Amministrative, Elly Schlein sogna: l’accozzaglia non basta a vincere

Le urne ridimensionano il mito dell’ammucchiata vincente

Elly Schlein prova a leggere le amministrative come una spinta verso il futuro. Il problema è che il presente le ha appena presentato il conto: quando il campo largo diventa un’accozzaglia con tutti i partiti dentro, non è detto che gli elettori si mettano in fila per applaudirlo.

La segretaria del Pd commenta il voto rivendicando «nel complesso» i «buoni risultati in Toscana», con le vittorie al primo turno a Prato e Pistoia, e in Emilia-Romagna. Nella mappa dem finiscono anche la Campania, «a partire da Avellino», la Puglia, con la «netta riconferma di Andria», e Mantova, dove il risultato è arrivato «su percentuali alte».

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Fin qui il racconto del bicchiere pieno. Anzi, larghissimo. Schlein sostiene che il voto, pur con «tutte le specifiche del caso» perché si tratta di consultazioni locali, confermi una tesi: «Quando siamo uniti come campo progressista siamo competitivi e lo saremo anche alle prossime elezioni politiche».

Peccato che, mentre la segretaria dem accarezza il sogno del campo largo, le urne abbiano lasciato sul tavolo più di un promemoria piuttosto ruvido. A Venezia, il senatore Pd Andrea Martella guidava un’alleanza larghissima, una sorta di accozzaglia elettorale con dentro riformisti, sinistra radicale e Rifondazione, convinta di poter strappare la città al centrodestra già al primo turno. Il risultato, però, non ha seguito la sceneggiatura.

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Schlein ammette che «a Venezia» il centrosinistra sapeva «che non sarebbe stato facile dopo 11 anni di governo della destra» e riconosce che «l’unità di un’ampia alleanza di centrosinistra non è bastata a vincere». Ringrazia comunque Martella «per il lavoro unitario» e «per l’impegno messo nella campagna elettorale».

Ma il sogno non si è incrinato solo in laguna

A Reggio Calabria il centrodestra ha conquistato la città dopo 12 anni di centrosinistra a guida Falcomatà. A Fermo, invece, Alberto Maria Scarfini, candidato civico di centrodestra, ha vinto al primo turno. Senza contare le tante città fino a oggi amministrate dal centrosinistra e finite al ballottaggio.

Alla fine, il dato politico più evidente è che la vera roccaforte del centrosinistra resta la Campania, e più segnatamente la provincia di Napoli. Fuori da quel perimetro, il racconto della grande avanzata progressista diventa molto meno solido e il sogno di Schlein somiglia sempre di più a una narrazione buona per tenere insieme le sigle, non sempre per convincere gli elettori.

E sulla presunta bontà del campo largo, tanto esaltata dalla leader dem, è arrivata anche la musata di Salerno: lì l’ex governatore dem Vincenzo De Luca ha vinto senza il simbolo del Pd e senza il M5S, che aveva candidato un proprio aspirante sindaco. Una vittoria fuori dallo schema predicato da Schlein, e proprio per questo ancora più fastidiosa per il racconto dell’alleanza come unica formula vincente.

La chiusura della segretaria resta istituzionale, con l’augurio di «buon lavoro ai nuovi sindaci e consiglieri eletti in tutta Italia». Ma il dato politico resta meno comodo della narrazione: il campo largo viene celebrato come formula competitiva, mentre alcune urne continuano a ricordare al Pd che mettere tutti i partiti dentro la stessa accozzaglia non significa automaticamente costruire una proposta vincente.

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