Corruzione al Comune di Caserta, indagini chiuse per assessori e altri 9

L’indagine ha provocato un terremoto politico

Avviso di chiusura indagini per l’ex vicesindaco di Caserta Emiliano Casale e l’ex assessore comunale ai lavori pubblici Massimiliano Marzo, coinvolti nell’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere su un giro di appalti pubblici dati in cambio di voti (comprati per 50 euro) e tangenti.

L’avviso è stato firmato dai pubblici ministeri sammaritani Armando Bosso e Giacomo Urbano ed è stato notificato anche agli altri nove indagati, cioè ai dirigenti del Comune di Caserta Franco Biondi e Giovanni Natale, al dipendente comunale Giuseppe Porfidia, a Magdi Khachermi, collaboratore dell’assessore Marzo, al geometra Gaetano Di Tora, agli imprenditori Gioacchino Rivetti, Gennaro Rondinone (figlio di Antonio, ritenuto vicino al clan camorristico Belforte di Marcianise), Raffaele Nunziante e Pasquale Marotta. Le accuse sono a vario titolo di corruzione elettorale, corruzione e falso.

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L’indagine ha provocato un terremoto politico al Comune di Caserta, con il sindaco Carlo Marino che proprio giovedì ha deciso di azzerare la giunta, da cui si erano dimessi già tre assessori. Per la Procura di Santa Maria Capua Vetere, l’ex vicesindaco Casale e l’ex assessore Marzo avrebbero promesso appalti ad alcuni imprenditori in cambio del voto alle elezioni comunali del 2021.

I lavori, relativi al verde pubblico e alla manutenzione nelle scuole, sarebbero stati poi affidati grazie all’intervento dei dirigenti comunali Biondi e Natale, firmatari di determine illegittime, e del dipendente Porfidia, che a loro volta avrebbero ottenuto diverse utilità, da lavori nelle proprie abitazioni al pagamento di una polizza assicurativa. Marzo avrebbe inoltre ottenuto dagli imprenditori anche l’acquisto di materiali edili presso la società di cui detiene il 50% delle quote, la Edil Marzo. L’inchiesta ha portato il 13 giugno scorso agli arresti domiciliari Marzo, i dirigenti Biondi e Natale, il dipendente Porfidia, l’imprenditore Rivetti, tutti poi rimessi in libertà dal Tribunale del Riesame di Napoli. Con l’avviso di chiusura indagini, la Procura si prepara a chiedere il rinvio a giudizio.

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