Pedopornografia, materiale «raccapricciante» divulgato a pagamento: 3 arresti e 26 indagati

Durante l’operazione sono stati arrestati un sacerdote, un tecnico informatico e il creatore di un canale a pagamento

Migliaia di file dai contenuti definiti «raccapriccianti» dagli inquirenti, che in alcuni casi ritraevano vere e proprie violenze sessuali in danno di bambini in tenera età, sono stati sequestrati dalla polizia postale nell’ambito dell’operazione ‘meet up’ diretta dalla procura di Torino che ha portato all’arresto, tra gli altri, di un sacerdote della Diocesi di Benevento.

Con il prete sono stati arrestati anche un tecnico informatico 37enne residente in Piemonte e il creatore di un canale a pagamento che, sfruttando una nota piattaforma di messaggistica, veniva utilizzata per diffondere il materiale.

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Il materiale pedopornografico veniva divulgato previo pagamento di una somma di denaro che abilitava all’iscrizione al canale. L’arrestato in Puglia è il creatore del canale a pagamento oggetto dei primi accertamenti, un ragazzo all’epoca dei fatti minorenne. Nell’operazione sono 26 le persone indagate nei confronti delle quali sono stati eseguiti altrettanti decreti di perquisizione.

Perquisizioni in undici regioni d’Italia

L’attività, diretta dalla Procura di Torino e coordinata dal Servizio Polizia Postale e delle Comunicazioni – Centro Nazionale di Contrasto alla Pedopornografia Online, ha riguardato quasi tutto il territorio nazionale (Piemonte, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Puglia, Sicilia, Toscana, Umbria, Veneto), impegnando nelle perquisizioni 11 Compartimenti.

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Per effettuare tale attività, spiegano gli investigatori della polizia postale di Torino, è stato necessario un lungo lavoro di carattere preparatorio, consistente nella ricerca del rapporto di fiducia con gli interlocutori che di volta in volta si mostravano interessati allo scambio di materiale, «con un notevole sforzo mentale degli operatori nell’assunzione delle stesse vesti dei propri target». Il resto è stato possibile seguendo le tracce informatiche lasciate in rete dagli internauti.

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