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A due giorni dall’annuncio di Conte e Gualtieri i Comuni attendono ancora

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Di nuovo a giorni dalla conferenza stampa manca l’applicazione del decreto

Tutto in alto mare. E siamo al 31 marzo, a tre giorni dalla conferenza stampa. Nuovamente va in scena il copione a cui ci ha abituati il premier Conte con il suo ufficio comunicazione dall’inizio di questa emergenza. Anche se ieri Casalino in una lunga intervista al Corriere della Sera ha rigettato al mittente le accuse di una gestione a dir poco spregiudicata della comunicazione. Sarà, ma resta il fatto che a parte l’annuncio del Fondo si vede ben poco.

Quando arrivano i soldi?

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Ma allora questi soldi arrivano? È la domanda che da giorni in maniera sempre più pressante si stanno ponendo tante persone. Quelle che sabato sera erano davanti a tv e internet per seguire la conferenza stampa del presidente del Consiglio Conte e del ministro dell’Economia Gualtieri in cui annunciarono lo stanziamento di 400 milioni per sostenere chi non riesce a fare la spesa. E anche quelli che ne hanno soltanto sentito parlare. E dopo due giorni la domanda che si ripete è, quando arrivano questi soldi? Perché finora tante parole, tante speranze ma ben pochi fatti.

I Comuni si muovono con difficoltà e incertezza

A dir la verità al di là dell’annuncio di Palazzo Chigi il cammino non sembra così agevole e soprattutto rapido. L’attivazione del Fondo di 400 milioni finalizzato all’acquisto di buoni spesa per generi alimentari o di prodotti di prima necessità è un’operazione complessa, che deve tener conto di molti fattori, tra questi: la creazione di un elenco degli esercizi commerciali, individuandone le tipologie; l’individuazione dei beneficiari dei buoni; la scelta dei criteri di priorità dei beneficiari; l’eventuale coinvolgimento degli Enti del Terzo Settore e la potenziale integrazione del finanziamento assegnato con fondi propri.

Senza dimenticare che finora non è ancora stata definita quale sarà la periodicità dell’erogazione, né è stato ancora determinato l’ammontare dei buoni, lasciando quindi le modalità e la tempistica alla valutazione dei Servizi Sociali secondo le situazioni ed i bisogni.

La Pietra (FdI): i sindaci brancolano nel buio

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Lo ha spiegato bene il senatore di Fratelli d’Italia, Patrizio La Pietra, al nostro giornale quando si è domandato, senza trovare risposta: «come saranno distribuiti ai cittadini? Con quale mezzo? Una card oppure un buono, un accredito in conto corrente? E quali sono i requisiti di necessità di cui si parla nel decreto del presidente del Consiglio? Bisognerà ricorrere all’ISEE o a un’autocertificazione? E anche, come potranno essere spesi questi soldi? Soltanto in derrate alimentari oppure se una persona ha bisogno di un medicinale o di pagare una bolletta potrà farlo con quelle risorse messe a disposizione?».

Meloni (FdI): è una bugia colossale, i fondi sono la liquidazione anticipata del Fondo di solidarietà comunale

Ma a finire sotto accusa non è soltanto la mancanza di indicazioni è anche il merito del provvedimento. Qualche ora dopo la conferenza stampa e già Fratelli d’Italia con Giorgia Meloni precisava che questi fondi sono «una bugia colossale: i 4,3 miliardi annunciati ieri sera non sono altro che la liquidazione anticipata del Fondo di solidarietà comunale. Una cosa già fatta a marzo 2019, senza emergenza coronavirus. Nessun intervento straordinario: parliamo di soldi già dovuti, già presenti nei bilanci comunali e impegnati dai sindaci».

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Sindaci della Lega del FVG: far credere che i sindaci potranno soddisfare i bisogni dei cittadini è un’azione illusoria e irresponsabile

Anche dalla Lega piovono critiche con i sindaci del Fvg, primi firmatari Anna Maria Cisint (Monfalcone) e Pietro Fontanini (Udine), che definiscono «l’assegnazione del fondo di 400 milioni ai Comuni da destinare a sostegni alimentari per le persone in povertà un provvedimento mistificatorio che non ci sembra destinato ad aiutare i Comuni e ad affrontare i problemi reali di disagio sociale». Ma c’è un punto che a molti nell’opposizione non è sfuggito e cioè «far credere che ora i sindaci avranno risorse straordinarie per soddisfare i bisogni dei cittadini rappresenta un’azione illusoria e irresponsabile».

Il grande rischio dell’allarme sociale ma il ministro D’Incà replica: aiuteremo un milione di famiglie

Allarme sociale che rappresenta il grande rischio alla luce anche delle notizie di alcuni assalti ai supermercati, a Palermo, o di scippi di buste della spesa all’esterno di negozi di alimentari, in Campania. Eventi frutto della crisi sempre più diffusa conseguenti a queste settimane di lockdown.

Dalla maggioranza però si guarda con fiducia, con il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D’Incà, che spiega: «Noi abbiamo un reddito di cittadinanza che oggi aiuta un milione di famiglie del nostro Paese e 2,4 milioni di nostri concittadini. Credo che con 400 milioni potremmo aiutare un milione di nostre famiglie e quindi altri 2,4 milioni di nostri concittadini, 400 euro per singola famiglia. Credo sia un ottimo aiuto per superare un momento di difficoltà». Ottimo aiuto, certo, purchè arrivi presto. Come si chiedono tanti italiani da sabato sera.

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