Le misure restano congelate in attesa dell’appello
Le sanzioni contro Francesca Albanese sono state fermate in via temporanea da un giudice distrettuale americano. Il provvedimento riguarda le misure adottate nel 2025 dall’amministrazione Trump nei confronti della relatrice speciale dell’Onu sulla Palestina.
La decisione arriva dal Tribunale del District of Columbia e non chiude il caso, che resta in attesa della sentenza definitiva sull’appello. A renderla pubblica è stata la stessa Albanese, con un messaggio su X nel quale ha collegato il pronunciamento al tema della libertà di parola: «Tutelare la libertà di parola è sempre nell’interesse pubblico. Grazie a mia figlia e a mio marito per essersi fatti avanti per difendermi, e a tutti coloro che hanno aiutato finora. Insieme siamo Uno».
La vicenda aveva assunto anche un rilievo politico in Italia, dove la sinistra aveva espresso sostegno alla relatrice Onu. Dopo la sospensione delle misure, dalle opposizioni sono arrivati commenti favorevoli e nuove sollecitazioni al governo.
Il nodo del Primo Emendamento
Secondo la lettura più plausibile della decisione, il giudice distrettuale Richard Leon ha ritenuto che l’amministrazione Trump possa aver violato i diritti garantiti ad Albanese dal Primo Emendamento. Le misure, infatti, sarebbero state collegate alle sue prese di posizione critiche nei confronti di Israele.
Nel suo incarico di relatrice speciale dell’Onu sulla Palestina, Albanese ha accusato Israele di «genocidio» e di violazioni dei diritti umani nella Striscia di Gaza. Ha inoltre indicato alla Corte Penale Internazionale alcuni funzionari israeliani per un eventuale processo, tra i quali il premier Benyamin Netanyahu.
Le sanzioni erano state disposte sulla base di un ordine esecutivo firmato da Donald Trump. Quel provvedimento autorizzava il dipartimento di Stato a sanzionare chiunque sostenesse l’azione della Corte Penale Internazionale per crimini di guerra contro il governo israeliano.
Nel parere motivato, composto da 26 pagine, Leon, nominato dall’ex presidente George W. Bush, ha scritto che «se Albanese si fosse invece opposta all’azione della Cpi contro cittadini Usa e israeliani, non sarebbe stata inserita nell’elenco delle persone sanzionate». Da qui il passaggio centrale del ragionamento del giudice: «Pertanto, l’effetto della designazione di Albanese è quello di ‘punire’ e, di conseguenza, di ‘reprimere le espressioni sgradite’». La sospensione, però, resta temporanea. Il tribunale ha concesso l’appello dopo aver valutato l’esistenza dei presupposti e la possibilità che possa avere successo.
Le opposizioni italiane
In Italia, Nicola Fratoianni ha definito la decisione «una buona notizia» e «una decisione importante. Per Francesca, certo. Ma anche per tutte e tutti noi. Perché colpire una relatrice speciale Onu per il suo lavoro significa mettere in discussione il diritto internazionale e mandare un avvertimento a tutte le persone solidali con la Palestina».
Il leader di Avs ha poi criticato il governo Meloni: «Oggi possiamo tirare un sospiro di sollievo, ma non per questo dobbiamo abbassare la guardia. Perché questa vicenda non sarebbe mai dovuta accadere. E perché in tutto questo tempo il governo Meloni non ha trovato la forza, il coraggio, la dignità istituzionale di difendere una cittadina italiana, vittima di un governo straniero».
Anche il M5s ha espresso solidarietà. Alla Camera, il deputato Arnaldo Lomuti ha collegato il tema alla missione della Flotilla verso Gaza, annunciando la presenza di un parlamentare pentastellato nell’ultima tappa: «Oggi riparte la Flotilla, da Marmaris, senza nessuna protezione istituzionale se non quella di un nostro collega del M5s, Dario Carotenuto, che oggi si è unito alla missione umanitaria». Sul fronte del Pd, la vicepresidente del gruppo alla Camera, Valentina Ghio, ha chiesto al ministro degli Esteri Antonio Tajani «come intenda tutelare i cittadini italiani impegnati nella nuova missione della Flotilla».
Tajani, interpellato sulla sospensione delle sanzioni ad Albanese, ha evitato di entrare nel merito del provvedimento: «Mica devo commentare le decisioni di ogni tribunale nel mondo». Alla contestazione delle opposizioni, secondo cui l’esecutivo non avrebbe fatto abbastanza per proteggere una cittadina italiana, ha risposto: «Le opposizioni possono sempre dire quello che vogliono in democrazia».




