Rifiuti dalla Campania alla Puglia, 19 misure cautelari: «Discarica a cielo aperto»

Individuati 64 siti di sversamento

Dalla Campania e da altri territori verso la Puglia, con documenti ritenuti falsi e destinazioni solo apparenti: così, secondo gli investigatori, migliaia di tonnellate di rifiuti sarebbero state sottratte allo smaltimento regolare.

La Direzione distrettuale antimafia di Bari ha ricostruito una presunta filiera del traffico illecito di rifiuti che avrebbe trasformato cave dismesse, campagne, vigneti, uliveti e capannoni in discariche abusive. L’operazione ha portato a 19 misure cautelari nelle province di Foggia, Salerno, Napoli, Benevento, Roma e Latina.

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L’ordinanza, emessa dal gip del Tribunale di Bari su richiesta della Dda, è stata eseguita dai carabinieri del Gruppo per la Tutela dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica di Napoli, con i comandi provinciali competenti. Sei persone sono finite ai domiciliari, sette hanno ricevuto l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e per altre sei è stata disposta l’interdizione per un anno dall’esercizio dell’attività imprenditoriale.

Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti. L’inchiesta, avviata nell’ottobre 2023 e coordinata anche dalla Direzione nazionale antimafia e antiterrorismo, è stata condotta dai carabinieri del Noe di Bari con intercettazioni, videoriprese, pedinamenti e tracciamenti elettronici.

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La rotta dei rifiuti

Secondo gli investigatori, rifiuti speciali, scarti industriali, rifiuti tessili e frazione indifferenziata di rifiuti urbani sarebbero partiti da impianti di trattamento e recupero delle province di Roma, Napoli, Caserta, Brindisi e Salerno per arrivare in siti abusivi in Puglia, Campania e Lazio.

Il sistema avrebbe funzionato attraverso classificazioni fittizie e documentazione falsa. Le destinazioni indicate sarebbero state solo apparenti e avrebbero consentito di coprire il trasporto prima dell’abbandono illecito. Le aree interessate ricadono nelle province di Foggia, Bat, Bari, Napoli e Frosinone.

In particolare, camion carichi di rifiuti urbani indifferenziati provenienti da impianti campani si sarebbero diretti più volte verso le campagne tra Cerignola, San Severo, Lucera e le zone dell’Alto e Basso Tavoliere. Gli scarichi sarebbero avvenuti soprattutto di notte e, in alcuni casi, i rifiuti sarebbero stati dati alle fiamme.

Il profitto illecito stimato è di circa 2,5 milioni di euro. Disposto il sequestro per equivalente di dieci società, circa sessanta automezzi, beni mobili e immobili. In precedenza erano già state sequestrate una cinquantina di aree usate per gli sversamenti. Il provvedimento è stato eseguito dopo gli interrogatori preventivi degli indagati.

«Una discarica a cielo aperto»

«La Puglia ormai è diventata una discarica a cielo aperto per il continuo flusso di rifiuti», ha detto il procuratore della Repubblica di Bari, Roberto Rossi. Secondo il magistrato, alcuni imprenditori «lucravano su appalti» legati al riciclo e al recupero, evitando i costi dello smaltimento regolare e affidandosi a «soggetti senza scrupoli».

Rossi ha parlato anche della «copertura di strutture criminali» e ha richiamato i rischi per ambiente e salute: «Questo inquinamento pone problemi serissimi alla salute dei cittadini pugliesi, oltre a rovinare una bellezza che noi amiamo e che va assolutamente tutelata». Il procuratore ha poi evidenziato le criticità del recupero effettivo dei rifiuti: la raccolta differenziata c’è, ma mancherebbero controlli e incentivazioni. «Prima veniva portato all’estero, ma da quando la Cina ha chiuso le frontiere questi rifiuti vengono riversati nei territori pugliesi».

Per Giuseppe Gatti, coordinatore della Direzione distrettuale antimafia di Bari, si tratta di organizzazioni «impermeabili rispetto agli interventi repressivi». Il magistrato ha collegato l’indagine all’operazione «Ombra» del 2021, parlando di gruppi capaci di rigenerarsi come «una sorta di araba fenice».

«Un reato di filiera»

Gatti ha definito il traffico illecito di rifiuti «un reato di filiera», paragonando il modello operativo a quello dei traffici di droga, petrolio, sigarette di contrabbando, denaro e beni culturali. Secondo il coordinatore della Dda, il Foggiano torna a essere «l’epicentro» di una criminalità strutturata che controlla anche la filiera ambientale.

Dall’inchiesta emerge inoltre l’asse Puglia-Campania, con una matrice radicata nel Cerignolano in rapporto con realtà operanti nel Salernitano e in altre aree campane. Il terminale finale sarebbe stato il Tavoliere e il territorio della Bat, dove sarebbero finite enormi quantità di rifiuti speciali, pericolosi e non pericolosi. Individuati 64 siti di sversamento, compresi terreni agricoli, aree di pregio ambientale, il Parco dell’Alta Murgia e capannoni industriali abbandonati.

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