Senza leader, senza programma, senza centro: spunta un nuovo dilemma
Il centrosinistra somiglia sempre di più al gioco dell’oca: ogni volta che sembra avanzare di una casella, torna all’inizio. Non c’è ancora un leader, non c’è un programma, non è chiaro chi ci stia dentro. E ora, grazie alla nuova proposta di Giuseppe Conte, non c’è più nemmeno il nome.
Quello che fino a ieri veniva chiamato Campo largo, più per comodità che per entusiasmo, è tornato improvvisamente provvisorio. Il presidente del M5s ha messo sul tavolo una nuova formula, «Alleanza per la Costituzione e la democrazia», e ha riaperto il cantiere proprio sull’unica insegna che sembrava rimasta in piedi. Non era amata, non era brillante, non era risolutiva. Però serviva almeno a indicare il progetto. Adesso vacilla anche quella.
La vicenda, del resto, si inserisce in una lunga tradizione. Querce e ulivi, Rifondazioni, asinelli, unioni e perfino gioiose macchine da guerra hanno accompagnato la storia della sinistra e delle sue alleanze. Il Campo largo era l’ultimo nome della serie: aveva cominciato ad attecchire, anche se non piaceva davvero a nessuno. Poi sembrava superato da una definizione più generica, «i progressisti». Infine è arrivato Conte, e il tabellone è tornato alla casella iniziale.
La proposta di Conte e il gelo nel Pd
«Alleanza per la Costituzione e la democrazia» ha un tono solenne, istituzionale, quasi notarile. Il problema è che nel Pd non ha trovato grandi entusiasmi. E tra gli alleati, prima ancora di discutere il merito, è spuntata la premessa d’ordinanza: non si cominci a dire che il nome divide la coalizione. Una rassicurazione curiosa, perché di solito la si fa proprio quando il rischio esiste.
Angelo Bonelli, di Avs, ha accettato il gioco, ma senza sposare davvero la proposta. Il nome indicato da Conte «è un po’ troppo lungo e con un acronimo impronunciabile: Acd», ha osservato. Poi ha rilanciato: «Io propongo Alleanza per la pace e per il lavoro. O meglio, Alleanza per la pace e l’ambiente: Apa».
Subito dopo, però, Bonelli ha provato a riportare la discussione a una dimensione più leggera: «Ovviamente, il nome della coalizione non è un problema. E’ una questione di cui ora possiamo discutere anche con un po’ di leggerezza». Il punto vero, ha aggiunto, «resta il programma che ci stiamo impegnando a scrivere». E in effetti il programma resta lì, nella lista delle cose da fare, insieme al leader, al perimetro e adesso anche al nome.
Calenda trasforma le sigle in bersaglio
Carlo Calenda ha colto l’assist. Il segretario di Azione ha piazzato la sua stoccata: «Bello questo concorso. Posso partecipare? Propongo Alleanza Populisti Antioccidentali, è più corrispondente al vero».
Attacchi a parte, il nodo politico resta evidente. Le forze del centrosinistra devono ancora definire prima di tutto il perimetro dell’alleanza e il programma. Lo pensa anche Elly Schlein, che da tempo indica la Costituzione come faro della coalizione. Per questo la proposta di Conte può non essere lontana dal suo lessico politico. Ma un riferimento al «lavoro» potrebbe non dispiacerle: prima di arrivare alla guida del Nazareno, Schlein si confrontò sull’opportunità di aggiungerlo al nome del partito.
Sulla formula di Conte è arrivato anche il «vediamo» di Alessandro Onorato, con il suo Progetto civico. «Un’alleanza per la Costituzione è un’ottima proposta per unire tutta la nostra coalizione», ha detto. Poi ha aggiunto: «Come sono sicuro ce ne saranno tante altre». Un’apertura, dunque, ma senza chiudere la partita.
Per Onorato, «la vera sfida» è dimostrare «come la nostra Costituzione possa diventare concreta ed effettiva nella vita quotidiana degli italiani». Anche lui, quindi, considera il nome un tema secondario. Prima c’è da costruire la gamba di centro, che dovrebbe allargare il campo ma deve ancora trovare una forma riconoscibile.
Il centro cerca spazio, il trio prepara le piazze
Progetto civico ha già in programma un coordinamento con altre realtà d’area. Più Uno di Ernesto Maria Ruffini e il Psi di Enzo Maraio sembrano ben disposti. Il segretario di Più Europa Riccardo Magi, invece, procede con maggiore cautela.
Non mancano nemmeno le critiche. Vincenzo Spadafora, ex ministro e leader di Primavera, ha contestato il metodo di Onorato: «Onorato non sta costruendo un processo aperto. Sta provando a imporre una leadership prima di aver aperto una discussione vera». Insomma, anche la gamba centrista, prima di sostenere la coalizione, deve decidere come stare in piedi.
Per ora tiene il trio Pd, M5s e Avs, impegnato sugli appuntamenti dell’8 e del 15 luglio a Napoli e a Padova. Due piazze per parlare del progetto del Campo largo. O dell’Alleanza per la Costituzione e la democrazia. O dell’Alleanza per la pace e l’ambiente. Il centrosinistra, intanto, resta lì: molte sigle possibili, poche certezze definitive.




