Lavoro, Gogliettino (Ancal): «In Italia c’è il rischio di eutanasia occupazionale, no a misure solo assistenziali»

«Una delle priorità per la ripartenza dell’occupazione nel nostro Paese è quella di favorire il matching tra  imprese, formazione e lavoratori. In questo senso ai commercialisti spetta un ruolo di primo piano tra gli operatori dei servizi per il lavoro. Bisogna sfruttare la competenza e l’esperienza maturata nell’ambito della gestione e della consulenza del lavoro al fianco delle aziende senza dimenticare, tuttavia, che non ci può essere occupazione senza impresa». Questa la sfida lanciata da Gian Piero Gogliettino, segretario generale Ancal, in apertura del Forum sulle politiche attive del lavoro svoltosi a Ischia presso la sala della Curia Vescovile dell’isola verde.

«Servono investimenti – afferma – per favorire la ripartenza dell’impresa pubblica e privata, in particolare quella industriale, accanto a misure per una politica fiscale di vantaggio che alimenti un circuito virtuoso tra sviluppo, aumento dei consumi e lavoro».

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«Il Covid-19 – prosegue Gogliettino – ha messo a dura prova non solo il sistema sanitario ma anche la tenuta dei livelli occupazionali e il massiccio intervento del governo, con oltre trenta miliardi di euro sugli ammortizzatori sociali, non basta. Non possiamo continuare con misure solo assistenziali con il rischio di trovarci in situazione di eutanasia occupazionale con l’aumento dei tassi di disoccupazione e, al tempo stesso, della spesa pubblica che ne scaturisce. Bisogna spingere sulle politiche attive con incentivi all’occupazione, all’autoimprenditorialità, con il sostegno all’orientamento, alla formazione continua e alla riqualificazione professionale».

Rimodulare gli ammortizzatori sociali favorendo le politiche di occupazione è quanto proposto anche da Massimo Garavaglia, deputato della Lega: «Ci sono difficoltà enormi alle porte. Con la fine del blocco dei licenziamenti il 30 per cento della forza lavoro del nostro Paese è a rischio. Basti pensare che 1 milione di licenziati costerebbe allo Stato 1,3 miliardi di euro al mese, 15 miliardi in un anno».

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«Bisogna trovare – afferma Garavaglia – nuove soluzioni per impedire che tutto ciò accada. Ad esempio ogni reddito di cittadinanza che termina sia dato alle aziende per assumere un dipendente. In Italia le politiche attive per il lavoro sono latitanti, potrei dire che nei centri per l’impiego servono solo a chi ci lavora. Invece di pagare inutilmente per assistere chi perde il lavoro si farebbe meglio a dare questi soldi alle imprese per assumere».

Per il deputato Pd, Piero De Luca: «è prioritario investire al meglio le risorse europee di cui l’Italia beneficerà attraverso il recovery fund. Bisogna favorire gli investimenti pubblici e privati e promuovere la decontribuzione per facilitare le assunzioni. Nella prossima legge di bilancio il governo dovrà proporre misure a sostegno dell’occupazione femminile e giovanile e per sostenere incentivi fiscali nelle Zes. I commercialisti sono l’anello di congiunzione tra politica, imprese e lavoratori e saranno decisivi per guidare la ripartenza».

Un ruolo, quello dei commercialisti, rivendicato anche da Antonio Tuccillo, presidente dei commercialisti Napoli Nord: «Abbiamo un ruolo strategico poiché accompagniamo le aziende e le famiglie nell’affrontare questo momento così difficile. Li guidiamo per usufruire delle misure destinate loro dal governo e per superare le tante difficoltà economiche e burocratiche. In poche parole abbiamo noi il cordone della borsa dei nostri clienti e la competenza e la capacità di capire fino a dove sia possibile arrivare con gli investimenti. Oggi è importante conoscere questo limite».

L’importanza delle politiche attive per il lavoro è stata sottolineata anche da Livia Ricciardi (Cisl): «Il covid causerà profondi spostamenti degli assetti del mercato del lavoro. Diversi settori sono in crisi mentre altri sono cresciuti con la pandemia. Dovremo essere in grado di gestire questo cambiamento sapendo formare e orientare i lavoratori, accompagnandoli attraverso politiche attive nella formazione e riqualificazione. Accanto a questo servono correttivi negli ammortizzatori sociali a partire dalla previsione della cassa integrazione anche per le micro imprese».

Sulla stessa lunghezza d’onda Corrado Ezio Baracchetti (Cgil): «Il mercato del lavoro è in stallo causa pandemia.  Sappiamo che il ministro per il Lavoro, Nunzia Catalfo, sta mettendo mano a una riforma degli ammortizzatori sociali e delle politiche occupazionali. Spero voglia ascoltarci.  Gli ammortizzatori devono essere garantiti a tutti, dalle grandi alle piccole aziende, ai lavoratori autonomi. Diversamente ci troveremmo di fronte a una diseguaglianza inaccettabile. Per superare questo impasse occorre maggiore sinergia, in particolare tra centri per l’impiego e Apl in modo da poter dare opportunità a chi cerca lavoro».

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