Il Volturno: il fiume dalle acque ribelli

In latino «Vulturnus» e «Olotronus», o più comunemente Volturno, con i suoi 175 chilometri di lunghezza e un bacino piuttosto esteso, è considerato uno dei più importanti fiumi del Meridione. Nasce in Molise e attraversa le province di Caserta e Benevento, in Campania, sfociando nel mar Tirreno presso Castel Volturno.

Il fiume ribelle del Meridione

Il suo principale affluente è il fiume Calore che, assieme ai fiumi San Bartolomeo, Rava, Lete e ad altri torrenti, accresce ulteriormente la sua portata. Considerato un fiume ribelle, tanto da essere chiamato in passato dagli storici «Volturnux rapax» o «Volturnus celer» a causa delle inondazioni, già ai tempi di Diocleziano quest’ultimo predispose degli argini proprio per limitare il suo andamento selvaggio.

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Come ogni storia che si rispetti, anche intorno al Volturno si aggirano diverse leggende. Tutto partì con gli Etruschi, che circa 2.600 anni fa frequentavano l’alta Campania. Questo popolo era affascinato dalla potenza di queste acque e decise di dargli un volto.

La divinità etrusca e il mito del Volturno

Il fiume avrebbe preso il nome dall’omonima divinità etrusca, un’entità furiosa che venne annessa al pantheon romano al termine dei conflitti con quel popolo. Secondo l’archeologo Francesco Nicosia, tale divinità veniva descritta dagli storici antichi come una creatura mezzo uomo e mezzo bestia, che solitamente contaminava le campagne con il nefando che gli fuoriusciva dalla bocca.

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Col tempo, questo mostro si acquietò e divenne un alleato della razza umana, trasformandosi in un corso d’acqua azzurro, rendendo feconde le terre e popolando il luogo di animali e foreste. C’è stato chi ha associato la figura del dio Volturno al vento, tanto che lo studioso Georges Dumézil asserì che questa creatura indicasse il vento che si muoveva da oriente.

San Castese e l’approdo alla foce

Un’altra leggenda, invece, racconta la storia di San Castese, che venne perseguitato nella sua patria perché non si era voluto arruolare nell’esercito e fu costretto a imbarcarsi su una nave diroccata affinché vi morisse affogato. Il volere divino, però, salvò l’uomo, che approdò alla foce del Volturno, dove avrebbe svolto il suo magistero di vescovo e creato una stabile comunità cristiana.

La leggenda di Plistica e il Sanguineto

Una storia molto triste, invece, narra dell’antica città di Plistica, che fu rasa al suolo dai Sanniti durante le guerre sannitiche. Le vittime furono talmente tante che dalle montagne scese verso il corso d’acqua tanto sangue che il luogo sottostante fu chiamato Sanguineto e il Volturno si tinse di un rosso acceso.

Ancora oggi il fiume presenta una sorta di dualità: se una parte di esso è inquinata e contaminata, nell’altra metà, partendo dal Molise sino agli Appennini, si possono ammirare le sue pure, blu e meravigliose acque.

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