La Nato secondo Trump: lui comanda, gli altri obbediscono. Ma l’Italia non si piega

Il tycoon attacca ancora Meloni: «Mi piace, ma sull’Iran ha sbagliato»

Donald Trump torna a prendersi la scena del vertice Nato, ma l’Italia sceglie di non farsi dettare tempi e toni dal presidente americano. Giorgia Meloni mantiene il canale aperto con Washington e difende una linea che non confonde alleanza con subordinazione.

Ad Ankara, chi pensava di contenere Trump riducendo al minimo la sessione di lavoro si è dovuto ricredere. Durante la visita a Recep Tayyip Erdogan, al presidente americano sono bastati circa trenta minuti per riaprire tutti i dossier più sensibili: il giudizio negativo sulla Nato, la Groenlandia, l’ipotesi di ritirare i soldati americani dall’Europa e il rapporto ormai meno solido con la premier italiana.

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Il punto di frizione più evidente resta la crisi con l’Iran. Trump ha accusato Italia, Francia e Germania di avergli «voltato le spalle» quando chiese sostegno. Poi ha parlato direttamente di Meloni: «È una brava persona, mi piace, ma ha sbagliato a rifiutare di aiutarci sull’Iran». Parole dure, anche se accompagnate da una formula personale che lascia aperto uno spiraglio di riavvicinamento.

Poche ore dopo, Meloni e Trump si ritrovano allo stesso tavolo alla cena dei leader Nato. Non siedono uno accanto all’altra, ma l’incrocio arriva dopo giorni di alta tensione. Con loro ci sono anche Erdogan, Mark Rutte, Friedrich Merz, Emmanuel Macron e Keir Starmer. Al rientro in hotel, la premier sceglie poche parole. Su Trump parla di «rapporti cordiali». Alla domanda su un possibile chiarimento dopo gli insulti degli ultimi giorni, chiude: «Vi ho già risposto».

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È la linea decisa da Palazzo Chigi: non replicare alle uscite del tycoon, non alimentare il botta e risposta, non trasformare il vertice in uno scontro personale. Nessun commento al meme sull’ordine restrittivo, nessuna reazione ufficiale nemmeno dopo l’ultimo affondo sull’Iran. «Non abbiamo commentato ieri, non lo faremo oggi», è la posizione confermata dal governo. Sul piano diplomatico, intanto, il dialogo con Washington prosegue: Antonio Tajani, arrivato ad Ankara con Guido Crosetto, incontra il segretario di Stato americano Marco Rubio.

Le distanze con Washington

Nel governo italiano resta prudenza verso Trump. Le sue parole non vengono lette come un vero segnale conciliante, ma come una pressione diretta su Meloni, unico leader citato esplicitamente nella conferenza stampa di Ankara. Il motivo del rapporto «guastato», secondo il presidente americano, è la posizione italiana sulla guerra in Iran.

Roma aveva dato disponibilità a partecipare allo sminamento di Hormuz dopo un eventuale cessate il fuoco, ma il quadro resta lontano da una soluzione, anche alla luce degli ultimi attacchi. A difesa della premier interviene Theo Francken, ministro della Difesa belga: «Abbiamo bisogno di Trump come alleato, ma non toccate Meloni. È la regina del centrodestra in Europa. È lei la leader».

La Turchia prova ad alleggerire il clima con la cosiddetta food diplomacy nella cena offerta da Erdogan e dalla consorte: patrimonio culinario come leva di dialogo e tavoli tondi per mettere tutti alla stessa distanza. Matteo Salvini invita a non caricare il confronto: fra Meloni e Trump «non c’è spazio per le polemiche», dice, «certo non da parte italiana. Le partite geopolitiche e internazionali sono troppe».

Libia, Ucraina e fronte europeo

Tra queste partite c’è la difesa del fianco Sud della Nato, inserita nella dichiarazione finale anche grazie alle pressioni italiane, secondo fonti diplomatiche. Il dossier centrale è la Libia, dove gli Stati Uniti considerano l’Italia uno degli interlocutori principali. Meloni cerca da tempo anche una sponda con la Turchia, che nel Paese nordafricano ha un ruolo stabilizzante e interessi energetici rilevanti, come Roma.

Più complicato resta il fronte ucraino. La mancata adesione italiana al Purl, il programma di acquisto di armi americane da destinare a Kiev, ha aumentato la distanza con Washington. In questa fase il sostegno italiano si concentra soprattutto sulle forniture energetiche, mentre altri partner della coalizione dei Volenterosi seguono una linea diversa.

La coalizione si riunirà lunedì sera a Parigi. Non è ancora certa la presenza di Meloni, attesa nel pomeriggio a Palermo per una commemorazione di Giovanni Falcone. Emmanuel Macron ha invitato i leader anche alla parata del 14 luglio, festa nazionale francese.

Sulla premier resta un punto interrogativo, mentre è confermata la presenza del presidente Sergio Mattarella. Sugli Champs-Élysées sfileranno rappresentanti degli eserciti dei Paesi partner. L’Italia sarà presente con un Gruppo bandiera, la formazione militare incaricata di custodire e trasportare le bandiere di guerra nei corpi istituzionali. La Francia avrebbe chiesto anche la partecipazione di mezzi italiani.

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