Zone Economiche Speciali, funzionano se garantiscono deroghe non solo credito d’imposta

Mentre il Consiglio dei Ministri approvava la versione definitiva del Piano Nazionale di Ripartenza e Resilienza (PNRR), che prevede, tra l’altro, la razionalizzazione delle norme e delle procedure sul credito d’imposta e su altre agevolazioni alle imprese per l’acquisto di beni strumentali nuovi destinati a strutture produttive o di beni immobili situati nelle Zone economiche speciali (ZES) ubicate nel Mezzogiorno d’Italia, le tre Associazioni Manageritalia del Sud hanno discusso di “ZES.  Opportunità e sfide per il rilancio dell’economia del Mezzogiorno’”.

Le ZES sono regioni geografiche localizzate nel Mezzogiorno dotate di una legislazione economica di vantaggio. Ad oggi sono state istituite le seguenti ZES: Regione Campania; Regione Calabria; Ionica Interregionale nelle regioni Puglia e Basilicata; Adriatica Interregionale nelle regioni Puglia e Molise; Sicilia occidentale; Sicilia orientale; Regione Abruzzo. È in fase finale l’istituzione della ZES Regione Sardegna.

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Le conclusioni del webinair, che ha coinvolto istituzioni e business community, sono state molto critiche sullo stato dell’arte: l’attivazione delle ZES (Zone Economiche Speciali) nel Meridione non ha funzionato perché la legge che le ha istituite si è dimostrata molto complicata. Per i manager intervenuti al dibattito, lo strumento rimane valido e si è rivelato sinora un’ottima opportunità di sviluppo nei territori in cui è stato inserito, in altre parti del mondo: il Sud ha grandi potenzialità per attrarre investimenti industriali, purché ci sia una regia comune di attrazione degli investimenti.

Dove hanno avuto successo le ZES hanno potuto contare su forti deroghe alle regolamentazioni ambientali, degli appalti, e del lavoro capaci di attrarre campioni mondiali dei grandi business. Non solo, quindi, un po’ di credito d’imposta.

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Raccogliendo l’invito del Presidente del Consiglio a lavorare per affrontare una sfida sistemica, le Associazioni Manageritalia del Sud si sono confrontate tra loro in un primo confronto di natura tecnica, riservandosi di coinvolgere nei prossimi mesi interlocutori politici.

Sarà probabilmente l’occasione per discutere sull’operatività delle misure previste dal PNRR nel quale il Governo Draghi ha previsto, nel percorso di riforme, il rafforzamento delle Zone Economiche Speciali e ha programmato alla Missione 5 investimenti per 630 milioni di euro.

Il documento inviato a Bruxelles prevede tra le riforme quella del rafforzamento delle ZES. «La riforma punta a semplificare il sistema di governance delle ZES e a favorire meccanismi in grado di garantire la cantierabilità degli interventi in tempi rapidi, nonché a favorire l’insediamento di nuove imprese – si legge nella versione definitiva del PNRR.  La riforma riguarderà l’attività e i poteri del Commissario che avrà la titolarità del procedimento di autorizzazione unica e sarà l’interlocutore principale per gli attori economici interessati a investire sul territorio di riferimento.

Inoltre, per semplificare le procedure amministrative di insediamento delle imprese nelle aree ZES, si faciliterà la realizzazione del cd. “Digital One stop Shop ZES”, rafforzando così il potenziale di crescita dei territori target, accrescendone l’attrattività nei confronti delle imprese (anche straniere), con conseguente possibile impatto occupazionale».

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