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Gualtieri fa il verso a Flaiano: la caduta del Pil? È seria ma non grave

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Gualtieri minimizza ma Confidustria e Centrodestra lanciano l’allarme

«Una flessione meno grave di quanto attesa». Roberto Gualtieri per commentare il crollo del Pil nel secondo semestre sembra quasi fare il verso a Ennio Flaiano, quando affermò che in Italia la situazione politica è seria ma non è grave.

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E sembra essere questa la posizione del governo, cioè di minimizzare e soprattutto di buttare la palla in avanti, visto che lo stesso Gualtieri poco dopo assicura che questo dato «testimonia la solidità degli interventi messi in campo dal Governo e la possibilità per l’Italia di proseguire nel percorso di graduale e costante ripresa».

E per finire Gualtieri assicura, annunciando il decreto Agosto, che «saranno ulteriormente rafforzate con le misure contenute nell’imminente decreto in via di finalizzazione». In realtà Confindustria smorza gli entusiasmi parlando di «stime peggiori delle attese». Per gli esperti di viale dell’Astronomia «i dati diffusi oggi dall’Istat, che mostrano una variazione acquisita di -14,3 per cento nel primo semestre, sono più negativi delle attese».

Nello specifico queste stime secondo il Centro Studi di Confindustria «meccanicamente porterebbero a una revisione al ribasso della dinamica annua da noi prevista a metà maggio che sarebbe ora vicina al -11 per cento, in linea con le stime della Commissione Europea».

Confindustria Carlo Bonomi
Carlo Bonomi
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E la serietà del momento è confermata dai numeri, dalla perdita di 50 miliardi di Pil che porta indietro l’Italia al 1995 a cui vanno aggiunti i 600mila posti di lavoro perduti durante il lockdown. Senza dimenticare che la forbice potrebbe ampliarsi quando i vincoli ai licenziamenti e la proroga alla cassa integrazione finirà.

Infatti, il problema riguarda proprio le politiche da mettere in campo. Gualtieri ha annunciato che è in dirittura d’arrivo il decreto Agosto, figlio del terzo scostamento di bilancio varato mercoledì scorso. In tutto 25 miliardi che serviranno soprattutto per sostenere il mercato del lavoro. E in questi giorni sono circolate una serie di bozze che il ministero di Gualtieri ha prontamente smentito.

Roberto Gualtieri

Al di là delle smentite del ministro Gualtieri oltre la metà dei 25 miliardi servirà per riconfermare la cassa integrazione selettiva e  il blocco dei licenziamenti, che varrà fino al 31 dicembre ma soltanto per alcuni specifici casi. Invece per chi rinuncia alla Cig ci saranno sgravi contributivi.  Inoltre sarà possibile prorogare fino alla fine dell’anno i contratti a termine, derogando il ‘decreto Dignità’, mentre prima era previsto fino a tutto agosto. Queste alcune delle misure che andranno ad impattare direttamente sul mercato del lavoro, anche se bisognerà aspettare la versione definitiva, quando arriverà. E questo anche per capire quali altre norme saranno contenute nel provvedimento.

Silenzio, invece, per ora del Recovery Fund. Il premier Conte da giorni non parla e dopo la prima riunione del Ciae non si sono registrate evoluzioni su questo punto. E’ vero che c’è tempo fino al 15 ottobre per presentare le proposte di riforme, ma per il momento non c’è alcuna idea concreta. Men che meno sull’ipotesi di coinvolgimento del Parlamento.

Conte stesso aveva dichiarato che ci sarebbe stata la partecipazione di Camera e Senato ma si è rimasti ad attestazioni generiche. Anche l’ipotesi della Bicamerale sembra essere definitivamente tramontata e l’unica opportunità rimane quella della costituzione di due commissioni parlamentari, una per Montecitorio e una per Palazzo Madama. Naturalmente buio fitto sui poteri e le competenze, anche perché se davvero il Ciae avrà un ruolo centrale nello stendere il Recovery Plan risulta difficile che il Parlamento possa recitare una parte da protagonista.

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Vito Crimi M5S
Vito Crimi

Ed ancora più incerto appare in questo contesto il ricorso al Mes. Oggi il capo politico del M5S, Vito Crimi, è tornato a giudicarlo uno strumento «inadeguato e pericoloso». Anche se più di qualcuno inizia a dubitare sulla bontà di una tale posizione, visto che a paragone il Recovery Fund non sembra avere minori condizionalità.  Anzi il principio in base al quale la concessione dei contributi sarà legata alle riforme presentate sembra essere ben più condizionante dello stesso Mes.

Soldi europei a cui guarda Nicola Zingaretti convinto che «se vogliamo aiutare questa voglia di fare ora dobbiamo correre, sui soldi che abbiamo conquistato in Europa facendo programmi di investimento chiari per lo sviluppo e per la crescita. Ora quei soldi ci sono, bisogna spenderli bene».

Maria Stella Gelmini

Nell’opposizione, però, è sempre più chiaro che una ricetta rispetto alla malattia, la caduta del Pil, ancora non c’è, perché come fa notare Maria Stella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera, «il crollo del Pil nel secondo trimestre certificato da Istat è solo l’ultimo campanello d’allarme per la politica e per il governo». Insomma, «servono risposte adeguate» ed «è evidente che questo governo da solo non va da nessuna parte e non è all’altezza di affrontare la gravità della situazione: serve un cambio di passo di tutta la politica».

E c’è chi come Fabio Rampelli, vicepresidente della Camera e deputato di Fratelli d’Italia punta il dito sul prolungamento dello stato di emergenza che non farà che affossare ancora di più l’economia: «Che ci potesse essere un crollo del PIL di tale portata era previsto. Il problema è che a questo dato possa sommarsi un peggioramento a causa della proroga dello stato di emergenza».

Fabio Rampelli
Fabio Rampelli

Toccherà adesso vedere il nuovo decreto di agosto del governo e anche quello Semplificazioni che in questi giorni è all’esame delle Commissioni di Palazzo Madama, ma già corre voce che verso la fine di agosto dovrebbe arrivare il vero testo del provvedimento sottoforma di emendamenti del governo. Ed allora si potrà capire l’impatto reale della strategia economica avviata dal governo in queste settimane. Sperando che, nel frattempo, la situazione non sia davvero diventata grave.

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