare alla fine del mese, dall’altro appena il 1,7% dichiara di raggiungerlo con facilità.

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Molti gli elementi analizzati, sia dal punto di vista qualitativo che quantitativo, per ricostruire il corso di vita di tutti i partecipanti all’indagine, osservando i consumi, il lavoro, il reddito, la salute e la loro propensione all’innovazioni tecnologiche.

Il bilancio familiare striminzito

Con un reddito familiare netto mensile di 2860€, le famiglie riescono a mettere da parte per i propri risparmi mediamente 3900€, mentre hanno da fare i conti con un debito stimato in 2700€. Con un bilancio familiare così striminzito, circa un quarto del campione rivela di non essere in grado di gestire spese impreviste superiori a 800€, tant’è che il 14% delle famiglie ha dovuto rinunciare a trattamenti dentistici per motivi economici e l’8% ammette di non potersi permettere di mangiare carne o pesce con regolarità.

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A livelli insoddisfacenti di reddito segue un livello di insoddisfazione per il proprio lavoro. Più della metà dei lavoratori intervistati non ritiene che il proprio lavoro possa garantire delle prospettive di avanzamento di carriera, mentre più di un terzo si dice insoddisfatto per non ricevere il giusto riconoscimento.

E se gli italiani non si privano di un moderno smartphone, tant’è che solo il 13% dichiara di non averne uno, uno su tre non possiede pc né connessione internet.

A ben guardare, la fotografia scattata con lo studio dall’Università di Milano-Bicocca ci restituisce una società italiana assai distante dai propri antenati latini che recitavano mens sana in corpore sano, tenuto conto che il 59 per cento ritiene di essere costantemente sotto pressione ed il 60 per cento degli intervistati non svolge mai attività fisica.

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