Aborto. Rauti (FdI): «Presentata interpellanza urgente a ministro Speranza. Ritiri Linee guida Ru486»

«Il ministro della Salute Speranza ritiri le nuove Linee guida sulla pillola abortiva Ru486 alla luce dei dubbi sulla compatibilità con la normativa vigente, la legge 194 del 1978. Come già ribadito da Giorgia Meloni è inaccettabile trasformare l’aborto farmacologico in una pratica casalinga ‘fai da te’, abbandonando a loro stesse le donne che ricorrono alla somministrazione della pillola, senza controllo medico e senza un sostegno psicologico». A dirlo è la senatrice di Fratelli d’Italia, Isabella Rauti, responsabile del Dipartimento Pari Opportunità Famiglia e Valori non negoziabili di FdI, che ha presentato un’interpellanza al ministro della Salute.

Rauti: «E’ aborto fai da te e violazione della Legge 194»

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Il ministro Speranza

«Nelle linee guida del ministro Speranza – continua la senatrice Rauti – tra le principali e più controverse novità introdotte c’è la possibilità di effettuare le interruzioni volontarie di gravidanza farmacologiche fino alla nona settimana di gestazione e ‘presso strutture ambulatoriali/consultori pubblici adeguatamente attrezzati, funzionalmente collegati all’ospedale ed autorizzati dalla Regione’. Previsione che è chiaramente esclusa dalla Legge 194, che non affida questo ruolo ai Consultori e anzi ne enfatizza la funzione di prevenzione per evitare, ove possibile, il ricorso all’aborto».

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«Inoltre – precisa la senatrice di FdI – vista l’impossibilità di prevedere le tempistiche abortive in relazione alla somministrazione farmacologica RU486, il Consiglio Superiore della Sanità fin dal 2004, ed anche in successivi pareri, ha previsto il ricovero ordinario di tre giorni per tutelare la salute della donna. Invece, con le nuove Linee Guida sarà possibile abortire al di fuori delle strutture ospedaliere, il che non costituisce un elemento di libertà ed emancipazione della donna come si vuole raccontare, quanto piuttosto un aumento dei rischi per la sua salute».

«Per questo FdI ribadisce la sua contrarietà a queste Linee guida che rappresentano, stavolta attraverso un atto amministrativo, una violazione della legge 194 ed una ‘banalizzazione’ dell’aborto, fatta sul corpo delle donne», conclude la senatrice Rauti.

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