Pressioni anche sull’organizzazione di un funerale
Raid armati, attentati e pressioni sulle attività economiche per riaffermare la forza del clan. È il quadro dell’inchiesta che ha portato il gip di Napoli Nord a disporre il carcere per otto presunti appartenenti alla fazione Zagaria dei Casalesi. Il giudice non ha convalidato i fermi di pm emessi nei giorni scorsi dalla Direzione distrettuale antimafia di Napoli, ma ha comunque applicato la custodia cautelare in carcere nei confronti di tutti gli indagati.
Agli otto vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere di stampo camorristico, pubblica intimidazione con uso delle armi, illecita concorrenza con violenza o minaccia, estorsione, violenza privata e porto e detenzione di armi e materiale esplodente.
I provvedimenti precautelari erano stati emessi, come spiegato in una nota firmata dal procuratore aggiunto Michele Del Prete, «alla luce della crescente escalation delle condotte aggressive riscontrate», ritenute finalizzate «a consolidare e rafforzare il proprio potere sul territorio».
Il riferimento degli inquirenti è ai gravi episodi intimidatori registrati tra febbraio e marzo. La sequenza sarebbe culminata con i colpi d’arma da fuoco esplosi contro un’abitazione di Casapesenna, successivamente presa di mira anche con un attentato dinamitardo. A contribuire all’allarme sociale sarebbero stati inoltre altri raid compiuti contro una pizzeria e una cornetteria.
Tra gli episodi ricostruiti nell’indagine figura anche quello ai danni del titolare di un’impresa funebre. L’imprenditore sarebbe stato costretto con la violenza a cedere l’organizzazione di un funerale a una ditta ritenuta riconducibile al clan Zagaria. Secondo quanto documentato dagli investigatori, il titolare avrebbe dovuto consegnare alla società indicata anche il denaro già ricevuto dalla famiglia del defunto.




