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Conte non ci pensa a lasciare la mano. E che importa se avrà contro 17 Regioni, in ballo ci sono i 209 miliardi dell’Ue

Due settimane. Tanto è durato il silenzio di Giuseppe Conte. E tanti sono i giorni che ci dividono dalle elezioni regionali. Una casualità ma anche uno strano scherzo del destino che sembra quasi idealmente collegare i due eventi. Da un lato le regionali e dall’altro il futuro di questo governo e dello stesso premier Conte, che non potranno non incrociarsi.

Dopo due settimane di silenzio il premier Conte torna a parlare

Molto dipenderà dal risultato finale. E qui i pronostici sono tanti si va dal 3 a 3, al 4 a 2 oppure al 5 a 1. Chiaramente parliamo delle regioni che andranno al Centrodestra e quelle al Centrosinistra. E per una stranezza non viene mai considerata la settimana regione, la Valle d’Aosta, che dovrebbe andare nel computo.

Ma se il primo risultato, quello del pareggio, viene valutato alla stregua di un miracolo, il 4 a 2 è ritenuto il finale più probabile. Ed altrettanto è probabile che queste regionali impatteranno sul futuro del governo. Non necessariamente una caduta, ma come ha detto ieri in serata il vicesegretario del Pd, Andrea Orlando, «sicuramente necessario è un tagliando, fare il punto per aprire una fase oggettivamente nuova rispetto a quella che abbiamo alle nostre spalle».

Orlando apre all’ipotesi del rimpasto dopo le Regionali: «Necessario tagliando»

Andrea Orlando

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Fase nuova che significa anche gestione del Recovery Fund che con i suoi 209 miliardi di euro fa gola al Centrosinistra e che non ha alcuna intenzione di lasciare, nella programmazione e gestione, ad altri. Lo scrivemmo mesi fa quando si poneva il problema del mancato coinvolgimento dell’opposizione nel momento più grave della pandemia, e di un governo che andava avanti senza alcun confronto con le altre forze politiche.

Lo stesso Mattarella lanciò un appello in tal senso ma non se ne fece nulla. E già allora evidenziammo che tutto ruotava attorno al tema della gestione delle risorse e dei progetti per il rilancio con l’occhio puntato ai sondaggi. E a mesi di distanza e con in ballo 209 miliardi questo è ancora più vero, perché chi sarà capace di gestire al meglio questi fondi avrà la possibilità poi si sfruttarli sul piano elettorale.

Lo ha anche confermato il premier Giuseppe Conte quando alla Festa del Fatto Quotidiano per spiegare che «le regionali non avranno incidenza sul governo, è un contesto diverso», ha candidamente ammesso: «Non possiamo abbandonare il recovery fund». Ecco, questo è il grande bersaglio oltre la partita della Presidenza della Repubblica di questa maggioranza. Nessuno pensi a mettere in crisi il governo, anche se alla fine la maggioranza di governo si potrà trovare a governare tre Regioni su 20.

Conte: «Non possiamo abbandonare il Recovery Fund»

Viene poi da chiedersi con quale autorità, ma sarebbe più corretto dire coraggio e onestà, un governo così minoranza nel Paese possa presentare piani e progetti all’Ue, impegnando una cifra enorme, senza alcun coinvolgimento di quell’opposizione che dimostra, invece, di essere nel Paese la vera maggioranza.

E fa sorridere che il premier Conte per dare un volto a chi trama contro il suo governo la spieghi così: «Con 209 mld può esserci la tentazione, lo sento, non vivo nell’iperuranio, ci sono contesti, potentati che avrebbero molto da suggerire…». Non vivrà nell’iperuranio ma senza dubbio a Conte non manca la faccia tosta visto che governa con il Pd, che è diventato per eccellenza il partito dei potentati, dei burocrati e dell’alta finanza. Insomma, i potentati ce li ha al governo e non fuori.

E proprio per tutelare questi nel Pd da qualche tempo si è iniziato a parlare di rimpasto, al fine di evitare che il risultato delle regionali spazzi via il governo. Insomma, nessuna rigidità per essere facilmente flessibili e adattarsi a quello che accadrà. Non a caso quando vengono costruiti gli edifici antisismici questi per resistere al terremoto sono concepiti per oscillare e non per rimanere rigidi, così da assorbire le onde sismiche.

Il premier Conte così esorcizza l’ipotesi Draghi: «E’ stanco e vuole riposarsi»

Perciò, per assorbire l’onda d’urto del terremoto regionale la maggioranza dovrà essere capace di oscillare tanto senza spezzarsi e irrigidirsi. E questo lo sa benissimo Conte che, sempre alla festa del Fatto, per esorcizzare l’eventualità di un governo istituzionale a guida Mario Draghi ha parlato di un uomo «stanco, che voleva riposarsi, non si sentiva» quando gli avanzò l’ipotesi di guidare la Commissione Ue.

Parole che ieri tutti i giornali hanno pesantemente stigmatizzato, confermando quanto in realtà Conte tema l’eventualità di un governo istituzionale a guida Draghi, al quale naturalmente in segreto il Pd non chiude. Ma in virtù di quel principio dell’elasticità a cui bisognerà attenersi a dopo il voto delle regionali, al momento giusto il Pd lo farà valere.

Oggi su riunisce la Direzione nazionale del Pd

Partito DemocraticoPd che proprio oggi riunirà la sua Direzione nazionale. Punto principale dell’agenda dei lavori il referendum costituzionale. Scontata, a meno di sorprese dell’ultimo minuto, la decisione di sostenere il sì riconoscendo però la possibilità di un voto difforme. Una decisione che, argomenterà Zingaretti, è frutto dell’intesa raggiunta in Commissione sulla riforma della legge elettorale e di quel patto siglato un anno fa al momento della nascita del governo Conte bis.

Difficile che ci siano contestazioni, ma dietro le quinte monta l’amarezza contro Nicola Zingaretti. Sono in tanti a ritenere quello sul referendum l’ennesimo passo falso di una segreteria che in un anno di governo ha raccolto pochissimo, se non nulla. Lo certificano i sondaggi che da un anno a questa parte danno il Pd bloccato al 20 per cento e incapace a schiodarsi da questi numeri.

Meloni e Salvini: «Il 7 a 0? Non è un obiettivo così distante»

Sul fronte del Centrodestra, Giorgia Meloni e Matteo Salvini continuano la loro campagna elettorale. Mentre più defilata Forza Italia che orfana di Silvio Berlusconi ricoverato al San Raffaele per Covid assiste quasi con sguardo compassato.

Centrodestra
Giorgia Meloni e Matteo Salvini

Ieri Giorgia Meloni era nelle Marche e rispondendo indirettamente al premier Conte ha detto che «quelli che dicono che le regionali non hanno valenza nazionale e non hanno ripercussioni, sono quelli che stanno per perdere. Storicamente è così. A Conte non frega nulla dei cittadini». E sul risultato finale di queste regionali e che il Centrodestra possa fare ‘cappotto’, cioè 7 a 0, spiega: «Il nostro obiettivo è vincere in tutte le Regioni in cui ci siamo candidati e non lo considero neanche un obiettivo così distante».

A parlare di 7 a 0 è invece direttamente Matteo Salvini dalla Puglia: «Quello che mi pongo come obiettivo è il 7 a 0». E sul governo Conte il leader della Lega è chiaro: «Questo Paese rischia di morire di non decisione. Non puoi avere al governo uno che dice sì e uno che dice no. Mi auguro che L’Italia torni a decidere. Il Paese scelga qualcuno che si prende la responsabilità di scegliere».

Come detto ancora 14 giorni e poi sarà più chiaro il destino del governo e, anche, della stessa Legislatura.

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