Riprogettare l’istruzione per salvare gli studenti abbandonati al loro triste destino di sottocultura

Nonostante le risorse finanziarie, il governo ha preso la decisione di non aumentare gli investimenti

Non se ne parla, oppure si pensa di superare indenni questi momenti (due anni). Mi riferisco alla grave crisi che attraversa l’istruzione italiana. Studi in Olanda, Francia e Usa già certificano le lacune accumulate in lockdown ed in Italia non va certamente meglio.

Tralasciando ciò che avviene negli altri Paesi vorrei concentrarmi sulla nostra terra. Tra dad, did, professori novax e docenti assenti per contagio gli studenti italiani sono abbandonati al loro triste destino di sottocultura.

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Il ministero dell’Istruzione è consapevole del problema? Non sembra, giacché al momento non ha deciso nulla vista anche l’assenza di una “mappatura” degli studenti italiani perché lo scorso anno non sono state svolte le cosiddette prove Invalsi (e quest’anno ancora non si conosce l’idea del MIUR).

Un’indagine IPSOS effettuata ad inizio gennaio per “Save the children” rileva che:

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  • 34mila studenti delle scuole superiori rischiano di alimentare il fenomeno dell’abbandono scolastico;
  • Il 35% ritiene che la propria preparazione scolastica sia peggiorata;
  • Per il 38% degli adolescenti la didattica a distanza è un’esperienza negativa; solo il 26% pensa che «tornerà tutto come prima».

Ma non è tutto. Nell’anno scolastico 2020/2021, un’indagine SDGs diffusa dall’ISTAT nel 2021 ha evidenziato il peggioramento delle competenze in Italiano e Matematica degli studenti dell’ultimo anno della scuola secondaria di primo e secondo grado.

Ancora dì più. Sempre secondo i dati diffusi da ISTAT nel 2020 soltanto il 27,6% dei giovani di 30-34 anni possiede una laurea o un titolo terziario, un livello tra i più bassi d’Europa.

L’Italia investe meno in “educazione”

Infatti i dati di Eurostat parlano chiaro. L’Italia è il Paese europeo che, in percentuale rispetto alla propria spesa pubblica (8%) investe meno in “educazione”, una categoria che comprende la scuola dell’obbligo, l’università, servizi sussidiari all’educazione e altri tipi di formazione. La media europea, pari al 10%, è raggiunta da Paesi a noi comparabili, escludendo quindi le eccellenze come ad esempio la Svizzera. E nonostante le risorse finanziarie messe a disposizione dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza il governo ha preso la decisione di non aumentare gli investimenti per l’istruzione, confermando quindi il nostro Paese in fondo alla classifica europea per la spesa in istruzione.

Dal mondo dell’industria e delle imprese si apprende la grande preoccupazione rispetto ad una sottovalutazione sulle carenze degli apprendimenti. Il ricorso alla Dad, oltre che sulle competenze, produrrà effetti negativi sui comportamenti.

L’augurio è che si delinei rapidamente un piano di recupero degli apprendimenti, la cui arretratezza unitamente alla bassissima natalità rischia una grave perdita di competitività sul mercato nei prossimi anni. Da cui sarà difficile riprendersi. Stiamo compromettendo il futuro di tanti giovani con determinate scelte errate da parte dei Governi degli ultimi vent’anni. In questi ultimi due anni il mondo ha vissuto una delle più gravi tragedie della storia. La reazione ha provocato cambiamenti rivoluzionari attesi per l’appunto anche nell’istruzione.

Occorre una riprogettazione dell’istruzione. Da non intendersi come rivoluzione dell’istruzione industriale, ma un’istruzione che sia di nuovo stile, adeguata alle sfide che il mercato propone quotidianamente ed ai veri talenti che si spera crescano all’interno dell’istituzione scolastica. Il Ministero deve prendere atto dì questa necessità. Per il futuro dei nostri giovani, per il bene dell’Italia.

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