Ballottaggio verso l’accantonamento, possibile il ritiro
Si avvicina il momento delle scelte finali sulla legge elettorale. Dopo settimane di confronto, il centrodestra lavora alle ultime limature del testo mentre il Senato si prepara ad avviare il voto sugli emendamenti. La giornata decisiva per mettere a punto l’intesa dovrebbe essere quella di domani, quando in tarda mattinata è attesa una nuova riunione tecnica della maggioranza. Il tempo a disposizione è ormai ristretto: entro giovedì il governo dovrà formulare i propri pareri e l’Aula di Palazzo Madama comincerà a pronunciarsi sulle proposte di modifica.
Il lavoro si concentra soprattutto su tre aspetti. Il primo riguarda il premio di maggioranza e, in particolare, la percentuale necessaria per ottenerlo. Alla Camera la soglia era stata inizialmente fissata al 40%, salvo poi salire al 42% anche dopo i rilievi di alcuni costituzionalisti, che avevano segnalato come, con un premio fisso, il 40% potesse non bastare ad assicurare una maggioranza a chi conquista il primo posto. Tra le ipotesi ora in discussione c’è una soluzione intermedia al 41%.
Il confronto sulle liste minori
Un altro capitolo riguarda il calcolo della cifra elettorale nazionale. Alla Camera, su proposta di Forza Italia, è stata introdotta la previsione che esclude dal conteggio le forze che restano sotto il 3%, la cosiddetta norma «anti-cespugli».
In commissione Affari Costituzionali sono però presenti due nuovi emendamenti sulla materia, nessuno dei quali porta la firma di Forza Italia. Il partito non vuole tornare alla formulazione originaria, che lasciava fuori dal calcolo soltanto i voti delle liste sotto l’1%, e punta invece a una soglia del 2%. Anche su questo punto l’accordo viene cercato per mercoledì. La questione resta per ora accantonata insieme agli altri passaggi politicamente più rilevanti. Non è escluso che, per chiudere definitivamente il confronto, possa rendersi necessario anche un passaggio tra i leader del centrodestra.
Ballottaggio verso l’accantonamento
Più definito appare invece il destino del ballottaggio. L’ipotesi di inserirlo nella legge elettorale aveva acquistato consistenza nei giorni scorsi, ma adesso sembra perdere terreno. Per questo appare molto probabile che Marcello Pera, senatore di Fratelli d’Italia, ritiri l’emendamento presentato sul punto. Il nodo, quindi, difficilmente arriverà al voto. Diversa la situazione per le altre modifiche, sulle quali il confronto resta aperto in vista dell’approdo in Assemblea.
A Palazzo Madama si prepara il passaggio in Aula
Nel frattempo la commissione procede con tempi dilatati. I lavori procedono a rilento per l’ostruzionismo delle opposizioni, che hanno avviato una maratona oratoria contro il provvedimento e continuano a contestarlo sia nel merito sia nel metodo, mentre restano ancora centinaia di emendamenti da esaminare. Per questo viene ormai considerato sostanzialmente certo che domani il testo arriverà in Aula senza mandato al relatore.
La conseguenza sarà la necessità di sottoporre nuovamente al voto dell’Assemblea anche gli emendamenti già approvati in commissione, compreso quello relativo alle preferenze. Il centrodestra punta dunque a utilizzare le prossime ore per completare l’intesa sui punti ancora da definire e arrivare alla fase delle votazioni con il quadro delle modifiche ormai delineato.




